Campi Flegrei, il pericolo "dimenticato"

Il supervulcano alle porte di Napoli è una delle realtà geologicamente più pericolose in Europa e nel mondo. Tutti guardano al Vesuvio, ma pochi conoscono i reali pericoli di queste caldere nel sottosuolo

Si chiamano Campi Flegrei non a caso. Il nome gliel'hanno dato i Greci da flègo, che significa "brucio", "ardo". E' una delle più pericolose aree vulcaniche d'Europa e forse del mondo, ma nessuno sembra farci più di tanto caso. I Campi Flegrei si estendono per 12 kmq a nord-ovest di Napoli. E' un "supervulcano", una formazione sotterranea fatta di grandi caldere, simile a quelle che si trovano nel Parco di Yellowstone. Non c'è un vero e proprio cratere, non c'è una montagna lavica ad identificarlo, ma il potenziale distruttivo è enorme. Rispetto ad un vulcano "tradizionale", una possibile eruzione esplosiva è difficilmente prevedibile. Ma soprattutto nessuno sa da dove potrebbero fuoruscire lava e lapilli.

Considerando che stiamo parlando di un'area densamente antropizzata, le preoccupazioni degli esperti sono tutt'altro che infondate. La Protezione Civile ha da qualche giorno innalzato lo stato di rischio, portandolo da "base" ad "attenzione". Da qualche tempo infatti il suolo ha cominciato a innalzarsi con picchi di tre centimetri al mese. Non è detto che siano i segnali di un'imminente attività, ma come ha confermato lo stesso Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli "i risultati delle ultimi analisi ci hanno fatto capire che qualcosa sta succedendo, facendoci innalzare la guardia". In passato c'erano già state manifestazioni simili: dal 1970 al 1972 il bradisismo aveva provocato un sollevamento del suolo di circa 170 centimetri nel porto di Pozzuoli, e dal 1982 al 1984 si è verificata una seconda risalita che portò il sollevamento delle banchine all'altezza di circa 3 metri.
In un incontro avvenuto nei giorni scorsi nella sede del Dipartimento di Protezione Civile il comitato operativo ha fatto il punto sulla situazione. Fra gli esperti intervenuti al tavolo tecnico c'era anche Marcello Martini, il direttore dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Professor Martini, che situazione c'è in questo periodo nell'area flegrea?
"Nei nostri progetti di ricerca monitoriamo continuamente l'attività vulcanica nella zona del Vesuvio, ma anche nei Campi Flegrei. Qui abbiamo riscontrato dal 2005 un bradisismo, un innalzamento del suolo, che ha raggiunto dei picchi di tre centimetri al mese. E' un dato "significativo" che arriva dopo anni di quiescenza: ci obbliga ad una maggiore attenzione".

E' possibile la previsione di un'eventuale eruzione?
"E' molto difficile. I Campi Flegrei sono un fenomeno complesso, con tanti aspetti ancora da scoprire. Dopo anni di ricerche non abbiamo ancora un perimetro ben preciso della zona, sappiamo solo una generica estensione. Le ricerche proseguono, ma anche la caldera nel sottosuolo è in continuo cambiamento. Non è un vulcano tradizionale, non c'è un cratere e non c'è una bocca ad indicarci dove può avvenire un'eruzione".

Quanto tempo può passare dai primi segnali ad un'eruzione potenzialmente devastante?
"Anche qui è difficile rispondere. Stiamo studiando alcuni supervulcani del mondo con caratteristiche simili, ma redarre una precisa tabella collegando scientificamente fenomeni e tempi, con le attuali conoscenze scientifiche, è impossibile".

Che consapevolezza c'è oggi a Napoli della pericolosità della zona dei Campi Flegrei?
"Purtroppo molto poca. Si parla tanto del Vesuvio, ma poco di questa zona, che è altrettanto pericolosa. La scarsa consapevolezza del pericolo deriva dalla grande discontinuità nel ciclo eruttivo, che a volte fa pensare alle gente che il vulcano sotterraneo sia "spento". Non è affatto così. Abbiamo davanti uno scenario di grande incertezza, dove la componente esplosiva è molto importante e pericolosa. Dobbiamo anche segnalare che la stessa città di Napoli si trova ad est dei campi flegrei, che possono con le loro eventuali eruzioni esplosive riversare grandi quantità di ceneri sulla città. Non c'è nessuna volontà di voler spaventare, c'è la necessità di essere consapevoli, perché è solo nella consapevolezza che si possono intraprendere quelle azioni che possono mitigare gli effetti di una possibile eruzione".



Walter Milan


Marcello Martini dal 2007 è direttore dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e membro della Gruppo di Lavoro nominato del Dipartimento della Protezione Civile
per i piani di emergenza del dei Campi Flegrei. Dal 1996 ha ricoperto l'incarico di membro della Commissione di Esperti nominata dalla Prefettura di Napoli per i piani di emergenza del Vesuvio.