30 anni fa la tragedia di Stava, figlia della cupidigia umana. Oggi un libro-veritÀ sulla vicenda

E' uno dei peggiori disastri italiani, anche se se ne parla raramente, una tragedia che fa accapponare la pelle: 268 persone morte sepolte da una massa di 160mila metri cubi di fango e limo riversatasi sul paese di Stava dopo la rottura degli argini di due bacini sovrastanti. Martedì 23 giugno a Milano la presentazione di un libro-dossier di Daria Dovera

"La tragedia della Val di Stava con i suoi 268 morti è tutta attribuibile all'uomo, alla sua ignoranza, alla sua irresponsabilità, alla sua cupidigia, alla sua superficialità e anche alla sua arroganza. Saremo a Milano prima e proprio sui luoghi della morte dopo, per dire che un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. Perdere la memoria è perdere la speranza".
Lo ha affermato Vittorio D'Oriano, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) e Presidente della Fondazione Centro Studi del CNG. Il 23 Giugno in conferenza stampa i geologi presenteranno un testo scritto inedito su quanto accadde a Stava ed il 15 luglio geologi provenienti da tutta Italia saranno proprio sui luoghi della tragedia.
Sulle pendici meridionali del monte Prestavel, nel massiccio di Santa sovrastante la valle di Stava, in Trentino, è situata la miniera di Prestavel. Al di sopra dell'abitato di Stava, in località Pozzole, venne costruito nel 1961 il primo bacino di decantazione per il materiale di scarto della miniera con un argine di oltre 25 m. Dal 1969 fu realizzato un secondo bacino a monte del primo. Complessivamente, tra bacino inferiore e superiore si arrivò a circa 50 m di argine.
Poi, alle
12 e 22 minuti e 55 secondi del 19 luglio del 1985, l'argine del bacino superiore cedette e crollò sul bacino inferiore che cedette a sua volta: 160.000 metri cubi di fango alla velocità di 90 chilometri orari, si abbatterono sull'abitato di Stava, piccola frazione del Comune di Tesero, spazzando via persone, alberi, abitazioni e tutto ciò che c'era fino alla confluenza con il torrente Avisio. Poche fra le persone investite sopravvissero. I morti furono 268, di cui molti lombardi, 13 non furono mai ritrovati. Il numero esatto dei morti fu accertato solo un anno dopo la catastrofe. La causa del crollo venne individuata nella cronica instabilità delle discariche, e in particolare del bacino superiore, che non possedevano coefficienti di sicurezza minimi necessari a evitare il franamento. Fu accertato che  tutto l'impianto di decantazione costituiva una continua minaccia incombente sulla vallata. Il procedimento penale si concluse nel giugno 1992 con la condanna di 10 imputati dei reati di disastro colposo ed omicidio colposo plurimo;  la vicenda umana  ancora  tutta aperta.

A distanza di 30 anni, il geologo Daria Dovera che all'epoca del processo fu perito di parte civile ha deciso di riportare alla luce quanto accadde a Stava e lo fa con la pubblicazione di "Stava - Incultura Imperizia Negligenza Imprudenza". Per la prima volta, con una conferenza stampa del Consiglio Nazionale dei Geologi, si presenterà il libro-dossier sulla più grande tragedia italiana del dopo Vajont.
"E' una tragedia dimenticata. Il ricordo del disastro di Stava - ha dichiarato Dovera - nonostante sia uno dei disastri peggiori che si siano verificati in Italia dopo la frana del Vajont, permane vivido nella memoria di pochi. Nel tempo sono state prodotte alcune pubblicazioni che si sono concentrate sulla spiegazione scientifica delle cause del crollo dei bacini di decantazione degli sterili della Miniera di Prestavel e che hanno contribuito ad arricchire la letteratura nazionale ed internazionale del settore. A trent'anni di distanza dai fatti, il volume intende ravvivare la memoria e stimolare la riflessione sui comportamenti personali e professionali attraverso la ricostruzione delle azioni e delle scelte che hanno portato all'ideazione, alla realizzazione, alla gestione e infine al crollo dei bacini di decantazione".
La presentazione avverrà a Milano il 23 giugno, in memoria delle centinaia di cittadini della Lombardia vittime di quella tragedia.

red/pc