Chi decide e chi giudica:
a Roma il convegno ProCiv

Si è svolto ieri a Roma il convegno, organizzato dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Fondazione Cima, dedicato alla responsabilità penale di chi si trova a decidere in caso di emergenza, al ruolo dei magistrati e di chi deve informare i cittadini sui rischi

Si è appena concluso, presso la Biblioteca Nazionale di Roma, il convegno "Chi valuta, chi decide, chi giudica. Protezione civile e responsabilità nella società del rischio", organizzato dal Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con la Fondazione Cima. La giornata è stata dedicata ai rischi e alle responsabilità, al ruolo degli operatori della protezione civile, che si trovano a decidere, e dei magistrati, che invece giudicano ex post. Il tema, decisamente di attualità, porta inevitabilmente a pensare al processo alla Commissione Grandi Rischi in corso in queste settimane.

Come ha spiegato il Capo del Dipartimento Franco Gabrielli nel suo intervento introduttivo, la giornata di oggi è nata dalla "constatazione che una parte importante e difficile del lavoro svolto dalla Protezione Civile, quella relativa alla previsione degli eventi catastrofici e alle possibili misure di prevenzione dei disastri, non viene letta e capita con consenso unanime da diversi soggetti, tutti coinvolti in una pluralità di funzioni e ruoli nelle dinamiche generate da una catastrofe naturale". Da qui, la scelta di invitare a questa giornata di studi diverse e variegate personalità, tra cui magistrati, procuratori, professori di diritto, ma anche dirigenti del Dipartimento e dell'ARPA, scienziati ed esperti di informazione e comunicazione. Tutti concordi nel ritenere necessario condividere e conoscere le differenti pratiche e i criteri che guidano il lavoro da un lato degli operatori della protezione civile, dall'altro dei giudici.

Tema centrale della giornata, la costante ricerca di colpe - o di capri espiatori - nei comportamenti di chi si trova a gestire una calamità naturale o antropica, "allargando l'area di indagine anche alla fase di previsione e di ‘gestione informativa della previsione'" - ha messo in evidenza Gabrielli. Inoltre, mentre da un lato "non cresce la disponibilità a considerare il rischio esistente come una dimensione che è indispensabile affrontare" - ha aggiunto il Capo Dipartimento - "è aumentata a dismisura la domanda sociale di sicurezza. Il cittadino è diventato ‘consumatore' di sicurezza, percepita come un servizio che gli è dovuto a prescindere dai suoi comportamenti e dalle conseguenze delle sue scelte".

In due sessioni, la prima dedicata principalmente alla responsabilità penale e la seconda alla comunicazione dei rischi e al diritto all'informazione, la giornata ha permesso di affrontare il concetto di prevedibilità dei rischi e delle catastrofi, sottolineando in diverse occasioni come il sapere scientifico non sia certo, e quello fondamentale di prevenzione, su cui è necessario investire affinché si esca dalla logica dell'emergenza.

Tra le due sessioni, è stata inaugurata, sempre presso la Biblioteca Nazionale di Roma, la mostra Terremoti d'Italia, che rimarrà aperta al pubblico fino al 14 ottobre. Attraverso foto, storie, documenti e strumenti, la mostra racconta cos'è il rischio sismico e ripercorre alcuni dei terremoti più devastanti che hanno colpito il nostro Paese. Al termine del percorso della mostra è stata inoltre installata la "Piattaforma sismica", uno strumento in grado di simulare gli effetti di un terremoto, facendo vivere a chi la prova le sensazioni di una scossa percepita in strada, poi al quinto piano di un palazzo ed infine all'interno di un edificio costruito utilizzando gli isolatori sismici.


 

Elisabetta Bosi