Fonte Twitter National Geografic

C'è plastica anche nelle fosse oceaniche

Uno studio rivela: microplastiche nell'apparato digerente di creature che vivono fino a 10 km di profondità

Non si salvano nemmeno le massime profondità marine, la plastica è dappertutto negli oceani. Uno studio pubblicato di recente su Royal Society Open Science, ha infatti scoperto nell'apparato digerente delle creature che vivono alle maggiori profondità tracce di plastica e microfibre.

La nuova ricerca ha preso in esame degli anfidopi, piccoli crostacei simili a dei  gamberetti, che vivono nelle fosse oceaniche. Minuscoli frammenti di plastica, di misura inferiore ai 5 millimetri, chiamate microplastiche, sono state trovate in tutte le fosse e nel 72% degli anfidopi studiati.

La grande novità, secondo il National Geographic, non sta tanto nell'aver messo  in evidenza l'esistenza di creature marine che ingeriscono plastica o nella scoperta dell'esistenza di plastica nelle profondità marine: erano già state rilevate tracce di microplastiche nella Fossa delle Marianne. “La novità starebbe nel fatto che questo studio fornisce delle prove che persino le creature che popolano questi abissi si cibano di plastica” scrive la giornalista Sarah Gibbens.

I biologi, guidati da un gruppo con base in Inghilterra, hanno preso in esame cinque fosse dell'Oceano Pacifico occidentale e un'altra posizionata al largo della costa occidentale dell'America del Sud. I campioni raccolti alla maggiore profondità sono stati quelli a 9.700 metri sotto il livello del mare nella  Fossa delle Marianne. Dopo aver posizionato delle trappole con esca per catturare gli anfipodi, i ricercatori hanno prelevato i campioni e analizzato la parte più interna dell'apparato digerente degli animali, l'intestino crasso.

Risultato? E' emerso che il 66% della plastica che hanno individuato era composta da fibre blu. Erano presenti anche frammenti di colore nero, rosso, viola e rosa. I frammenti sono stati trovati in tutte le fosse prese in esame e oltre il 70% degli anfipodi ne contenevano. Il numero di fibre scoperte era inoltre proporzionale alla profondità delle fosse. Quando gli studiosi le hanno sottoposte ad analisi hanno accertato che le fibre erano dello stesso tipo di quelle usate in alcuni tessuti e lo studio ipotizza che siano finite in mare in seguito al lavaggio di indumenti in lavatrice.

"Questo studio - scrivono gli autori della ricerca - documenta l'ingestione di microplastiche alla maggiore profondità conosciuta, indicando come sia molto probabile che non esistano ambienti marini immuni dall'impatto dell'inquinamento da plastica".

Red/cb
(Fonte: National Geographic)