Casa dello Studente: 4 anni di
carcere ai tecnici dei restauri

Il Gup del Tribunale de L'Aquila ha condannato i tecnici e gli amministratori dell'ente per il diritto allo studio abruzzese. Pene da 30 mesi a quattro anni

La casa dello studente de L'Aquila è crollata durante il terremoto. Ma la causa del cedimento non fu il sisma, ma la progettazione. L'edificio venne distrutto per colpa umana, non per un tragico destino. E' questo il principio cardine della sentenza che ha emesso il Gup, il giudice dell'udienza preliminare, del Tribunale de L'Aquila, Giuseppe Greco, che ha condannato a quattro anni di reclusione Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, i tecnici che si occuparono del restauro dell'edificio nel 2000. Una condanna meno pesante, a due anni e mezzo è stata inflitta a Pietro Sebastiani, tecnico dell'Azienda per il diritto agli studi universitari abruzzese. Sono stati assolti Luca D'Innocenzo e Luca Valente, all'epoca rispettivamente presidente e direttore dell'Adsu, e Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, responsabili di interventi minori.
La palazzina della Casa dello studente, situata in via XX Settembre, è stato uno degli edifici più colpiti dal terremoto del 2009, che l'ha praticamente rasa al suolo. Sotto le macerie hanno perso la vita otto studenti, mentre quattro si sono miracolosamente salvati, anche se con gravi ferite. Hanno voluto assistere alle udienze del processo, seguendo in prima persona le ricostruzioni che hanno portato alla condanna dei tecnici.
Il Gup ha accolto le richieste del pubblico ministero, Flavio Picuti, che aveva chiesto una condanna a quattro anni di reclusione definendo la Casa dello studente "un castello di carte". Difetti strutturali quindi, già presenti dalla costruzione negli anni '60 e aggravati ulteriormente dai lavori di restauro e adeguamento dei locali avvenuti nel 2000. Nel corso dell'inchiesta l'edificio è stato ‘radiografato' in ogni sua parte dai periti. Maria Giovanna Mulas, del Politecnico di Milano, ha presentato una perizia per conto del tribunale di 1300 pagine, analizzando i fattori che hanno portato al crollo e concludendo che il terremoto fu sì il fattore scatenante del crollo, ma che la causa intrinseca del collasso della Casa dello studente furono gli errori progettuali, i restauri sbagliati e la mancata vigilanza di chi doveva monitorare lo stato dell'edificio e invece non ha mai messo in atto una seria indagine sulla sicurezza dello stesso. Sembra che il crollo sia stato favorito anche da una pesante parete antincendio, costruita - secondo i periti - senza alcuna valenza strutturale.
"Ero convinto di quello che avevo chiesto, sono soddisfatto", ha detto al termine dell'udienza il pm. Per le famiglie delle vittime il giudice ha disposto un indennizzo di due milioni di euro. Molte famiglie non si accontentano della condanna a 4 anni per i principali responsabili e hanno già detto che ricorreranno anche in appello. L'avvocato che segue alcuni di loro, Wania Della Vigna, ha fatto sapere che coinvolgeranno in un processo civile anche la Regione Abruzzo, in quanto titolare dell'immobile.

Walter Milan