Punti di misura (cerchi neri) e mappa dei valori di flusso diffuso di anidride carbonica nella località boschiva ad est del comune di Covasna. Fonte Ingv

Anidride carbonica nel sottosuolo. Uno studio in Transilvania per comprendere l'origine e gli effetti del fenomeno

“La Transilvania è caratterizzata da un contesto geologico legato a un passato vulcanico ancora attivo in profondità, l’anidride carbonica emerge in modo diffuso, influenzando l’ambiente, l’uso del territorio e la vita quotidiana delle comunità locali”

L’anidride carbonica non è solo un gas presente nell’atmosfera, ma una manifestazione dei processi geologici profondi. Attraverso fratture e faglie della crosta terrestre, la CO₂ può risalire dal sottosuolo e accumularsi al livello del suolo, dando origine a emissioni naturali concentrate definite mofete.

L'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha partecipato a uno studio a Covasna, in Transilvania, realizzato per stimare la quantità di CO₂ emessa dalle mofete e dalle aree circostanti. Il gas che risale dal sottosuolo tende infatti a migrare e diffondersi anche nelle zone adiacenti, dando origine al fenomeno noto come degassamento diffuso al suolo.

Di seguito citiamo e riprendiamo l’articolo che racconta questa esperienza e gli aspetti principali della ricerca.

“La Transilvania è caratterizzata da un contesto geologico legato a un passato vulcanico ancora attivo in profondità, l’anidride carbonica emerge in modo diffuso, influenzando l’ambiente, l’uso del territorio e la vita quotidiana delle comunità locali”, scrive Giancarlo Tamburello, autore dell’articolo.

Le emissioni naturali di CO₂ osservate in regioni vulcaniche e post-vulcaniche rappresentano una delle manifestazioni più dirette del ciclo profondo del carbonio, che coinvolge l’interno del pianeta. In questo caso, il carbonio viene immagazzinato nella crosta per poi essere rilasciato in superficie attraverso processi geologici quali il vulcanismo, il metamorfismo e il degassamento diffuso.

Le emissioni naturali di CO₂ osservate in regioni vulcaniche e post-vulcaniche rappresentano una delle manifestazioni più dirette di questo ciclo profondo.

Nello specifico, la Transilvania è caratterizzata da un’intensa emissione di anidride carbonica profonda. Tali emissioni sono associate all’attività post-vulcanica della catena vulcanica Călimani–Gurghiu–Harghita, che comprende anche il vulcano Ciomadul.

Gli isotopi contenuti nei gas emessi consentono di studiarne l’origine. L’analisi isotopica, in particolare del carbonio (δ¹³C) e dell’elio (³He/⁴He), indica la risalita di una componente significativa derivata dal mantello terrestre. Insomma, nell’area sono attivi processi di degassamento riconducibili a dinamiche magmatiche profonde. Alcuni studi indicano che l’origine della CO₂ potrebbe essere legata anche all’alterazione e al metamorfismo idrotermale dei carbonati marini all’interno della crosta, contribuendo alla composizione complessiva del gas.

In Transilvania queste emissioni sono focalizzate lungo zone di frattura trans-crostali e sistemi di faglie attive. Tali strutture geologiche agiscono come condotti o vie preferenziali,

L’attività di ricerca 

Il progetto di ricerca si basa sull’utilizzo di una “camera di accumulo”, un contenitore cilindrico di piccole dimensioni (simile a una pentola) che viene posizionato a contatto con il suolo, con l’apertura rivolta verso il basso. Il flusso diffuso al suolo viene calcolato analizzando la velocità con cui la CO₂ aumenta all’interno della camera nell’unità di tempo.

Convivere con il gas: il rischio nelle aree abitate

A Covesna, la presenza diffusa di CO₂ rappresenta tuttavia un fattore di rischio. Le faglie che attraversano il sottosuolo favoriscono la migrazione del gas anche al di fuori delle sorgenti principali, con emissioni su aree molto più estese.

In alcuni casi la CO₂ può infiltrarsi attraverso microfratture nelle fondamenta degli edifici e accumularsi in ambienti chiusi, come cantine o seminterrati, fino a raggiungere concentrazioni pericolose. “Lo studio del degassamento naturale consente infatti di leggere i segnali di un’attività geologica ancora in atto, che continua a modellare il paesaggio e le condizioni di vita in superficie”, conclude l’autore.

 

RED/MT 

Fonte Ingv