Fonte Wikipedia; Euphoria65

Batteri, virus patogeni e geni di resistenza agli antibiotici nelle acque della costa tra Rimini e Riccione

Lo studio, coordinato, dall’Università di Bologna, si è basato su tecniche avanzate di metagenomica

La salute dell’ambiente e delle persone. Uno studio coordinato dall’Università di Bologna ha analizzato il microbioma delle acque costiere romagnole tra Rimini e Riccione. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports, mostrano la presenza di batteri patogeni, virus umani e geni di resistenza agli antibiotici nelle aree vicine alle foci dei fiumi urbani.

Lo studio si è basato su tecniche avanzate di metagenomica, che permettono di analizzare direttamente il Dna presente nei campioni ambientali senza isolare i singoli organismi. 

Nell’estate 2024, i ricercatori hanno effettuato campionamenti nelle foci dei principali corsi d’acqua a drenaggio urbano: il Marecchia, il Marano e il Rio Melo, oltre a punti di controllo lontani da influenze fluviali. L’obiettivo era valutare l’impatto dell’attività umana su uno dei tratti di costa più urbanizzati e turistici del Mediterraneo. Nel periodo estivo, la popolazione può superare le 800 mila presenze.

“Abbiamo osservato combinazioni specifiche di batteri, virus e geni di resistenza che variano da sito a sito”, spiega  a Bologna Today l’autrice Lucia Foresto Tra i microrganismi individuati figurano batteri come Vibrio, Enterococcus, Escherichia-Shigella e Streptococcus, oltre a virus appartenenti a famiglie come Adenoviridae, Herpesviridae e Papillomaviridae. “Colpisce la varietà dei virus identificati”, aggiunge la ricercatrice Giorgia Palladino. “Tuttavia non è possibile stabilire se siano ancora attivi e in grado di infettare”.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la presenza di geni di resistenza agli antibiotici, In particolare, sono stati identificati 99 geni associati alla resistenza a undici classi di antibiotici, molte delle quali ritenute “criticamente importanti” per la salute umana. Secondo i ricercatori, questi segnali potrebbero derivare non solo da contesti ospedalieri, ma anche da attività agricole e allevamenti intensivi. Ad esempio, il fiume Marecchia si snoda in un’area caratterizzata dalla  presenza di insediamenti industriali. Le foci del Marano e del Rio Melo presentano invece un impatto più contenuto.

I risultati dello studio evidenziano la necessità di sistemi di monitoraggio più evoluti, basati su tecnologie genomiche, per individuare precocemente eventuali rischi microbiologici.

RED/MT

Fonte: BolognaToday