Cialente a Napolitano: ''Presidente, la citta' e' allo stremo''

In una lettera inviata in dicembre al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sindaco de l'Aquila Massimo Cialente, ora dimissionario, faceva presente la drammatica situazione della città e avvertiva: "La ricostruzione privata si bloccherà nei primi mesi del 2014"

''Presidente, siamo senza parole''. Così Massimo Cialente (ex-sindaco de L'Aquila che due giorni fa ha rinunciato al suo mandato) in una missiva inviata l'11 dicembre 2013 al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La lettera  apriva sulla contrarietà di Cialente circa la rimozione di  Fabrizio Magani, spostato da L'Aquila, dove aveva funzioni di direttore generale della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici  dell'Abruzzo (articolazione territoriali del Mibac - Ministero dei Beni Culturali) con destinazione Pompei: un cambio in corso d'opera, incomprensibile secondo Cialente e che avrebbe rappresentato una ulteriore battuta d'arresto nella ricostruzione.
"La ricostruzione de L'Aquila è una delle prove più pesanti, difficili e complesse poste dinanzi alle forze del Paese - scrive l'ex primo cittadino, che denuncia "l'abbandono totale de L'Aquila da parte del Governo. Non vi sono soldi per per la ricostruzione pubblica - scrive ancora Cialente -, sono finiti e non si prevedono nuovi finanziamenti. E' tutto fermo. Non vi sono soldi per la ricostruzione privata che si bloccherà nei primi mesi del 2014. Il ministro Trigilia, che dovrebbe seguire le problematiche relative alla ricostruzione dei centri del cratere è completamente assente. Signor Presidente, la città è allo stremo".
Quindi l'ex-Sindaco chiede al Presidente Napolitano se non sarebbe più giusto "riconsegnare il nostro ruolo nelle mani del Prefetto" e portare lo Stato a L'Aquila per far sì che si prenda coscienza di cosa sia oggi "una città che non c'è più".


red/pc