Coronavirus, Iss: "Segnali positivi ma non bisogna abbassare la guardia"

"Nessuno incontri nessuno in questi giorni di festa e non andate dai parenti, anche se abitano vicini". Questo il monito dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS)

"Nessuno incontri nessuno in questi giorni di festa e non andate dai parenti, anche se abitano vicini". Questo il monito dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) che raccomanda di scegliere piuttosto lo strumento delle videochiamate per mandarsi abbracci da lontano. "La curva del contagio segnala una situazione in decrescita: un segnale positivo, ma che non deve indurci ad abbassare la guardia", ha spiegato, infatti, Silvio Brusaferro, presidente dell'ISS nel commentare gli ultimi dati elaborati dall'istituto. "Ciò dimostra che le azioni sono efficaci nel rallentare la diffusione dell'epidemia nei diversi contesti dove la circolazione è diversa", aggiunge l'esperto. "Il dato della Lombardia - spiega - conferma il trend di cui parliamo, anche il Piemonte è coerente rispetto al trend identificato, come in Veneto dove c'è un dato coerente, in Emilia Romagna, in Regioni del Centro come le Marche dove c'era il focolaio di Pesaro: anche in questo caso il trend che vediamo è decrescente. Lo stesso in Regioni del sud come Calabria e Basilicata".

Le misure, anche in vista della fase 2 delle riaperture, "dovranno mantenete una scala nazionale, perchè le zone del paese che oggi sono 'bianche' perché non hanno casi, se non siamo attenti proprio al mantenimento delle restrizioni da bianche possono diventare rapidamente 'rosso intenso' soprattutto nelle piccole comunità", ha aggiunto.

"Si conferma il dato di letalità: la fascia d'età sopra i 70 anni paga un dazio molto elevato. L'età mediana dei decessi è di 80 anni e sono colpiti soprattutto i maschi, mentre le donne rappresentano solamente il 32%". "Questi dati - ha spiegato Brusaferro - sono relativi ad un campione di decessi, parliamo di quasi 1.500 cartelle cliniche, che dal punto di vista epidemiologico perà sono rappresentative dell'intera popolazione". "Le persone con molte patologie sono quelle più a rischio mortalità: quasi il 63% di chi è deceduto aveva più di tre patologie". ha detto Brusaferro. I dati confermano che avviene "un effetto trascinamento molto lungo fra il contagio e il decesso, pari a 2-5 settimane: questo trascinamento è la ragione per cui vediamo ancora un numero importante di morti".



L'Iss ha reso noto che sono 14.066 i casi confermati di Covid-19 in operatori sanitari al 9 aprile 2020. L'età media degli operatori colpiti è di 48 anni e nel 32,5% si tratta di uomini. Si tratta soprattutto di infermieri e ostetrici (2.027), operatori socio-sanitari (1.466), altri professionisti (1.102), medici ospedalieri (1.022), personale amministrativo (147), medici di medicina generale/pediatri di libera scelta (117) e altri medici (335). Il setting assistenziale dove si è verificata l'infezione è quello ospedaliero/118 (840), assistenza specialistica ambulatoriale (141), assistenza residenziale (370), case di riposo (467).

"I numeri nelle Rsa sono molto cresciuti", ha detto il presidente dell'Iss. I numeri, ha sottolineato, sono legati al tasso di risposta ai questionari e rappresentano un po' tutta l'Italia. In Lombardia i decessi nelle Rsa sono stati circa 1822. "In alcune zone la mortalità è cresciuta durante le settimane di picco dell'infezione mentre era presente comunque una mortalità legata ai picchi influenzali tra gennaio e febbraio e anche questa ha avuto una sua importanza in termini di mortalità", ha concluso.


A diffondere il contagio nella prima 'zona rossa' della Lombardia "hanno contribuito in modo determinante la grande densità abitativa, la stretta interconnessione e la grande mobilità tra le aree". ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità, sottolineando come "non a caso i primi contagi in altre zone del Paese spesso sono stati legati a persone provenienti da quella stessa zona".

red/mn

(fonte: Ansa, Dire, Adnkronos)