(fonte foto: radioluna.it)

Cambiamenti climatici e stili di vita: siamo davvero resilienti?

"Lo dicevamo da tempo senza essere ascoltati, l'evoluzione e l'alternanza di eventi meteo 'forti' e contrapposti si sono accentuate. Siccità elevate e poi diluvi. Occorre mitigare gli impatti di tali eventi e riflettere sui nostri stili di vita troppo poco resilienti". Lo afferma Carlo Cacciamani, Direttore Arpa-Simc ER

"La scorsa settimana, in Emilia Romagna  abbiamo avuto un altro esempio di cosa sia un estremo meteo. Non mi riferisco alla neve certamente, perché una o due nevicate in pianura padana in inverno fanno notizia, semmai, solo perché sono poche...Mi riferisco invece, e quelle sì che invece  fanno notizia, le nuove piene fluviali, a febbraio (!!!), sui torrenti della Romagna, e soprattutto la concomitanza di 4 metri e più di altezza onda in Adriatico con il livello del mare sui lidi ravennati superiore al metro e venti cm. Che hanno assieme prodotto mareggiate fortissime, perdita di spiagge e la devastazione del litorale dalle Marche fino al Po. E fa notizia un nuovo gennaio analogo a quello dell'anno scorso. Caldo e senza neve. E accaduto dopo una estate del 2014 umida e fredda".  E' quanto scrive Carlo Cacciamani, Direttore Servizio IdroMeteoClima Arpa (Arpa Simc) Centro funzionale Emilia Romagna, riflettendo su quanto avenuto lo scorso fine settimana in Emilia Romagna, dove, da una parte abbondanti nevicate hanno paralizzato città, viabilità ferroviaria e autostradale, hanno lasciato senza elettricità e senza connessione internet decine di migliaia di utenze, e dall'altra le piogge  e le violente mareggiate hanno causato esondazioni ed enormi danni sulla costa, con l'abbattimento di tantissimi stabilimenti balneari e grandi problemi ai cittadini e alle attività produttive.

"Sta accadendo quello che stiamo dicendo in tanti da tempo. Senza essere troppo ascoltati in verità - prosegue il Prof. Cacciamamani - . Sta accadendo che l'evoluzione e l'alternanza di eventi "forti" e talvolta di segno contrapposto si sono accentuate. Siccità elevate e poi diluvi. Pioggia al posto della neve. E così via.... Questa anomalia nella variabilità è connessa al Global Warming, il riscaldamento globale, che ha delle marcate evidenze anche a scala più locale.
È assolutamente necessario definire, pianificare e attuare azioni di adattamento. E pianificare un po' più a lungo termine. Non vedere solo "domani" o i prossimi due-tre anni come futuro....Vanno attuate azioni che mitighino gli impatti di eventi estremi, che saranno più frequenti in futuro. E che sono già più frequenti ADESSO. Adesso....
Un singolo evento NON è di per sé manifestazione di un clima modificato. Ma la maggior frequenza di eventi estremi SÌ, sì e ancora sì. Così come una singola rondine che arrivasse troppo presto da noi non ci farebbe preannunciare una anticipata primavera, ma tante rondini Si, sì e ancora si.
Riflettiamo su questi punti e aggiungiamo anche una riflessione aggiuntiva sui nostri stili di vita così "troppo poco"...resilienti. L'ipertecnologia, l'uso bulimico dell'energia che si manifesta ad esempio nell'uso smodato dell'auto, il non rispetto dell'ambiente, la cementificazione selvaggia e tanto altro, non ci aiutano e non ci aiuteranno a difenderci da questi scenari climatici.
Ricordiamo che il rischio è il mix malefico di pericolosità, vulnerabilità e esposizione dei territori. La pericolosità sta crescendo a causa del Global Warming e questo accade in territori sempre più vulnerabili e in una società sempre meno resiliente. Cioè meno capace di sopportare. Sono tre fattori cruciali. Si mescolano tra loro.
Non siamo convinti di essere meno resilienti? Ah no?....Non basta forse un blackout dell'energia per mostrare tutti i nostri limiti di sopportazione? Per farci cadere nel panico?....
Meditiamo. C'è ancora un po' di tempo. Ma sempre meno...per...aiutarci...."

red/pc


Per approfondimento: Gestire il rischio mentre il clima cambia di Carlo Cacciamani
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