Attentato di Brindisi, conferenza stampa Dinapoli: "è reato di strage"

Il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, dà precisazioni circa la dinamica dell'accaduto e riferisce che quanto comunicato non può essere preso come certezza, ci sono solo supposizioni, piste investigative

Finita in questo momento la conferenza stampa indetta dal procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, relativa all'attentato alla scuola "Morvillo Falcone" di Brindisi avvenuto ieri mattina.

L'attentato ha visto esplodere tre bombole di gpl, nascoste dentro a un cassonetto, attorno alle 7.50, dopo l'arrivo del pullman con gli studenti da Mesagne. L'esplosione ha ucciso una ragazza di 16 anni, Melissa Bassi, e ne ha ferite almeno altre 5 di cui una in gravissime condizioni.

Il procuratore ha precisato alcuni dettagli tecnici circa l'esplosione: le bombole di gpl erano posizionate all'interno di uno di quei cassonetti condominiali: alto, stretto, con le ruote sotto, che può essere inclinato e spostato da una singola persona. L'ordigno che ha fatto esplodere la bomba aveva, secondo quanto spiegato dagli artificieri, un meccanismo azionabile a distanza che ha innescato la bomba con un sensore di movimento. Un'ipotesi infatti è quella che qualcuno abbia potuto controllare a distanza il movimento davanti alla scuola e una volta arrivato il pullman da Mesagne abbia azionato l'ordigno a distanza, di modo che i primi ragazzi scesi dal pullman, passando di fianco al cassonetto, abbiano fatto scattare l'esplosione a causa del sensore di movimento.

"Un congegno che aziona la bomba a una distanza tale da consentire di vedere la scena. - riferisce Dinapoli -  La bomba sarebbe stata portata sulla scena del crimine nell'immediatezza dell'esplosione. Il telecomando, che controllava un sensore volumetrico che è stato attivato dal passaggio delle ragazze, è stato azionato all'arrivo del pullman".
Il procuratore suppone infatti che il cassonetto sia stato posizionato contro il muro della scuola non molto tempo prima che l'istituto aprisse, in quanto il rischio, per chi ha voluto colpire i ragazzi, di lasciare un ordigno troppo a lungo in un determinato luogo poteva essere "controproducente".

Per creare questo ordigno dunque una persona doveva avere delle conoscenze elettroniche molto sofisticate e sono assolutamente delle "stupidaggini", dice Dinapoli, le ipotesi che possa essere stato un qualche ragazzino a creare un attentato del genere.
L'esecutore può essere dunque anche una sola persona, può trattarsi di un gesto isolato, ma è anche difficile creare e trasportare in loco un ordigno del genere senza aiuto. Si può dunque supporre che ci sia stata anche una rete che abbia organizzato il tutto. "Non abbiamo certezze" sottolinea più volte il procuratore, facendo capire che si stanno seguendo più piste, che le ipotesi portano da più parti e che non si possono dare risposte certe su quanto accaduto. "Stiamo lavorando a 360 gradi facendo ipotesi e cercando il movente, non navighiamo al buio, ma è ancora presto e sono necessari approfondimenti".

Citiamo le dirette parole del procuratore Dinapoli: "In termini di probabilità, non in termini di certezza, ci è sembrato di poter escludere la matrice mafiosa. Un'analisi condivisa anche dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Potrebbe essere un gesto isolato, ma non escludiamo la matrice politica e non escludiamo che dietro il singolo attentatore materiale possano esserci altre persone che noi non vediamo".

"Abbiamo iscritto il reato di strage. E' evidente la volontà stragista. Il procedimento è contro persone da identificare. Non ci sono fermati. Non c'è stata nessuna rivendicazione".




Sarah Murru