Sergio Binachi, Presidente Avus (foto:Walter Milan)

AVUS: "noi abbandonati
dallo Stato"

Intervista a Sergio Bianchi, Presidente dell'AVUS, l'Associazione Giovani Vittime Universitarie del Sisma,  e padre di Nicola, che ha perso la vita nel terremoto del 6 aprile 2009 a L'Aquila

Sergio Bianchi è il Presidente dell'AVUS, l'Associazione Giovani Vittime Universitarie del Sisma. Suo figlio Nicola ha perso la vita nel terremoto del 6 aprile 2009 a L'Aquila. 13 famiglie si sono unite per dare vita a questa realtà, cresciuta e rafforzatasi nel segno del ricordo. A Roma, durante la conferenza stampa di presentazione del Premio di Laurea per le migliori tesi sulla prevenzione sismica Sergio Bianchi ha esternato il proprio dolore per "essere stati dimenticati dallo Stato".

Signor Bianchi, chi è oggi l'AVUS?
"Siamo 13 famiglie che hanno perso i ragazzi a L'Aquila. Genitori, fratelli, sorelle. Abbiamo intrapreso la strada dell'associazione per mettere in campo diverse iniziative con l'obiettivo di ricordare questi ragazzi il più a lungo possibile".

Oggi ha voluto denunciare l'assenza dello Stato nei vostri confronti...
"In effetti siamo stati soli perché lo Stato "non ci ha proprio visto", neanche da un minuto dopo il terremoto. E' stato comodo per lo Stato cancellarci. Ma noi questo non lo vogliamo. Si è parlato un sacco, anche nei media, della ricostruzione. Ma del dolore delle famiglie e di possibili gesti di vicinanza c'è stata poca traccia. Ci siamo trovati soli e abbandonati".

Che cosa avreste desiderato?
"Ci sarebbe bastato un euro per ogni familiare dei ragazzi morti. Per un valore simbolico di vicinanza, non certo per il lato economico. Invece dallo Stato nessuno ci ha chiamati, nessuna ci ha dimostrato vicinanza reale. Non è stato previsto un percorso di assistenza psicologica, molti di noi hanno dovuto affrontare terapie di questo tipo sostenendo tutte le spese".

E' successo anche a lei?
"Sì è cosi. Sono andato a cercare mio figlio fra le macerie, sperando di trovarlo vivo. Sono io stesso un soccorritore del 118, ma sono rimasto profondamente segnato da quest'esperienza. Con me c'era anche l'altra mia figlia, la sorella di Nicola. E anche lei ha dovuto ricorrere ad un aiuto psicologico per superare il trauma".

Chi vi è vicino oggi?
"Devo dire un grazie all'ordine dei Geologi, che stanno contribuendo ad annullare questa solitudine che viviamo tutti i giorni. Abbiamo questo progetto assieme, del Premio di Laurea, e sono molto partecipi alle iniziative dell'AVUS. Grazie anche al giornalista Umberto Braccili, della RAI, che ha raccolto testimonianze e materiali sui nostri ragazzi, per farne un libro. Nessuno ha voluto pubblicarlo... ‘Il terremoto non fa più notizia', ci hanno risposto alcuni editori. Ma questa è un'altra storia".



Walter Milan