Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

Arsenico nell'acqua, parla il sindaco di Viterbo

Intervista esclusiva al sindaco Giulio Marini, che annuncia la richiesta di una commissione d'inchiesta per fare chiarezza sulle responsabilità istituzionali nella vicenda. Intanto decine di comuni e migliaia di cittadini in Lazio non possono consumare l'acqua potabile

Stop alle deroghe, entra in vigore la normativa europea sulla quantità massima di arsenico nell'acqua, e mezzo Lazio va in crisi. Una legge dell'Europa del 2001, rimandata fino a gennaio 2013 a suon di deroghe, prescrive una quantità massima di arsenico nell'acqua destinata al consumo di 10 mg per litro. In molti comuni del viterbese e della provincia di Roma il livello è ben più alto. Dal primo gennaio i sindaci hanno dovuto alzare le mani e vietare il consumo di acqua potabile per non incorrere in sanzioni pesanti. Una situazione che riguarda decine e decine di comuni laziali (clicca qui per l'elenco completo).

Coinvolta nell'emergenza arsenico anche la città di Viterbo. Il Giornale della Protezione civile ha intervistato il sindaco, Giulio Marini. In anteprima il primo cittadino annuncia la richiesta di una commissione d'inchiesta per fare luce sulle responsabilità politiche e istituzionali che hanno portato alla chiusura dei rubinetti.

Sindaco Marini, è vero? Chiederà una commissione d'inchiesta?
Sì, posso confermarlo. La settimana prossima, al primo tavolo con la provincia, chiederò di istituire una commissione d'inchiesta per identificare le responsabilità politiche su questa vicenda. So che si sta muovendo anche la magistratura, ma è necessario fare luce sul perché, dopo dieci anni e oltre di allarmi, nessuno abbia fatto nulla per evitare di trovarsi in questa situazione. Il termine fissato dall'Europa (1° gennaio 2013 ndr, era ben noto dal 2001). In tutto questo tempo nessuno ha stanziato le risorse necessarie alla costruzione dei potabilizzatori, i macchinari necessari per abbattere la quantità di arsenico nell'acqua.


Chi doveva intervenire?
Gran parte della responsabilità è della Regione. I comuni non avevano, e non hanno tuttora, le possibilità economiche per costruire gli impianti di sanificazione delle acque. La Regione fin dall'inizio doveva farsi carico della cosa, senza "addormentarsi" sulle deroghe concesse dall'Europa. Si poteva anche interessare il Governo, ma non è stato fatto nulla nonostante gli appelli dei sindaci. E' stato fatto tutto "all'italiana", senza che nessuno si assumesse la responsabilità di risolvere la situazione.


In questi giorni la situazione a Viterbo qual è?
Ho emesso un'ordinanza di divieto del consumo di acqua potabile, che vale in varie zone a macchia di leopardo in città. Tanti cittadini non hanno accesso all'acqua potabile.


È al lavoro la Protezione Civile per assistere la gente?
No, non è stato necessario allertare i nostri gruppi di Protezione Civile. I cittadini possono rifornirsi di acqua negli impianti che avevamo istallato per contenere il consumo della plastica. Sono delle macchine posizionate in strada, dove portando un recipiente si più prelevare l'acqua potabile, già trattata con dei particolari filtri che abbassano la quantità di arsenico.


Quando finirà questa storia?
Finalmente la Regione, nelle scorse settimane, ha stanziato due tranche di fondi per la costruzione dei depuratori. A Viterbo andranno circa 10mln di euro, in due lotti. Se tutto va per il verso giusto e se non ci saranno ritardi nella costruzione dei dearsenificatori, i lavori finiranno entro il 2013 e la situazione tornerà alla normalità, con i cittadini che potranno bere tranquillamente l'acqua pubblica.


E le bollette dell'acqua? Resteranno uguali nonostante il divieto di bere?
Ho chiesto al presidente dell'ATO, Marcello Meroi, che è anche il presidente della Provincia, di convocare l'assemblea per verificare se ci sono le possibilità di ridurre la tariffa per i cittadini.
(Lo stesso Marcello Meroi ha fatto dichiarazioni in questo senso, ndr)


Intervista di Walter Milan