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Alto Adige: candele antigelo per salvare i vigneti

La richiesta delle organizzazioni dei contadini per scongiurare la perdita del raccolto, la pratica è prevista dalla legge provinciale

Una distesa di candele anti gelo ha illuminatoo le notti di inizio maggio nelle vallate dell'Alto Adige. Dal 1987 non è stato mai così freddo in queste terre. E gli agricoltori non hanno perso tempo e sono corsi ai ripari accendendo fuochi accanto ai propri filari.

Secondo i dati dell'Ufficio meteo della Provincia di Bolzano: a Solda si sono toccati i -9 gradi martedì mattina, a Dobbiaco -6 e a Selva di val Gardena -7. A Brunico e Vipiteno la temperatura invece è stata di -3 gradi. Il rischio di gelate, come in Trentino, era forte, da qui la decisione di accendere diverse migliaia di fuochi, fiaccole, torce e fiammelle ai piedi delle vigne, nei meleti e a terra, nelle piantagioni di albicocche per tener caldi gli alberi ed evitare che la temperatura scendesse troppo.

Si tratta di un metodo utilizzato dagli agricoltori che non dispongono di impianti di irrigazione a pioggia, non solo in Alto Adige, ma anche in altre zone d'Italia. In Emilia Romagna, i contadini illuminano i campi con i fuochi della tradizione dei 'Lòm a Merz', letteralmente 'lumi a marzo'. L'impiego di candele accese contro le gelate notturne è una pratica eccezionale, limitata a pochi eventi meteo. La richiesta è venuta esplicitamente dalle organizzazioni dei contadini per scongiurare la perdita del raccolto ed è prevista dalla legge provinciale sulla qualità dell'aria.

E, grazie all'illuminazione del fuoco, le immagini che sono state scattate dei campi altoatesini sono spettacolari. In alcune zone sempre in Alto Adige le colture sono state invece innaffiate, un altro modo per evitare i danni delle gelate, inducendo la creazione di uno strato di ghiaccio sugli alberi e salvare la fioritura. La pratica è conosciuta come "irrigazione antibrina".

Red/cb
(fonte:Ansa)