Esplorazione idrocarburi e sisma Emilia: le conclusioni del rapporto ICHESE

Un "no" deciso e un "nì": queste le risposte contenute nel rapporto ICHESE, la Commissione incaricata di far luce su possibili relazioni tra attività di esplorazione idrocarburi e aumento della sismicità in Emilia. Scagionato il sito di stoccaggio gas di Rivara, mentre non si esclude che la concessione di sfruttamento idrocarburi di Mirandola possa aver contribuito a 'innescare' l'attività sismica

I terremoti del maggio 2012, che ferirono nel profondo il cuore produttivo dell'Emilia, fecero sorgere diverse domande e ipotesi sulla loro genesi, e tante erano le teorie, le storie strampalate, le mezze verità e le evidenze scientifiche  che in quel doloroso e faticoso post-sisma  circolavano fra  gli amministratori e gli abitanti attoniti che, fino al allora, si erano sentiti al sicuro, perchè "la nostra non è un'area sismica".
Arresi all'evidenza di quanto fosse errato quel convincimento, sin da subito si è cercato di capire se all'origine del disastro potessero esserci anche cause terze o concorrenti, con particolare riferimento alla presenza nelle zone colpite dal sisma di attività che avrebbero potuto provocare sismicità indotta, quali indagini invasive nel sottosuolo, perforazioni profonde, immissioni di fluidi, stoccaggio di idrocarburi, ecc.

L’11 dicembre 2012 quindi, con decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile e su richiesta del Commissario delegato per la ricostruzione dell’Emilia-Romagna, Presidente Vasco Errani, è stata istituita la Commissione scientifica internazionale  ICHESE (International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region) a cui è stato affidato l'incarico di valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio emiliano colpito dai terremoti di maggio 2012, e di produrre un rapporto che rispondesse  ai seguenti quesiti:
1. E' possibile che la crisi emiliana sia stata innescata dalle ricerche nel sito di Rivara, effettuate in tempi recenti, in particolare nel caso siano state effettuate delle indagini conoscitive invasive, quali perforazioni profonde , immissioni di fluidi, ecc.?
2. E' possibile che la crisi emiliana sia stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir, in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012?  
La Commissione, composta da esperti nei settori della tettonica, sismologia, tecnologia delle perforazioni, sismicità indotta e attività di esplorazione e stoccaggio degli idrocarburi, ha eseguito sopralluoghi nei territori colpiti dal sisma e ha sentito le compagnie che hanno operato o operano nel territorio interessato dalla sequenza sismica, prendendo visione dei dati messi a disposizione e ieri, 15 aprile, a Bologna è stato presentato il rapporto con la risposta ai due quesiti. Il rapporto, redatto in lingua inglese, è stato reso disponibilie on line dalla regione Emilia Romagna (http://geo.regione.emilia-romagna.it/gstatico/documenti/ICHESE/ICHESE_Report.pdf); il capitolo delle conclusione è tradotto anche in lingua italiana.

Per le sue valutazioni la Commissione ICHESE ha definito un'area di interesse di circa 4000 km2, su cui sono presenti tre concessioni di sfruttamento per idrocarburi:
in provincia di Ferrara, il campo geotermico di Casaglia
in provincia di Bologna, il giacimento di stoccaggio di gas naturale di Minerbio situato al margine sud - est dell’area .
in provincia di Modena, concessione di sfruttamento di idrocarburi di Mirandola (con incluso il campo di Cavone), Spilamberto e Recovato, e l’area del progetto Rivara, per un sito di stoccaggio di gas naturale in acquifero.

Ed  proprio a quest'ultimo (Rivara) che si riferisce il primo quesito, al quale la Commissione ha risposto con un NO deciso. "Dopo aver analizzato la documentazione fornita dalla Compagnia Independent Gas management - si legge infatti nel rapporto -  e preso visione della dichiarazione del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il quale ha certificato che non era stata concessa alcuna autorizzazione per attività minerarie e che non risulta sia stata effettuata alcuna attività di esplorazione mineraria negli ultimi 30 anni, la Commissione ritiene che la risposta al primo quesito sia NO".

Per quanto riguarda invece il secondo quesito la materia è più delicata:  "lo studio effettuato - spiega  ICHESE - non ha trovato evidenze che possano associare la sequenze sismica del maggio 2012 in Emilia alle attività operative svolte nei campi di Spilamberto, Recovato, Minerbio e Casaglia, mentre non può essere escluso che le attività effettuate nella Concessione di Mirandola abbiano avuto potuto contribuire a innescare la sequenza". Un terremoto si definisce 'innescato' quando una piccola perturbazione generata dall’attività umana è sufficiente a spostare il sistema da uno stato quasi-critico ad uno stato instabile. L’evento sismico sarebbe comunque avvenuto prima o poi, ma probabilmente in tempi successivi e non precisabili. In altre parole, il terremoto viene stato anticipato. In questo caso lo sforzo perturbante "aggiunto" è spesso molto piccolo in confronto allo sforzo tettonico pre-esistente.

"L’attuale stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate - conclude quindi il  rapporto  -  non permettono di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento di idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito a 'innescare' l’attività sismica del 2012 in Emilia. Pertanto sarebbe necessario avere almeno un quadro più completo possibile della dinamica dei fluidi nel serbatoio e nelle rocce circostanti al fine di costruire un modello fisico di supporto dell'analisi statistica".

Oggi la società Gas Plus (che gestisce gli impianti di Mirandola), è stata convocata al Ministero dello sviluppo economico, per stabilire le modalità operative del programma di monitoraggio sul campo, che sarà avviato subito e che prevederà che l'attività degli impianti sia finalizzata non alla produzione ma alla ricerca scientifica, alla acquisizione di nuovi dati e misure nei pozzi, ad aggiornare e ampliare il modello geodinamico del sottosuolo a mettere a punto nuovi sistemi di monitoraggio, secondo le raccomandazioni espresse dalla stessa Commissione Ichese.
Sino alla acquisizione dei risultati delle azioni, la Regione ha deciso di estendere la sospensione in tutta la regione di qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione.

"La predizione dei terremoti è come la ricerca del Santo Graal alla quale si sono dedicate generazioni di studiosi" conclude la commissione ICHESE, che però richiama ai concetti di prevenzione e di monitoraggio sistemico edi gestione del rischio: "Va considerato - si legge in concusione di rapporto - che tutto l’orogene appenninico sottostante la pianura padana è sismicamente attivo ed è quindi essenziale che alle attività produttive vengano associate azioni appropriate che contribuiscano a gestire il rischio sismico inerente queste attività".
E raccomanda: "Nuove attività di esplorazione per idrocarburi o fluidi geotermici devono essere precedute da studi teorici preliminari e di acquisizione di dati su terreno basati su dettagliati rilievi 3D geofisici e geologici. Le attività di sfruttamento di idrocarburi e dell’energia geotermica, sia in atto che di nuova programmazione, devono essere accompagnate da reti di monitoraggio ad alta tecnologia finalizzate a seguire l’evoluzione nel tempo dei tre aspetti fondamentali: l’attività microsismica, le deformazioni del suolo e la pressione di poro. Queste reti dovrebbero essere messe in funzione al più presto, già quando si attende la concessione, in modo da raccogliere informazioni sulla sismicità ambientale precedente all’attività per il più lungo tempo possibile. Il monitoraggio micro-sismico può fornire indicazioni sulla attività delle faglie e sui meccanismi di sorgente che possono essere utili alla caratterizzazione delle zone sismogeniche. Il monitoraggio sismico dovrebbe essere effettuato con una rete locale dedicata capace di rilevare e caratterizzare tutti i terremoti di magnitudo almeno 0,5 M L . Le deformazioni del suolo devono essere rilevate principalmente con metodi satellitari. Dovrebbero essere utilizzate tecnologie interferometriche (INSAR) e GPS che permettono di identificare processi di subsidenza con una risoluzione di alcuni millimetri all’anno. La pressione dei fluidi nei serbatoi e nei pori delle rocce deve essere misurata al fondo dei pozzi e nelle rocce circostanti con frequenza giornaliera".
"Infine - conclude la Commissione - utilizzando l'esperienza di altri casi simili nel mondo e le caratteristiche geologiche e sismotettoniche dell'area in studio, deve essere generato un sistema operativo 'a semaforo', e devono essere stabilite le soglie tra i diversi livelli di allarme".



Patrizia Calzolari