162mila tonnellate in 25 anni:
gli idrocarburi nei nostri mari

Tolleranza zero: le proposte di Legambiente per scongiurare il rischio marea nera nei mari italiani. Domani mobilitazione "E-OFF" per riportare l'attenzione sul disastro ambientale in Sardegna

Tolleranza zero per quanto riguarda gli sversamenti di idrocarburi nel Mediterraneo. È la richiesta avanzata da Legambiente durante la conferenza "Disastro ambientale nel Golfo dell'Asinara: superare l'emergenza", che si è svolta lo scorso sabato, durante la quale è stata sottolineata la necessità di trovare una soluzione valida per scongiurare definitivamente i rischi di marea nera legati alle attività industriali, in Sardegna e nel resto del territorio nazionale. L'incidente che si è verificato lo scorso 11 gennaio "è emblematico della situazione di arretratezza di tutto il sistema industriale presente sull'isola" - ha dichiarato Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna - "con industrie prevalentemente inquinanti e in continua emergenza, che rappresentano una grave minaccia per l'ambiente e per tutta l'economia turistica della Regione". Quindi, mentre da un lato è importante superare rapidamente l'emergenza petrolio sul litorale nord della Sardegna, dall'altro è indispensabile preoccuparsi del futuro e fare in modo che episodi come questo non si ripetano.

Quello di Porto Torres è solo l'ultimo di una lunga serie di incidenti e sversamenti a danno delle coste italiane. Come riferito da Legambiente, negli ultimi 25 anni nei nostri mari sono finite più di 162 mila tonnellate di idrocarburi, di cui 134 mila tonnellate a causa del catastrofico incidente del 1991 che ha coinvolto la petroliera Haven. Soltanto in Sardegna transitano complessivamente circa 41 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi ogni anno, mentre la regione più interessata dai transiti di prodotti petroliferi è la Sicilia (123 milioni di tonnellate), seguita da Liguria (65 milioni), Friuli Venezia Giulia (45), Veneto (31) e Puglia (11). Si tratta però di un fenomeno che riguarda tutto il Paese: le nostre regioni costiere contano un totale di 12 raffinerie, 14 grandi porti petroliferi e 9 piattaforme di estrazione off shore, per un movimento complessivo di oltre 340 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all'anno. A questo si aggiunge la posizione del nostro Paese nel Mediterraneo, al centro di 10 rotte: ogni anno verso le nostre coste viaggiano 178 milioni di tonnellate di petrolio.

Alla luce di questi dati, Legambiente Sardegna ha avanzato alcune proposte per fermare l'inquinamento da petrolio. Tra queste, una politica mediterranea che reprima efficacemente gli inquinamenti volontari, l'attuazione di misure che rendano economicamente sconveniente lo scarico delle acque delle cisterne presso i depositi costieri e svantaggioso il lavaggio a mare, maggiore formazione degli equipaggi e dei comandanti, il divieto di navigazione alle navi che trasportano sostanze pericolose e inquinanti in caso di condizioni meteo avverse, la piena applicazione del principio che "chi inquina paga", lo stop al traffico nelle Bocche di Bonifacio e la loro dichiarazione a Particularly Sensitive Sea Area ed infine l'uso delle più moderne tecnologie per il monitoraggio delle zone sensibili, stabilendo convenzioni con le agenzie satellitari che consentirebbero, in caso di incidenti, di anticipare notevolmente l'allerta.

Intanto, per riportare l'attenzione dell'opinione pubblica sul disastro ambientale in Sardegna, la popolazione di internet si sta mobilitando con una nuova iniziativa che gioca con il nome della società responsabile dello sversamento, E-On: si tratta di "E-OFF: spegni la luce, accendi i riflettori sul Golfo dell'Asinara". Chi prenderà parte a questa mobilitazione, alle 20 di venerdì 18 spegnerà la luce per 10 minuti: un piccolo gesto per "simboleggiare l'ombra calata sulla nostra splendida terra" - si legge in una nota degli organizzatori, che chiedono tra le altre cose ad E.On di procedere con le operazioni di bonifica e di pubblicare sul sito web un report dell'accaduto, ai media locali e nazionali di dare voce alla popolazione sarda, alle Amministrazioni locali di tutelare l'ambiente e al Governo di ammettere che il ministro Prestigiacomo ha sottovalutato l'evento e che si tratta davvero di un'emergenza ambientale. Niente allarmismi, solo un invito a non minimizzare.


Elisabetta Bosi