Attività umane e terremoti: quale correlazione?

In seguito alle dichiarazioni rilasciate dal Dott. Frangipane in merito agli eventuali rischi derivanti dall'estrazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia e alla correlazione di questa ed altre attività umane con i terremoti, abbiamo approfondito l'argomento.

Dott. Frangipane quali sono i rischi connessi ad attività antropiche, oltre a quella citata dell'estrazione di idrocarburi, quali, ad esempio, invasi artificiali o  miniere?
"E' ben noto che invasi artificiali o infiltrazioni lungo linee di faglia, che ne aumentino la liquidità e che quindi diminuiscano la resistenza delle rocce oppure le miniere sfruttate troppo provochino questo. Anche nella pianura padana l'estrazione di gas ha portato la subsidenza del territorio con piccoli terremoti. Non è niente di nuovo."

Per quale motivo alcune attività umane possono provocare dei terremoti, magari non gravi? Vengono meno gli equilibri del terreno?
"La crosta terrestre, soprattutto nelle zone sismiche, è sottoposta a tensioni che sono in un equilibrio instabile per cui basta poco per passare, ad esempio lungo una faglia, dalla tensione alla rottura lungo la faglia stessa. La rottura significa terremoto".

In Italia qual'è la situazione normativa? Vengono fatti degli studi preliminari in questo senso, prima per esempio di sfruttare una miniera o progettare un invaso?
"No, probabilmente vengono fatti prima di fare una invaso artificiale ma per misurare qual'è la resistenza delle rocce che devono sopportare la diga piuttosto che quella del peso dell'invaso. La diga va piantata in una valle per cui vengono fatte delle misure in sito per vedere qual'è l'equilibrio della roccia su cui devono appoggiare le spalle della diga, che è la parte che deve resistere di più".

E' una mancanza della normativa italiana quindi..
"Interventi di ordine primo, quindi importanti, andrebbero valutati anche da questo punto di vista, oltre che nella statica, cioè nel peso, anche nella dinamica".

E questo in Italia non succede?
"Non c'è una norma che obbliga a fare queste cose".

La certezza della connessione tra terremoto ed invaso, come nel caso cinese a Sichuan da lei citato, (nel 2008, un terremoto terribilmente distruttivo, provocò 70 mila morti, cinque milioni di senzatetto e fu scatenato dal peso dell'acqua di un invaso artificiale, ndr) come si fa ad averla?
"Nelle scienza della terra non c'è mai certezza, c'è un limite di probabilità a cui sempre ci avviciniamo. In quel caso l'invaso era enorme, con un peso enorme ed insisteva vicino ad una faglia attiva nota, a poche centinaia di metri. E' avvenuto il terremoto. Mettere insieme le due cose sembra normale. Non c'è stato un grosso dibattito a livello scientifico su questo, a parte una difesa dello stato cinese, quasi d'ufficio, per il resto il fatto è stato ben accettato. Così come il terremoto australiano, che citavo, (nel 1989, a Newcastle, in Australia, lo sfruttamento intensivo di una miniera di carbone provocò un terremoto di magnitudo 5,6, che costò 13 morti, un centinaio di feriti e danni per tre miliardi e mezzo di dollari, ndr) una miniera di carbone è stata sfruttata per l'estrazione per quasi duecento anni, scavando gallerie enormi, grandi come chiese. Alla fine c'è stato un terremoto di una certa entità, anche se non distruttivo come quello cinese".

La certezza della correlazione non c'è, ma nel dubbio in territori sismicamente attivi sarebbe quindi prudente evitare interventi così rilevanti?
"In territori sismicamente molto attivi conoscere anche qual'è l'equilibrio degli sforzi che insistono sul territorio sarebbe una cosa intelligente che farebbe anche risparmiare molto."

A proposito di interventi antropici sul territorio, riguardo al progetto del Gasdotto della Snam che dovrebbe attraversare la dorsale appenninica, e sul quale molto si discute, qual'è la sua opinione?
"La situazione in quel caso è diversa. Un gasdotto è una struttura molto superficiale e non ci sono problemi. Potrebbe verificarsi un terremoto per cause naturali che taglierebbe il gasdotto. Si può parlare di rischio accettabile. Con i rischi dobbiamo convivere. Ci vuole un equilibrio tra rischio e beneficio. Io sono un geologo e non un politico. A livello scientifico, come ripeto, è appurata questa relazione, ma a livello politico non se ne tiene conto di questa esigenza".

Proprio dal mondo dei geologi, riuniti da poco a Firenze per un forum, si è levata una voce unanime proprio in questo senso. Non sfruttiamo appieno tutte le competenze che abbiamo in materia di prevenzione..
"L'equilibrio degli sforzi che insistono sulla crosta terreste sui vari territori è sottovalutato. L'equilibrio è instabile, basta poco per 'passare dall'altra parte'".


Julia Gelodi