(fonte foto: roma_h24)

Afa in cittÀ: dannosa per la salute. Dal CNR le mappe di rischio da caldo urbano

Confermato da uno studio del Cnr il rapporto tra elevate temperature urbane ed effetti nocivi sulla salute: sviluppate mappe ad alta risoluzione che mostrano che il rischio da caldo si concentra nel centro città e nelle città costiere. Confermata anche la relazione lineare tra consumo di suolo e aumento della temperatura di superficie diurna e notturna

Verrebbe da dire "ma che bella scoperta..!", ma un conto è pensarlo, un conto è averne l'evidenza scientifica e i numeri a conferma:  le  elevate temperature urbane hanno effetti dannosi sulla salute della popolazione più soggetta, soprattutto anziani. Lo conferma una ricerca condotta l'Istituto di biometeorologia del Cnr. Anche un recente studio statunitense ha stimato un aumento del 3% dei ricoveri ospedalieri di soggetti over 65 negli otto giorni successivi a condizioni di caldo estremo e il rischio di mortalità aumenta dall'1 al 3% per un aumento di 1 °C della temperatura oltre una specifica soglia.
"In ambiente urbano - spiega infatti il CNR - l'effetto termico è amplificato dall'isola di calore (urban heat island): cementificazione e superfici asfaltate contribuiscono a un maggiore accumulo di calore durante il periodo diurno, rilasciato per irraggiamento durante la notte, quando le differenze tra zone centrali e rurali possono superare i 5 °C e, in città di grandi dimensioni, i 10 °C".
I ricercatori dell'Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr) svolgono da anni ricerche in quest'ambito e hanno sviluppato mappe ad alta risoluzione delle più popolose città italiane, relative alla distribuzione spaziale del rischio diurno e notturno da caldo urbano per la popolazione anziana (nell'immagine che segue: isola di calore notturna estiva di Bologna - fonte: CNR).


"In conseguenza del riscaldamento globale -
afferma Marco Morabito dell'Ibimet-Cnr -  sono previsti forti impatti proprio nelle aree urbane. Superfici di colore scuro come le strade asfaltate possono raggiungere temperature di oltre 10 °C rispetto alle zone circostanti. Si consideri che attualmente circa il 70% della popolazione italiana risiede in aree urbane e tale valore è previsto in aumento all'80% entro il 2050, quando circa un terzo della popolazione italiana sarà rappresentata da anziani di età superiore a 65 anni. Nonostante queste premesse, mancano informazioni relative alla distribuzione spaziale del rischio da caldo nelle aree urbane".

L'indice da caldo diurno e notturno (heri: heat-related elderly risk index) calcolato dall'Ibimet-Cnr individua cinque livelli di rischio, da molto basso a molto alto: "Le mappe sviluppate mostrano una marcata eterogeneità - prosegue Morabito -,  con i livelli più elevati di rischio da caldo generalmente concentrati nelle zone centrali delle città e nelle città costiere, dove il rischio alto e molto alto è in media più elevato rispetto a quelle dell'entroterra. Il più elevato livello di rischio da caldo si raggiunge nel 15-16% circa della superficie totale a Napoli, seguita da Padova (8-9%) e Palermo (8%). Bologna e Genova hanno invece mostrato valori minori, sia di giorno sia di notte".

Ma il rischio da caldo maggiore è associato, oltre che alle più alte temperature superficiali del suolo, alla distribuzione della popolazione, soprattutto la più vulnerabile. "In particolare sono stati osservati valori di densità di popolazione particolarmente alti associati a rischio da caldo molto alto a Genova e Napoli tra le città costiere, Milano e Torino nell'entroterra", spiega il ricercatore dell'Ibimet-Cnr.

Ecco perché l'esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio si rivela molto utile per la pianificazione e l'ottimizzazione degli interventi di assistenza durante i periodi e contrasto i di caldo estremo e contrastarne gli effetti: "Ad esempio - indica Morabito - un efficace rifornimento di acqua, il posizionamento di servizi sanitari temporanei o l'assistenza ai soggetti. Così come sarebbero d'aiuto anche interventi di mitigazione dell'ambiente urbano, mediante reintroduzione della vegetazione, rivestendo i tetti con vegetazione o materiali riflettenti".

I ricercatori dell'Ibimet-Cnr stanno effettuando altre indagini a livello stagionale che confermano la relazione lineare tra consumo di suolo e aumento della temperatura di superficie diurna e notturna (vedi tabella a fianco): "Ad esempio, a Milano - spiega il CNR -  per ogni 20 ettari di suolo consumato è stato osservato un aumento diurno medio annuo di circa 0.6 °C".


red/pc
(fonte: CNR)