Il fumo degli incendi visto dal satellite. (Fonte foto: @NASA Twitter)

Amazzonia, record di incendi e pesanti accuse al governo

Mentre l'Amazzonia brucia come non mai, le ONG e gli scienziati brasiliani accusano Bolsonaro, colpevole di incoraggiare gli allevatori a disboscare la foresta pluviale

Il Brasile brucia. Sono stati rilevati più di 72mila incendi da gennaio, con 9.500 solo nell'ultima settimana. L'Agenzia spaziale brasiliana (Inpe) ha comunicato dati allarmanti dei roghi in Brasile, cresciuti dell'84% rispetto allo scorso anno. Il 19 agosto i cieli di San Paolo sono stati oscurati per più di un'ora a causa dei fumi che si alzavano dagli incendi, a migliaia di chilometri di distanza.

La foresta pluviale amazzonica sta bruciando più di quanto abbia mai fatto – ed è improbabile che tutti questi incendi si inneschino da soli. “Il fuoco che stiamo vedendo in questi giorni è direttamente correlato alla deforestazione”, ha detto in proposito Ane Alencar, direttrice scientifica della brasiliana IPAM (Istituto di Ricerche Ambientali in Amazzonia). Questi non sono semplici incendi boschivi, ha specificato Alencar, ma sono più probabilmente appiccati da persone che creano spazi per gli allevamenti di bestiame, come accade ogni anno durante la stagione secca. “Il procedimento è quello di tagliare gli alberi, lasciare il legno a seccare e successivamente appiccare il fuoco – cosicché le ceneri possano fertilizzare il suolo”.

Oltre ai dati sui roghi, anche quelli sulla deforestazione, pubblicati sempre dall'Inpe, sono preoccupanti: da agosto 2018 a luglio di quest'anno, gli avvisi preliminari giornalieri hanno indicato che 6.800 km quadrati potrebbero essere deforestati. Nel confronto, da agosto 2017 a luglio 2018 gli avvisi preliminari giornalieri avevano segnalato la deforestazione di 4.500 km quadrati mentre il dato ufficiale è stato di 7.500 km quadrati, ovvero il 64,8% in più.

Alla pubblicazione dei dati sulla deforestazione è seguita la rimozione di Ricardo Galvao da direttore dell'Inpe stessa. Galvao aveva pesantemente criticato il presidente Jair Bolsonaro su questo tema; Bolsonaro, in risposta, lo aveva accusato di mentire e nuocere all'immagine nazionale. Galvao ha successivamente lanciato un appello agli scienziati perché non accettino di essere zittiti.

Violente polemiche hanno dunque investito il presidente Jair Bolsonaro, che più volte ha espresso disprezzo per la conservazione della foresta pluviale, supportando la crescita industriale e incoraggiando gli allevatori ad addentrarsi nelle terre che erano della foresta – molte delle quali territorio indigeno.

L’arrivo al Planalto di Bolsonaro, scettico sul cambiamento climatico, ha suscitato molte preoccupazioni in tutto il mondo per il futuro della foresta amazzonica, considerata "il polmone del pianeta". La Norvegia, principale elargitrice di fondi per la protezione della zona, ha annunciato giovedì il blocco di circa 30 milioni di euro in fondi destinati al Brasile, accusando il Paese di non voler agire in quest'ambito. "Ciò che il Brasile ha mostrato è che non vuole più fermare la deforestazione", ha dichiarato il ministro norvegese dell'Ambiente e del Clima, Ola Elvestuen.

Dopo la Norvegia, anche la Germania ha sospeso parte delle sovvenzioni al Brasile: 35 milioni di euro, sino a quando i dati sulla deforestazione torneranno incoraggianti.

red/gp

(Fonte: La Repubblica, Sky News, Quarz)