"A un metro da te" (i volontari Sara Bighini, Manfredi Greco e Giovanni Lucertini)

"A un metro da te": 300 universitari in campo per l'emergenza Covid

"A un metro da te": un progetto di "vicinanza sociale" per supportare medici e infermieri impegnati nell'emergenza Covid, un'esperienza di volontariato "fortissima e drammatica" portata avanti da 300 universitari

Sette universitari, studenti e studentesse del corso di laurea di Medicina e Chirurgia e un progetto pensato in una notte; un'azienda sanitaria - alle prese con una pesantissima emergenza mai sperimentata prima - che capisce l'importanza della proposta e coglie al volo la mano tesa dai giovani futuri medici. È nato così a Bologna "A un metro da te", il progetto voluto, organizzato e messo a punto da alcuni studenti e studentesse del 4°, 5° e 6° anno del corso di laurea in Medicina dell’Alma Mater, che già dalle prime fasi dell'emergenza Covid, si sono messi a disposizione della l'Ausl Bologna per supportare strutture e cittadini alle prese con una dilagante e pesante epidemia. Un nome, A un metro da te, che è stato scelto dai ragazzi per ricordare sia la necessità del distanziamento interpersonale per arginare la diffusione del virus, sia per richiamare, dall’altro lato, alla "vicinanza sociale", vero cuore dell'iniziativa.

Fuori, ma dentro l'emergenza
"Siamo partiti in sette, tutti studenti e studentesse di Medicina - spiega al nostro giornale Sara Bighini, 25 anni, studentessa al 4° anno e referente del progetto -. Vivevamo un paradosso: fuori dalle nostre stanze c'era una pandemia globale mentre noi, futuri sanitari, dovevamo stare fermi a guardare, pur sentendoci già parte integrante del sistema. Sapevamo che non avremmo potuto lavorare sul campo, direttamente coi pazienti, ma di sicuro avremmo potuto alleggerire di molto il lavoro di medici e infermieri, oberati dalla gestione dell'emergenza Covid, facendoci carico delle incombenze collaterali che rischiavano di sottrarre loro tempo prezioso.  Abbiamo quindi preso contatto con la direttrice generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, la dott.ssa Chiara Gibertoni, manifestandole la nostra intenzione di dare un contributo concreto in una fase così convulsa e nuova per tutti".

Risposta dal basso
Ed è così che dopo l'ok della Asl è partita una vera e una e propria mobilitazione dal basso, un tam tam fra studenti della facoltà, una call for activities lanciata sui social per "reclutare" volontari: nel giro di breve in circa trecento hanno risposto all'appello. Basandosi solo sulle proprie forze, Sara e i suoi sei colleghi, ideatori del progetto, hanno messo in moto dal nulla una struttura organizzativa di tutto rispetto che ha dato ottima prova di sé, mentre la Asl, sulla base delle necessità del momento, ha individuato le attività su cui fare intervenire i volontari: checkpoint della temperatura, compilazione database, supporto ai laboratori, presidio h24 nel tendone del pre-triage, gestione posti letto, gestione cruscotto di monitoraggio dei DPI , triage telefonico e telefonate alle famiglie dei pazienti fragili. In tutto 9 diversi ambiti di intervento (vedi dettaglio in calce), su 16 unità operative.

L'organizzazione
"Si è trattato di un lavoro organizzativo pesante - racconta Sara Bighini -: una volta completata la lista dei volontari, noi sette referenti ci siamo suddivisi i compiti e i progetti Asl e abbiamo effettuato una prima chiamata di raccolta dati. Infatti, anche se tutte le attività si sarebbero svolte tutte in "zone pulite" (cioè al di fuori dei nei reparti covid), era indispensabile accertare che i volontari non convivessero con persone fragili o avessero particolari situazioni abitative o personali considerate a rischio. Poi abbiamo raccolto le loro disponibilità di tempo e le preferenze sulla sede in cui svolgere l'attività. A quel punto abbiamo organizzato il lavoro e assegnato sedi e turni. Col tempo, alcuni volontari hanno iniziato ad organizzarsi in autonomia e noi responsabili venivamo interpellati solo in caso di problemi o dubbi, facendo sempre da tramite con la Asl. Inizialmente eravamo solo studenti in medicina, circa 270, poi si sono aggiunti una trentina di studenti di infermieristica". Tutti i ragazzi che hanno preso parte alle varie attività sono stati preventivamente formati dai referenti della Asl o dei servizi interessati dal progetto.

A UN METRO DA TE (i volontari Sara Bighini, Manfredi Greco e Giovanni Lucertini)
(nella foro: i volontari di "A un metro da te" Sara Bighini, Manfredi Greco e Giovanni Lucertini)

Responsabilità e sicurezza
"Abbiamo lavorato sodo - spiega ancora Sara - e la collaborazione è stata totale da entrambe le parti. Devo dire che non abbiamo incontrato particolari problemi, se non all'inizio per la fornitura dei DPI ai volontari: era il periodo in cui le mascherine erano introvabili, ma noi siamo stati categorici, perchè era una condizione imprescindibile. Pur nella consapevolezza della difficoltà generale nel reperirli, noi organizzatori sentivamo il peso della responsabilità della sicurezza dei ragazzi e delle ragazze e alla fine siamo riusciti a far sì che la fornitura dei dispositivi di protezione fosse assicurata a tutti". Per l'intera durata delle attività, grazie alla Fondazione S.Orsola, i volontari sono stati coperti da assicurazione. È stato inoltre preso un accordo con la Medicina del lavoro sulla base del quale, in caso di contagio, i volontari sarebbero stati sottoposti alle medesime procedure di cura e controllo previste per gli operatori sanitari. Rilevante anche il supporto psicologico: sono stati organizzati seminari e focus group durante i quali i ragazzi si sono confrontati, sono emerse emozioni importanti (il sentirsi parte attiva in una situazione drammatica, la soddisfazione per le attività svolte) e condivisione di momenti toccanti ( le telefonate ai parenti dei ricoverati meno gravi). Nessuno ha segnalato frustrazioni o problemi.

Tecnologie innovative

Il progetto è stato anche l'occasione di sperimentazione per strumenti di gestione innovativi, come spiega Felice Di Laudo (video in calce), studente di medicina al 5° anno: "Io e altri due volontari siamo stati assegnati alla gestione del cruscotto di monitoraggio dei DPI del Policlinico Sant’Orsola tramite il quale assegnavamo i dispositivi di protezione ai vari reparti dell'ospedale e i letti ai pazienti nella terapia intensiva. Uno strumento nuovo, un sistema molto efficiente e versatile che permette di tagliare in modo drammatico i tempi della burocrazia e noi eravamo gli unici ad esserne formati all'uso e alla gestione. Averlo utilizzato per diversi mesi ce ne ha fatto apprezzare appieno le potenzialità, tanto che prima di terminare il nostro percorso abbiamo insistito, ed ottenuto, che la Asl formasse altro personale all'uso di quel cruscotto, per potersene servire anche in futuro e in altri ambiti". "Io sono formato per fare il medico - sottolinea Felice - ma ho scoperto quanto sarebbe importante imparare bene anche come funziona un ospedale, come è strutturata una direzione sanitaria, come si leggono certi documenti ufficiali. Questa esperienza mi è stata molto utile anche sotto questo punto di vista oltre ad aver rafforzato la mie convinzioni sul grande valore del volontariato".


Felice Di Laudo, volontario di "A UN METRO DA TE" racconta la sua esperienza

Esperienza per crescere
"Sono assolutamente convinta della mia scelta di fare il medico - conclude Sara Bighini - ho scoperto anche che mi piace molto la parte organizzativa, elemento fondamentale per curare bene le persone e rendere i servizi più accessibili e performanti. In quei mesi ho vissuto momenti molto intensi e ho preso in parte coscienza di come funzionano le cose all'interno del sistema sanitario e di cosa andrebbe migliorato, al di là dell'emergenza covid. Questa è la mia prima esperienza di volontariato vero e proprio, anche se seguo abitualmente progetti civici e politici "dal basso". Cosa mi è rimasto di questi mesi? Moltissimo, ma soprattutto un'emozione: a me e a un altro studente del coordinamento, che abitiamo da soli, fu chiesto di entrare in un reparto covid con un tablet per permettere ai pazienti di fare videochiamate a casa. È stata un'esperienza fortissima e drammatica, ma è la più bella che mi porto dentro".

Progetto da premio
A un metro da te ha ricevuto plauso e apprezzamento dagli operatori sanitari, dalla direzione Asl e da molte altre parti, il rettore di Unibo ha dato un premio al merito alle studentesse e agli studenti che vi hanno preso parte. Il progetto è entrato in attività all'inizio di marzo 2020 e si è concluso verso metà giugno, c'è chi ha partecipato per alcune settimane e chi ha fatto tutto il periodo completo ma nessuno si è tirato indietro durante il percorso.

patrizia calzolari

Progetti “A un metro da te”:
• Checkpoint della temperatura presso Ospedale Maggiore, Ospedale Bellaria, Poliambulatorio San Lazzaro, Poliambulatorio San Giovanni in Persiceto, Poliambulatorio Casalecchio
• Compilazione database del reparto di Malattie infettive presso Ospedale Maggiore, Ospedale Bellaria, Policlinico Sant’Orsola, Ospedale Infermi (Rimini)
• Supporto alle attività dei laboratori del CREEM presso il CREEM (Policlinico Sant’Orsola)
• Presidio 24 ore su 24 nel tendone del pre-triage all’ingresso del Pronto Soccorso del Policlinico Sant’Orsola
• Bed management e gestione dei posti letto disponibili presso i COVID Hotel presso la Direzione Generale del Policlinico Sant’Orsola
• Gestione del cruscotto di monitoraggio dei DPI presso la Direzione Generale del Policlinico Sant’Orsola e la Direzione Generale dell’Ospedale Maggiore
• Supporto ai medici delle cure palliative nello svolgimento delle telefonate alle famiglie dei pazienti fragili ricoverati presso l’Ospedale Bellaria, l’Ospedale Maggiore e il Policlinico Sant’Orsola
• Gestione del triage telefonico presso l’USCA Montebello e l’USCA Mengoli
• Supporto al triage telefonico presso la Medicina del Lavoro dell’Ospedale Maggiore, dell’Ospedale Bellaria e del Policlinico Sant’Orsola