Bertolaso ieri a L'Aquila nonostante le dichiarazioni del premier

Indignati i familiari delle vittime. E mentre si susseguono le dichiarazioni dei politici, Bertolaso ieri in Abruzzo è stato accolto da applausi e ringraziamenti

In seguito alle dichiarazioni fatte ieri dal premier Silvio Berlusconi, che sconsigliava alla Protezione Civile di recarsi ancora all'Aquila per il rischio che "qualcuno gli spari in testa", si sono susseguite le reazioni dei politici e dei familiari delle vittime del terremoto. Stefania Pezzopane, Responsabile Nazionale per la ricostruzione, ha definito gravissime le dichiarazioni del Presidente del Consiglio: "è una dichiarazione allucinante e irrispettosa, che la dice lunga su cosa sia stata per molti la tragedia aquilana, un teatro dove sperimentare propaganda ed aggressività nei confronti dei più deboli". Alfredo Rossini, procuratore della Repubblica, ha commentato "non entro in polemica. Continuiamo a lavorare come al solito bene, velocemente e rispettando le leggi". Alessandro Gioia, del comitato "3e32" ha detto "Rassicuriamo il presidente del Consiglio: nessun volontario della Protezione civile verrà mai toccato da atti di violenza. Gli aquilani sapevano già da tempo che c'era stato un mancato allarme, questi avvisi in sostanza non cambiano nulla. Noi, a differenza del premier, confidiamo nel lavoro della magistratura".

Gianpiero Bocci, Tommaso ginoble e Raffaella Mariani, deputati democratici e componenti della commissione Ambiente della Camera dei Deputati
, hanno definito "gravi e irresponsabili le parole del presidente del Consiglio. Serve un chiarimento, il premier riferisca subito in Parlamento", rendendo così noto di aver chiesto formalmente alla presidenza della VIII Commissione di Montecitorio di attivarsi per richiedere un'immediata audizione del Capo dell'Esecutivo. "L'autonomia del dipartimento della Protezione Civile è stata messa in discussione dalle parole gravi e irresponsabili di Berlusconi. Serve un immediato chiarimento perché è stato svilito e mortificato il ruolo e il lavoro di tanti operatori che hanno lavorato con professionalità e generosità nel dopo sisma. Berlusconi" hanno sottolineato i democratici "continua a trattare le istituzioni come se fossero 'roba sua'. Non è così, la verità è che con queste sparate mediatiche sta cercando di nascondere l'incapacità e i fallimenti del suo governo."

Dal Pdl, il presidente della Provincia Antonio Del Corvo ha invitato "il presidente Berlusconi a non abbandonare il territorio aquilano e i cittadini che lo vivono; abbiamo bisogno di un progetto politico condiviso che coinvolga le migliori energie locali nella nobile finalità della ripartenza dell'Aquila" aggiungendo che "per ricostruire L'Aquila occorre fare squadra e non tirare i sassi tutti i giorni, come fanno gli esponenti della sinistra. Il tempo che impieghiamo nelle polemiche inutili è tempo perso". Dello stesso avviso Filippo Piccone, coordinatore Pdl: "il cinismo della sinistra è tale da non voler riconoscere il puntuale e indispensabile lavoro messo in atto da questo governo sin dall'emergenza e ogni occasione è buona per scatenare una rissa mediatica che non porta a nulla". Roberto Maroni, durante la trasmissione Ballarò di ieri sera, ha dichiarato che "gli uomini della Protezione Civile ci sono all'Aquila, ci andranno ancora e ci resteranno se ce ne sarà bisogno". Maroni ha cercato di giustificare le gravissime dichiarazioni del premier affermando che comunque lo capisce "perché lui ha vissuto personalmente un attentato" ma aggiungendo che "la macchina emergenziale non abbandonerà l'Abruzzo e la popolazione bisognosa".

Indignati i familiari delle vittime, che si sentono offesi dalle parole del premier. Roberto di Simone, padre di un ragazzo morto nella Casa dello studente, ha definito le parole del premier "benzina sul fuoco del dolore. Dopo 14 mesi il problema non è quello di aggiungere violenza a violenza. Chiediamo dignità e rispetto, come caratterizzate da estrema dignità e civiltà sono state le nostre manifestazioni". Il Comitato familiari vittime Casa dello studente ha dichiarato: "noi, che abbiamo perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto. Non si può che gridare Vergogna. E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte a un gioco sporco, che si fa beffe anche dell'etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L'’Aquila al suo destino. Ma sarebbe troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore". E si invita inoltre Berlusconi a leggere la lettera che Bertolaso ha scritto il 5 luglio a Sergio Bianchi, padre di una delle vittime, nella quale si legge: "I morti potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani. Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone". Aggiungendo che se il rischio fosse reale, dal momento che gran parte degli studenti che hanno perso la vita erano dei fuori sede, allora bisognerebbe richiamare la Protezione Civile anche da altre regioni, come Basilicata, Puglia, Campania e Lazio.

Si sfoga anche il giornalista aquilano Giustino Parisse, che nel terremoto ha perso famiglia e amici. E lo fa con una sorta di lettera aperta al premier, pubblicata su Il Centro, in cui si dichiara sconcertato per essere stato definito un potenziale assassino. Parisse ieri ha anche partecipato all'iniziativa che le suore delle scuole paritarie (cattoliche) hanno organizzato a Onna per ringraziare in particolare la Protezione Civile per il lavoro svolto nella costruzione di strutture scolastiche sostitutive a quelle distrutte dal terremoto. All'iniziativa ha partecipato anche Guido Bertolaso, che ieri si è recato prima a Coppito e poi a Onna. Al suo arrivo, il Capo della Protezione Civile è stato accolto con un lungo applauso, non come un nemico, e poi trattenuto da bambini e adulti per firmare autografi e complimentarsi. "Voi aquilani siete sempre nel mio cuore e ci resterete per sempre" ha detto Bertolaso, che quindi ha ignorato il divieto di Berlusconi, cercando però di smorzare i toni delle dichiarazioni: "Io sono qua. La risposta alle polemiche sono questi bimbi che mi abbracciano". Il Capo della Protezione Civile ha anche aggiunto che "le parole di Berlusconi sono un segno di attenzione nei confronti della Protezione Civile. Io sto qui, ci sono stato e ci sarò ancora". La visita di Bertolaso, che era stata programmata da tempo, è comunque stata preventivamente comunicata a Palazzo Chigi.

Bertolaso ieri a L'Aquila ha anche ricevuto il premio "Melvin Jones Fellow" da parte del Lions Club dell'Aquila. Si tratta della massima onorificienza lionistica "per il suo contributo alla ripresa della vita cittadina", un riconoscimento internazionale della Sede Centrale, che viene dato ai Club ed è legato al loro contributo alla Fondazione internazionale LCIF - Lions Club International Foundation. Il nome del premio arriva direttamente da Melvin Jones, uomo d'affari che a Chicago nel 1917 riunì in un Club una serie di uomini disponibili verso i più bisognosi: i fondatori diedero vita a LIONS - Liberty Intelligence Our Nation Safety - in italiano: "Libertà e disponibilità sono il progresso della nostra comunità".

 

 

(red - eb)