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55 anni dal disastro del Vajont, Zaia: "Non solo lacrime, ma attenzione al territorio"

La sera del 9 ottobre 1963, una frana precipita nel bacino creato dalla diga del Vajont sollevando un'ondata gigantesca, alta 260 metri, che provocò quasi 2mila vittime

Domani saranno trascorsi cinquantacinque anni dalla tragica sera del 9 ottobre 1963, quando 263 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal monte Toc precipitando nel bacino creato dalla diga del Vajont e sollevando un'ondata gigantesca, alta 260 metri. L'impatto a terra fu tremendo, l'acqua spazzò via case e abitanti di Longarone, Castellavazzo, Codissago, in provincia di Belluno, e i paesini di Erto e Casso, in provincia di Pordenone. In quattro minuti morirono 1910 persone. I corpi di molte di queste persone non saranno mai ritrovati.

“Ci sono tragedie che non possono essere mai archiviate ed una di queste è il Vajont: abbiamo il dovere di piangere le vittime ma soprattutto di tenere bene a mente le responsabilità”. Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia alla vigilia del 55° anniversario del disastro.

“Un’ondata spaventosa di fango travolse e uccise quasi 2mila persone, di queste un quarto erano bambini e ragazzi – ricorda il presidente – ma non fu una calamità. È stata una tragedia annunciata, temuta e negata fino all’ultimo anche da chi doveva controllare”.

“I veneti non possono, non vogliono  e non devono dimenticare quelle giornate tragiche – afferma Zaia – Come ci ricordano gli scatti immortali di Bepi Zanfron, l’impavido fotografo bellunese alla cui memoria quest’anno è stato assegnato il primo premio giornalistico, quelle furono le giornate della grande e immensa solidarietà e della volontà di ricostruzione, ma anche della vergogna nazionale per un disastro ambientale e umano che poteva essere evitato”.

Fare memoria di quella tragedia significa – conclude il presidente del Veneto – assumere la consapevolezza che l’interesse del territorio non può mai essere piegato a quello degli affari e che la salvaguardia delle persone e dell’ambiente è la prima responsabilità della ‘buona’ amministrazione e della ‘buona’ politica. Un impegno che oggi per noi si traduce nel piano di piccole e grandi opere avviato dal 2010 per la messa in sicurezza del Veneto e soprattutto, in un diverso modo di pensare ai grandi interventi infrastrutturali, che devono – sin dai primi calcoli progettuali – anteporre sicurezza e prevenzione”.

red/mn

(fonte: Regione del Veneto)