(fonte foto: dailystormer.com)

Alluvione Balcani: pronta a partire la Protezione Civile di FVG, Trento e Molise

E' gravissima la situazione nei Balcani per le alluvioni che hanno colpito Serbia e Bosnia. A rispondere all'appello per gli aiuti lanciato dai governi locali c'è anche l'Italia. E' in partenza una colonna mobile di Protezione Civile da FVG, Trento e Molise

E' estremamente emergenziale la situazione nei Balcani in seguito alle alluvioni che stanno profondamente ferendo Serbia e Bosnia. I numeri di questa calamità - non ancora certi - vedrebbero all'incirca 47 vittime (ma si teme che il numero sia destinato a salire in concomitanza del ritirarsi delle acque) e almeno 27mila sfollati tra Bosnia e Serbia anche se sembra che il numero sia esponenzialmente maggiore, ufficiosamente alcune fonti riferiscono di 500mila sfollati nella sola Bosnia, dove si presume tra l'altro che siano 100mila le case distrutte dalle inondazioni e 1 milione le persone che dovranno fare i conti con le conseguenze delle alluvioni. Numerose zone allagate sono ancora difficilmente raggiungibili. In Serbia circa 300 mila persone e altre 50 mila in Bosnia-Erzegovina sono senza acqua o elettricità.

A ciò si sommano migliaia di carcasse di animali morti nelle zone allagate che fanno temere per conseguenti epidemie. Oltre alle case, sono state danneggiate dalle migliaia di frane e dagli allagamenti anche infrastrutture, ponti e linee ferroviarie. Alla tragedia e alle preoccupazioni legate alla calamità si aggiunge la paura per le mine anti-uomo inesplose della guerra del 92-95 riportate in superficie o spostate dalle frane.
  E, come se non bastasse, il pericolo non può dirsi superato: a Belgrado infatti sono stati predisposti 40 centri di accoglienza in vista della piena del fiume Sava, prevista per sabato prossimo. Inoltre le piene del Sava e del Danubio minacciano due delle più importanti centrali termiche che, da sole, forniscono la metà dell'elettricità di tutta la Serbia.

Una concomitanza di pericoli e di emergenze che sta portando i governi locali ad appellarsi ad aiuti esteri, e al momento sono stati quattordici i Paesi dell'Unione Europea, fra cui l'Italia, che hanno risposto alla richiesta di assistenza dei due Paesi dei Balcani, inviando elicotteri, pompe idrovore, barche, tende e materiale per purificare l'acqua. Sul campo inoltre sono presenti 450 soccorritori europei, oltre a team di coordinamento dei soccorsi con le autorità locali.

Proprio ieri il Friuli Venezia Giulia, la provincia Autonoma di Trento e il Molise hanno reso noto che le protezioni civile locali si stanno mobilitando per portare i soccorsi in loco. "Entro due o al massimo tre giorni, dalla Regione Friuli Venezia Giulia una colonna mobile composta da 50 uomini della Protezione Civile regionale, assieme ad altri 25 dalla Provincia di Trento e un gruppo dal Molise, si muoverà per portare soccorso alle popolazioni colpite dalle inondazioni in Serbia" lo scrive il Friuli in un comunicato stampa.

Una prima squadra dovrebbe raggiungere già oggi la Serbia per svolgere le necessarie preliminari attività di ricognizione, indirizzate alla scelta dell'area di operazioni e al coordinamento con le autorità locali. Il Friuli Venezia Giulia, che è responsabile del coordinamento della Protezione civile all'interno della Conferenza delle regioni, ha messo a disposizione il Centro operativo di Palmanova (Udine), da dove partirà la colonna e dove potranno essere raccolti gli aiuti di prima necessità provenienti da associazioni e privati.

Dalla Regione Friuli Venezia Giulia si rilancia l'appello rivolto ieri all'Italia dall'ambasciatore di Belgrado a Roma, Ana Hrustanovic, la quale ha ricordato che donazioni si possono fare tramite il conto corrente dell'Ambasciata della Repubblica di Serbia a Roma (Iban: IT86I0200805120000400724321; Swift: UNCRITM1723) o tramite servizio Paypal all'indirizzo floodrelief@gov.rs, mentre aiuti alle popolazioni possono essere consegnati anche presso la sede del Consolato generale di Serbia a Trieste, oltre che all'Ambasciata a Roma ed alla sede consolare di Milano. Anche la Caritas si sta mobilitando per portare aiuto in loco. Al momento la necessitaà principale rimane la raccolta fondi per coprire le spese della prima emergenza, mentre nei prossimi giorni verranno elencate con più precisione le altre necessità materiali che dovessero presentarsi dalle missioni sul campo.

Spostando minimamente le sguardo verso la futura fase post emergenza ci si accorge delle grandi difficoltà che Serbia e Bosnia dovranno affrontare: è pesantissimo il bilancio delle imprese colpite, danneggiate o distrutte dalle alluvioni; i danni agli allevamenti e all'agricoltura sono incalcolabili; la popolazione che rimarrà senza tetto rappresenta un numero altissimo; i danni subiti dalle infrastrutture - 4.500 km di strade e 124 ponti danneggiati - incideranno con forza sull'economia degli Stati; il territorio distrutto è vastissimo, si pensi che le frane sono migliaia. Uno scenario dunque che il ministro degli esteri bosniaco Zlatko Lagumdzija ha detto essere paragonabile solo a quello della guerra del 1992-1995. "La sola differenza è che il numero dei morti è inferiore, perchè per il conflitto furono oltre 100 mila".
"Stiamo già pensando a quanto sarà necessario nei prossimi giorni e settimane" commenta il commissario Ue agli aiuti umanitari e alla cooperazione internazionale, Kristalina Georgieva. "Valutiamo le attuali necessità, ma pensiamo anche a cosa servirà dopo l'emergenza".


Redazione/sm