Un tratto del Piave a San Donà (Fonte foto: Wikipedia)

Il progetto dell'ANBI per combattere la desertificazione in Veneto

Secondo gli esperti, rinvigorie il contenuto di sostanza organica nei terreni "è l'unico approccio possibile"

In Italia ci sono aree in cui, a causa della crisi climatica e di pratiche agronomiche forzate, la percentuale di sostanza organica, contenuta nel terreno, è scesa al 2%, soglia per la quale si può iniziare a parlare di deserto; secondo il C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche), le aree a rischio sono il 70% in Sicilia, il 58% in Molise, il 57% in Puglia, il 55% in Basilicata, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%.

A evidenziare il preoccupante dato, che indica il 20% del territorio italiano in pericolo di desertificazione, è l'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), annunciando la sperimentazione avviata in località Fiorentina a San Donà di Piave, nel veneziano, dove in un podere monitorato sono state distribuite le matrici organiche, preliminari alla preparazione del letto di semina della soia; l'appezzamento è stato suddiviso in varie parcelle, su cui sono stati distribuiti quantitativi differenti di compost e digestato secco, allo scopo di verificare la risposta del terreno, una volta avviata la coltivazione.

Ogni territorio per combattere la desertificazione può utilizzare strategie e strumenti diversi. E quello di ANBI è un programma sperimentale, che vede la collaborazione fra Consorzio di bonifica Veneto Orientale e Università di Padova (Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente) per verificare come l'impiego di pratiche agronomiche meno impattanti sui suoli possa rinvigorirne il contenuto di sostanza organica, che anche in vaste aree del Veneto Orientale è sceso a livelli preoccupanti. "La qualità ambientale è uno dei temi dell'azione dei Consorzi di bonifica - commenta Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI - per questo, abbiamo il dovere di impegnarci per invertire una tendenza preoccupante ed evitarne le conseguenze. Va sottolineato che un terreno ricco di sostanza organica è un suolo naturalmente fertile, che trattiene meglio l'umidità e ha minor necessità di irrigazione."

La desertificazione, causata da condizioni climatiche ma anche antropiche, rappresenta l'ultimo stadio di degrado del suolo con conseguente perdita di produttività biologica e geologica, nonché annullamento dei servizi ecosistemici forniti dal terreno, causandone alterazioni difficilmente reversibili, che comportano l'impossibilità di gestire economicamente attività di agricoltura, silvicoltura e zootecnia.

"Un terreno vivo drena meglio l'acqua, aumentando la sicurezza idrogeologica - aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - Per questo, l'utilizzo di ammendanti naturali è una scelta virtuosa non solo in termini di qualità e biodiversità, ma come importante tassello per incrementare, assieme alle nuove infrastrutture idriche di cui si stanno aprendo i cantieri, la resilienza del territorio alle conseguenze dei cambiamenti climatici. In Italia va superata la cultura dell'emergenza, che costa mediamente 7 miliardi all'anno in ristoro dei danni."

"Questo approccio - conclude Giorgio Piazza, Presidente del Consorzio di bonifica Veneto Orientale - è l'unico possibile per poter rispondere in modo economicamente ed ambientalmente sostenibile alle sfide, che l'evidente mutamento climatico ci sta ponendo."


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red/gp


(Fonte: Dire)