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Iachetta, responsabile protezione civile UNCEM: "Il piano straordinario sul rischio idrogeologico è un'esigenza nazionale"
"La debolezza e la fragilità dei nostri sistemi territoriali soprattutto in montagna è sotto gli occhi di tutti". "Interessante l'idea del fondo sul rischio idrogeologico, ma il Fondo regionale di Protezione civile va assolutamente ripristinato". Nostra intervista a Marco Iachetta, responsabile protezione civile UNCEM
Martedi 23 Febbraio 2010 -
Dott. Iachetta, in seguito al congresso nazionale dell'UNCEM come comunità montane avete espresso l'auspicio che venga fatto un piano straordinario sul rischio idrogeologico che consentirebbe di creare nuovi posti di lavoro bonificando e salvaguardando il territorio. In che modo pensate si possa realizzare?

"Innanzitutto il piano straordinario è un'esigenza nazionale dove tutti gli aventi titolo, tutti coloro che possono portare risorse, conoscenza e professionalità devono essere coinvolti, perchè la debolezza e la fragilità dei nostri sistemi territoriali soprattutto in montagna ma conseguentemente anche in pianura è sotto gli occhi di tutti. Il primo punto è questo: fare un piano straordinario significa appunto mettere insieme tutte le energie. Il secondo punto è prendere esempio dalle realtà positive: dato che ci sono alcune realtà territoriali dove queste competenze e le questioni di prevenzione sono state fatte, come ad esempio l'Emilia-Romagna con il piano per la sicurezza del territorio relativo al triennio 2007-2009, o la Toscana, dove una disposizione di legge regionale prevede che le comunità montane siano quelle che fanno attività di prevenzione e mitigazione del rischio, se uno va a leggere cosa è stato fatto trova un set di interventi di prevenzione e di risposta all'emergenza molto importante, e di conseguenza questi sono due esempi che devono essere presi in considerazione anche da altre realtà dove la prevenzione è più carente. L'ultima cosa è che dato che noi dobbiamo lavorare in termini di cooperazione inter-istituzionale, sia verticale che orizzontale sul territorio, è necessario che laddove quelle comunità montane, che ricordo essere l'unico ente che si è autoriformato rispetto ad altri che sono rimasti intatti, si sono dimostrate efficienti è giusto che vengano date dalle regioni competenze anche su questo aspetto. In questo modo le comunità possono aiutare i piccoli comuni a rispondere meglio sia in emergenza ma soprattutto nella fase di prevenzione del rischio."

Anche l'Anci durante il convegno "Missione Abruzzo: un modello di intervento integrato di Protezione civile'' ha espresso la richiesta di un maggior coinvolgimento deli comuni e delle realtà locali nella tutela del territorio, magari attraverso degli accordi sulla colonna mobile regionale sulla formazione degli operatori. Da questo punto di vista chiedete anche voi una formalizzazione di questo impegno?

"Intanto dobbiamo distinguere due aspetti: un conto è la risposta all'emergenza dove operano le colonne mobili a seconda del livello di emergenza, se nazionale, regionale o locale, così come previsto dalla normativa 225/92. Un altro conto è un piano nazionale, articolato regione per regione, di riduzione del rischio idrogeologico, attraverso investimenti. In questo caso dobbiamo discutere di cabine di regia regionali, che includano le strutture tecniche che a tutti i livelli (regione, province, comuni, comunità montane) possono essere utilizzate, e di una regia a livello nazionale, che vuol dire includere il Ministero dell'Ambiente, Protezione civile, Presidenza del Consiglio dei Ministri, tutti quegli organismi che possono avere una voce sia per quanto riguarda le risorse sia per quanto riguarda l'autorevolezza di mettere tutti intorno ad un tavolo. E' necessario che ci siano luoghi di concertazione - così come ci sono in Emilia-Romagna e in Toscana - anche in altre realtà, facendo in modo che i piccoli comuni di montagna, che sono quelli che hanno più territori più fragili, siano aiutati dalle Regioni, dalle Province,dalle comunità montane a prevenire questi problemi. Se uno non li previene, il piccolo comune non ce la fa a resistere. Come farebbe poi a rispondere all'emergenza? Bisogna prevenire e fare in modo che i piccoli comuni abbiano aiuto, ciò che possono dare le comunità montane con i loro tecnici, ingegneri, biologi, architetti."

Per mettere in atto questo piano il governo ha stanziato nell'ultima finanziaria un miliardo per il rischio idrogeologico, fondo che condensa i contributi statali non versati nel 2009 e quelli per i tre anni successivi, ma allo stesso tempo ha abolito il Fondo regionale di Protezione civile per il 2009 e il 2010: secondo lei non sarebbe stato meglio mantenere la vecchia impostazione per riuscire ad aiutare le piccole comunità?

"Il Fondo nazionale di Protezione civile era destinato alle Regioni non solo per attività emergenziali ma anzi per finanziare tutte quelle azioni di prevenzione e di strutturazione dei servizi di protezione civile regionali come i centri operativi comunali, i centri operativi misti, le aree di accoglienza,le aree di ammassamento e la manutenzione mezzi. Tutte quelle attività che servono ai servizi e ai sistemi regionali locali per poter funzionare e questo va assolutamente ripristinato. Il fondo sul rischio idrogeologico è invece un'idea interessante se attraverso quel fondo - tramite la conferenza unificata - possono avere accesso nella distribuzione e nella scelta delle priorità le regioni e le comunità montane. Va benissimo un fondo sulla mitigazione del rischio idrogeologico e sulla messa in sicurezza, però le priorità vanno individuate regione per regione, attraverso un dialogo con le regioni e gli enti locali il cui strumento deve essere l'accordo di programma, perchè nell'accordo di programma ci sono tutti gli attori da coinvolgere."


(red - ev)
TAGS
| iachetta | uncem | rischio idrogeologico | protezione civile
Commenti [1] [+] aggiungi un commento
Aldo Cannavò - Domenica 13 Giugno 2010
Considerando l'emergenza idroecologica e la crisi economica generale,propongo un nuovo sistema brevettato che si può impiegare per mettere in sicurezza, in modo semplice ed economico, molti dei siti a rischio o dissestati che abbondano sul nostro territorio.
Sarò lieto di dare spiegazioni dettagliate a chi ne sia seriamente interessato.
Genova - aldocannavo@fastwebmail.it
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Marco Iachetta. (foto di Pietro Solmona, fotografo e volontario del Coord. Prot. Civ. Forlì-Cesena)
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