AUMENTANO LE FORESTE ITALIANE: FUTURA FONTE DI BIOENERGIA?

Negli ultimi 70 anni le foreste italiane sono raddoppiate: ciò significa nuove aree boschive per frenare l'erosione, contenere rumori e inquinamento, risanare i suoli e stimolare l'economia delle aree rurali. Ma anche nuove fonti di approvigionamento di biomasse

Finalmente una buona notizia: la superficie forestale italiana continua ad aumentare e ha superato i 10,5 milioni di ettari (dati: Inventario Nazionale delle Foreste e del Carbonio). Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, le foreste sono pressoché raddoppiate. Ormai oltre un terzo (34,7%) della superficie nazionale è coperta da boschi, una percentuale paragonabile a quelle di altri Paesi del centro e nord Europa. Questa trasformazione è legata sia a interventi attivi di creazione di nuovi boschi (afforestazione e riforestazione), sia, soprattutto, a processi naturali di espansione del bosco su coltivi e pascoli abbandonati in zone di collina e montagna.
Questi i dati emersi  nel corso della Conferenza nazionale "QUANTA ENERGIA POSSIAMO SOTTRARRE ALLE FORESTE SENZA FERIRLE? Il caso del Lazio", in cordo di svolgimento oggi  a Roma e organizzata dall'ISPRA, in collaborazione con la Regione Lazio, per presentare i risultati di Proforbiomed, il progetto UE che  intende promuovere l'uso della biomassa come fonte rinnovabile di energia, attraverso lo sviluppo di una strategia integrata di uso sostenibile della biomassa forestale nell’area mediterranea.

"Le foreste - si legge in una nota Ispra - sono alla base della ricchezza di biodiversità del nostro Paese (ricettacolo di quasi metà del numero di specie animali e vegetali dell'intera UE) e da millenni questa ricchezza di geni, di specie e di habitat offre alle comunità che hanno abitato e abitano la penisola e le isole, una serie di beni e servizi - ora conosciuti con l'espressione 'servizi ecosistemici' - che comprendono il contenimento dell'erosione, delle piene e delle frane, l'infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione, la regolazione del clima locale, la mitigazione dei cambiamenti climatici, ma anche la tutela di valori spirituali, storici, didattico-scientifici, ricreativi e turistici e, non ultimo, la fornitura di prodotti legnosi (per l'industria e per fini energetici) e non legnosi (funghi, frutti di bosco, resine, aromi e medicinali".
L'Italia è il Paese UE con il minor rapporto tra legna prelevata e legna prodotta. Uno studio dell'ISPRA  stima che dalle foreste nazionali si possono ottenere 3 milioni di tonnellate di petrolio (TEP) equivalenti l'anno, senza ferire le foreste e mantenendo le necessarie misura di salvaguardia e protezione della biodiversità. Questa quantità è pari all'1,6 percento circa dei consumi energetici nazionali.  La legna di provenienza forestale rappresenta una quota significativa del totale della bioenergia (cioé l'energia derivante da biomasse quali legna da boschi, residui delle potatura di frutteti e colture erbacee, residui dell'industria del legno e dell'agro-industria). La bioenergia in Italia contribuisce per 5,2 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti al consumo interno lordo, una quantità che corrisponde a poco meno del 3 percento del totale. La bioenergia rimane tuttora una delle principali forme di energia rinnovabile.

Per quanto riguarda nello specifico la Regione Lazio, il bosco è in lenta ma continua espansione e ha superato 600 mila ettari, una percentuale pari al 35,2 percento del territorio laziale, sopra la media nazionale. Le foreste laziali possono produrre quasi 220 mila TEP, l'1,8 percento del consumo regionale di energia. In linea teorica, nel Lazio sarebbero potenzialmente disponibili circa 640 mila ettari di aree agricole e pascoli abbandonati e degradati che potrebbero essere trasformati in piantagioni forestali per la produzione di legna per energia. Nell'ipotesi, sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, di realizzare 10 mila ettari di nuove colture forestali a ciclo breve, si potrebbero produrre 85 mila tonnellate di legna, in grado di alimentare 4 centrali da 1 megawatt.


red/pc

(fonte: Ispra)