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Clima, trimestre "bollente". Coldiretti: "Siamo sull'orlo del precipizio"

Da quando esistono le rilevazioni della temperatura, il mondo non ha mai avuto un trimestre così caldo. Da gennaio a marzo si è registrata una temperatura superiore di 1,15 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo. Sullo sfondo, nella Giornata della Terra, c’è la ratifica dell’accordo sul clima siglato a Parigi. Ma secondo Coldiretti “il mondo si è fermato sull'orlo del precipizio”

Gennaio, febbraio e marzo 2016. Volgendo lo sguardo all'indietro è possibile scoprire che questi primi tre mesi dell’anno sono stati i più caldi di sempre. O almeno dal 1880, anno in cui sono iniziate le rilevazioni della temperatura da parte del National climatic data centre. A evidenziare questo dato, in occasione della Giornata mondiale della Terra, è Coldiretti. Tutta l’attenzione è diretta all'Onu e alla ratifica - da parte di Ban Ki Moon e di 165 leader mondiali - dello storico accordo sul clima siglato lo scorso dicembre a Parigi. L’obiettivo è - pardon, sarebbe - quello di fermare il riscaldamento del pianeta.
“La firma avviene dopo che il primo trimestre 2016 si è classificato come il più caldo di sempre a livello mondiale con la temperatura media registrata sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 1,15 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo" fanno sapere da Coldiretti.
"Il mondo si è fermato sull'orlo del precipizio con la conferma della tendenza al surriscaldamento testimoniata dal fatto che non si tratta di un dato isolato, poiché tra i 10 anni più caldi degli ultimi 137 anni, ben nove sono successivi al 2000" spiega Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti.
Gli effetti del cambiamo climatico si fanno sentire anche in Italia. Nel nostro paese il 2015 si è classificato come l'anno più caldo della storia da quando esistono i rilevamenti climatici secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr.
Il risultato di tutto questo? “I comuni italiani a rischio frane o alluvioni sono saliti a 7.145, ovvero l'88,3% del totale”, spiegano da Coldiretti (l’elaborazione è avvenuta su dati Ispra). "Al fenomeno non è certamente estraneo il fatto che l'Italia - denuncia la Coldiretti - ha perso il 28 per cento della terra coltivata per colpa della cementificazione e dell'abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile ad appena 12,8 milioni di ettari".

red/gt