fonte pixabay

Cnr, le zanzare aumentano ma non trasmettono il coronavirus

Nella giornata mondiale della lotta alle zanzare un ricercatore risponde a tutte le domande su questi insetti e sulle malattie che portano

Non è una sensazione degli italiani, le zanzare tigre sono aumentate e sono diventate più aggressive anche per il caldo di questa estate rovente. Ma una cosa è certa: non trasmettono il coronavirus. A confermalo il ricercatore del Cnr Irsa, Istituto di Ricerca sulle Acque di Verbania Pallanza, Diego Fontaneto, in occasione del World Mosquito Day, l'appuntamento dedicato alla lotta alle zanzare e alle malattie trasmesse da questi insetti, la febbre dengue, la febbre del Nilo, fino al Zika, Chikungunya e febbre gialla. Tutti virus che possono essere portati dalla zanzara tigre, un insetto contro cui l'Italia combatte dal 1990. Arrivata con dei copertoni dagli Usa dove a loro volta erano giunte dall'Asia dell'est, hanno ormai invaso quasi tutta Europa. "In effetti la presenza della Aedes albopictus, la zanzara tigre, è aumentata un po' dappertutto, complici il caldo e l'umidità che hanno favorito la nascita delle larve", spiega il ricercatore, "tutto dipende dal clima, dalle condizioni ambientali locali, dal periodo e da quello che si fa. Stando in un giardino e non farsi mai pungere è praticamente impossibile".

La prima ondata di insetti è avvenuta già a metà maggio, ma avverte Fontaneto "un bilancio della situazione si potrà fare solo a fine stagione. Le tigri infatti vivono fino a quando le temperature scendono sotto i 10 gradi, il che significa che se avremo un autunno tiepido si dovrà combattere ancora per diversi mesi". A pungere, ricorda il ricercatore, sono solo le femmine che succhiano il sangue ricco di proteine per lo sviluppo delle uova e non i maschi. Oltre alla tigre, la più fastidiosa perché è piccola ed è attiva praticamente 24 su 24, ci sono circa 70 specie 'made in Italy', di cui quella di risaia (Aedes caspius), l'anofele che portava la malaria e la Culex che di notte ronza nelle orecchie. Un ruolo importante ha avuto anche il comportamento umano nella gestione ambientale. Nelle zone di pianura, ad esempio, è stato introdotto il sistema delle risaie 'in asciutta', chimicamente più pulite senza diserbanti, ma dove i predatori delle zanzare come libellule e rane non riescono più a riprodursi. Il problema è che specie diverse di zanzare prediligono tipi diversi di acqua; per alcune basta quella nei sottovasi per crescere; altre sono abbondanti al mare vicino alle pozze di scogliera; altre si sviluppano nei bidoni di plastica dove si lascia l'acqua a decantare negli orti prima di irrigare.

Red/cb
(Fonte: Ansa)