Terremoto in Friuli

35 anni fa il sisma in Friuli:
la ProCiv e la ricostruzione

Il dramma del terremoto del 1976, le origini della Protezione Civile Nazionale e la rinascita del Friuli, con una ricostruzione considerata un "modello"

La sera del 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo 6.4 della scala Richter colpì il Friuli Venezia Giulia, con epicentro a nord di Udine, nella zona del monte San Simeone. La scossa, che fu avvertita in tutto il Nord Italia e nelle zone dell'alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (oggi sloveno), provocò quasi mille morti e oltre 45 mila sfollati solo in territorio italiano. Le scosse di assestamento si susseguirono per diversi mesi, e quelle più forti, registrate l'11 e il 15 settembre, amplificarono notevolmente la portata dei danni già provocati dal sisma di maggio. I comuni maggiormente colpiti - Trasaghis, Bordano, Osoppo, Gemona del Friuli, Buja e Venzone - furono distrutti e la popolazione trasferita negli alberghi e sulla cosa. In totale, più di 100 comuni delle province di Udine e Pordenone subirono danni più o meno gravi.

Immediata l'attivazione della macchina dei soccorsi: i primi aiuti arrivarono dall'Esercito (grazie alla forte presenza militare nella regione) e dai Vigili del Fuoco, poi dai volontari. Ma l'emergenza fece capire che serviva un corpo attrezzato per i soccorsi, capace di coordinare le forze del soccorso: Giuseppe Zamberletti fu nominato Commissario straordinario dal Governo, e con lui nacque quella che è oggi la Protezione Civile Nazionale, riconosciuta come una delle migliori al mondo. Zamberletti instaurò con Antonio Comelli, il Presidente della Regione, e con i sindaci delle zone colpite, un rapporto fiduciario che diede grandi risultati: le operazioni di soccorso furono rapide ed efficaci, furono sgombrate le macerie, allestiti ricoveri provvisori e cucine da campo e furono riattivati i servizi. Fu fatto tutto il possibile per ridurre al minimo i disagi ai terremotati. Inoltre, il Commissario straordinario, in collaborazione con le Amministrazioni locali e con il governo regionale del Friuli, si occupò di gestire direttamente i fondi statali per la ricostruzione: il 31 marzo del 1977 i circa 40 mila sfollati rientrarono nei rispettivi paesi, in villaggi prefabbricati. Nonostante la lunga serie di scosse di assestamento, che continuò per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa. Ed è proprio questa ricostruzione ad essere ricordata ancora oggi come esempio e modello di efficienza e serietà. La ricostruzione funzionò perché si decise di ricostruire i luoghi andati distrutti - non furono create new town - e perché ci si occupò prima delle fabbriche e poi delle case, mentre gli alberghi ospitavano gli sfollati.

La catastrofe friulana e il successo della gestione dell'emergenza saranno al centro di numerosi incontri e dibattiti che si svolgeranno in particolare nella giornata di oggi in tutti i comuni colpiti dal sisma. Presenti oggi a Udine anche il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli e l'on. Giuseppe Zamberletti, che hanno partecipato ad un convegno organizzato dalla Protezione Civile regionale in collaborazione con le Università di Udine e Trieste, l'OGS di Trieste e il Centro di Ricerche Sismologiche di Udine. E' stata l'occasione per analizzare il percorso di sviluppo compiuto dal Sistema Nazionale di Protezione Civile iniziato con il terremoto in Friuli e il lavoro che si sta portando avanti per rafforzare la collaborazione tra gli organi dello Stato e le forze della Protezione Civile regionali. Nel corso dell'incontro, Gabrielli si è confrontato con gli esperti anche sui temi della prevenzione e della previsione del rischio sismico, sottolineando nuovamente l'importanza di una reale e concreta diffusione della cultura di protezione civile per una collettività sempre più sensibile, partecipe e consapevole.



Elisabetta Bosi