Ambiente Italia 2011:
Il Bel Paese cementificato

La fotografia del nostro paese scattata dal rapporto di Legambiente non è confortante: abusivismo edilizio, problematiche di ordine idrogeologico sempre più urgenti e oltre 200.000 famiglie in emergenza abitativa. Eppure, sarebbero 4 milioni le case sorte negli ultimi 15 anni nelle principali città italiane.

Ambiente Italia 2011, il rapporto annuale di Legambiente elaborato dall'istituto di ricerche Ambiente Italia e presentato venerdì' scorso, ha fornito il quadro di un paese 'inghiottito' dal cemento che ogni hanno consuma mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio. È come se ogni quattro mesi spuntasse una città di dimensioni equivalenti all'area urbanizzata del comune di Milano. Negli ultimi 15 anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto in modo incontrollato e abnorme, sebbene quantificare il fenomeno non sia facile perché le banche dati sono eterogenee e poco aggiornate, anche a causa di quelle carenze di pianificazione e dell'abusivismo edilizio caratteristici del nostro Paese. Le Regioni con questo triste primato sono la Lombardia con il 14% di superfici artificiali, il Veneto con l'11%, la Campania con il 10,7%, il Lazio e l'Emilia Romagna con il 9%. Anche Molise, Puglia e Basilicata stanno conoscendo una crescita accelerata delle superfici urbanizzate, a scapito dei suoli agricoli. Particolarmente allarmante è il caso di Roma dove, in 15 anni le superfici urbanizzate sono aumentate del 12% con 4.800 ettari trasformati. Nonostante ciò Roma è anche in testa alla classifica delle città con il maggior numero di case vuote. Tutto questo in un panorama generale di difficoltà per molti cittadini ad avere un alloggio. Altro problema è la costruzione in  zone a rischio idrogeologico, sulle quali si interviene abusivamente o con il benestare di piani regolatori: in Italia non si punta sul recupero dell'esistente ma sulla trasformazione di nuove aree, non si investe nella mobilità sostenibile e le città sono sempre più congestionate e inquinate.

L'Italia non è sola nel consumo di territorio: la Commissione europea conferma che il nostro è nella media dei principali paesi Ue. Tuttavia in Italia la situazione è resa complessa dalla mancanza di pianificazione ambientale, di trasporto pubblico e di servizi. Inoltre, a differenza di altri paesi europei, da noi la situazione è resa più grave dal tasso di motorizzazione (il numero di auto per mille abitanti) decisamente al di sopra della media europea. I mezzi privati coprono infatti circa l'82% della domanda di trasporto. L'Italia è la 'pecora nera' anche per quanto riguarda altri ambiti, in particolare sul fronte dell'efficienza energetica e del contenimento delle emissioni. Se, secondo i dati 2009, l'Europa conseguirà nel suo insieme gli obiettivi di Kyoto e quelli di riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020, l'Italia corre il rischio di essere l'unico paese europeo che non raggiungerà gli stessi traguardi.

Il curatore del rapporto, Duccio Bianchi, ha spiegato come l'Italia possa attivare un'industria nazionale dell'efficienza energetica con le detrazioni fiscali del 55% sulla ristrutturazione energetica nell'edilizia. Ha aggiunto: "L'Italia deve smettere di remare contro lo sviluppo delle rinnovabili quando la politica lo ha permesso, il territorio ha dimostrato di avere le capacità per una svolta energetica pulita. Lo stop al consumo di suolo e la risposta ai problemi della casa e delle città va di pari passo con una riqualificazione energetica complessiva del patrimonio edilizio"

Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha auspicato una coscienza civica ed ambientale diffusa, spiegando che servano: "precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno e interventi di riqualificazione e densificazione urbana, fermando così la speculazione edilizia".

Julia Gelodi