Il Foro di Pompei - foto da Wikimedia Commons (autore: Patricio Lorente)

A Pompei la Protezione civile "ha operato nel pieno rispetto della legge"

La Corte dei Conti ha espresso dubbi sull'affidamento degli scavi alla Protezione Civile: non si tratta di calamità o grande evento.

"Davvero non si comprende come, a fronte di una deliberazione della suprema magistratura contabile che di fatto riconosce la piena correttezza e applicazione della normativa da parte della Protezione Civile Nazionale nella gestione dell'emergenza relativa all'area archeologica di Pompei, ci si trovi - ancora una volta - a dover vedere messa in cattiva luce l'attività del Dipartimento della Protezione Civile". Con queste parole il Dipartimento vuole fare chiarezza su quanto diffuso ieri da un'agenzia di stampa, secondo cui "La Corte dei Conti boccia la Protezione Civile su Pompei", in quanto gli scavi di Pompei sicuramente necessitano di interventi, ma non tali da essere definiti calamità naturale o Grande Evento. In seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza per l'area archeologica lo scorso anno, la Protezione Civile ha infatti emesso ordinanze senza controlli preventivi della Corte, che con una delibera ieri ha espresso dubbi sull'affidamento degli scavi alla Protezione Civile.

Nella delibera della Corte dei conti si legge effettivamente che gli scavi di Pompei sono stati sottoposti alle ordinanze della Protezione Civile anche perché il Governo ha chiamato in causa la pericolosità del Vesuvio, in quanto "vulcano ancora attivo", e ha evidenziato il fatto che "l'area archeologica insiste su una delle aree a maggior rischio vulcanico del mondo, per la quale esiste un piano nazionale di emergenza permanente, messo a punto dal Dipartimento della Protezione Civile, per mettere in sicurezza la popolazione e il territorio". La Corte dei Conti ha comunque voluto ribadire che la Protezione Civile non può svolgere qualsiasi attività, bensì "l'attività finalizzata alla tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri grandi eventi, che determinano situazioni di grave rischio". In questo senso, la Corte contesta alla Protezione Civile l'esclusione dai controlli di decisioni che riguardano aspetti che non rispondono a questi requisiti di pericolosità o emergenza, come ad esempio "le opere di manutenzione straordinaria per consentire la piena fruizione dei beni archeologici", "il piano per garantire l'ordinato svolgimento delle attività commerciali" e anche "l'organizzazione dei servizi di guida ai turisti". Quindi, "pur dando atto che la situazione dell'area archeologica e delle zone circostanti presenta aspetti di criticità, non sembra che sia possibile ritenere giustificato l'intervento del Dipartimento della Protezione Civile per iniziative che non possono certo inquadrarsi" in questo tipo di attività di tutela di beni, persone e insediamenti dal rischio di gravi danni.

La Corte dei Conti non può comunque ignorare "che, di fatto, tutti i provvedimenti di cui è stata chiesta (inutilmente) la trasmissione al controllo preventivo di legittimità hanno già compiutamente esaurita la propria operatività", perciò "occorre domandarsi se in tali circostanze abbia ancora senso sottoporre in via postuma quegli atti ad un controllo che, per definizione, dovrebbe essere preventivo".

Immediata la replica della Protezione Civile, che ritiene invece di aver operato nel pieno rispetto della legge, come riconosciuto dalla stessa Corte dei Conti, e ricorda che "la definizione dei limiti dell'attività della Protezione Civile Nazionale è fissata da una legge dello Stato a cui, come confermato anche dalla deliberazione della Corte dei Conti, ci si è sempre scrupolosamente attenuti". Quindi, "se davvero i gravi rilievi formulati trovassero riscontro nella normativa vigente, siamo certi che si sarebbero tradotti in un dispositivo ben diverso da quello che è possibile leggere alla fine della determinazione pubblicata oggi". Secondo la Protezione Civile quindi, ancora una volta, "nella ricostruzione giornalistica la fumosità prevale sul rispetto dei fatti". Nella nota, il Dipartimento sottolinea che "la Corte dei Conti ha deliberato riconoscendo la legittimità dell'operato della Protezione Civile. Operato che peraltro ha consentito nello scorso mese di giugno di chiudere, in anticipo rispetto ai tempi previsti, lo stato di emergenza relativo all'area archeologica di Pompei".

"Il Dipartimento della Protezione Civile prende atto delle altre osservazioni" - conclude la nota - "che andrebbero forse però indirizzate ad altri organi dello Stato, cui compete l'attività legislativa".


(red - eb)