Commissione Grandi Rischi:
Gabrielli teste al processo

Il Capo Dipartimento presente ieri a L'Aquila come teste di difesa nel processo contro la Commissione Grandi rischi che si riunì pochi giorni prima del terremoto del 2009. " La pianificazione spetta ai Comuni e alla Provincia mentre la regia spetta alle Regioni. I piani devono esistere, essere effettivi ed essere conosciuti".

Ieri il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli  è stato chiamato a L'Aquila come teste nel processo in corso contro i sette componenti la Commissione Grandi Rischi, accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose, in relazione alla riunione che tenne nel capoluogo abruzzese appena una settimana prima del terremoto del 6 aprile 2009, che provocò la morte di 309 persone. La Commissione fornì - secondo l'accusa -notizie rassicuranti sull'evoluzione dello sciame sismico in atto da mesi nel territorio abruzzese, per questo il processo vede imputati  tutti i sette membri della commissione: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce.

Gabrielli, chiamato come test della difesa, ha parlato sia del ruolo dell'informazione, al centro dell'interrogatorio, sia della situazione della Protezione Civile: "
La veicolazione dell'informazione produce non effetti certi ma certi effetti'' ha detto riferendosi al terremoto ma anche alla vicenda della Concordia ed alle ripetute scosse nel Pollino, in Calabria. L'ex prefetto de L'Aquila ha poi sottolineato la necessità che ogni comune possieda, applichi e diffonda un piano di Protezione Civile: "In Italia la maggior parte dei comuni non dispone di un piano di protezione civile. In sede di riforma del Dipartimento della Protezione Civile, in discussione, ho chiesto di sanare questo aspetto dando al Dipartimento la possibilità di interagire, ma al momento non è possibile. La pianificazione spetta ai Comuni e alla Provincia mentre la regia spetta alle Regioni. I piani devono esistere, essere effettivi ed essere conosciuti".

Davanti al giudice, Marco Billi, ha sottolineato che ''non ci sono strumenti e neanche la possibilità di incidere effettivamente; non posso dire ai Vigli del fuoco di andare sul Pollino per intensificare la prevenzione dello sciame sismico se poi devo gestire anche le alluvioni in tutta Italia e gli uomini sono sempre quelli''. Troppe emergenze e situazioni critiche per un personale insufficiente. Gabrielli ha poi posto l'attenzione sul ruolo che devono avere i sindaci che sono " l'unica autorità di protezione civile'' e che conoscono profondamente il proprio il territorio: "io da Roma come posso sapere quali sono gli edifici con criticità?"

Per quanto riguarda il caso de L'aquila, nel 2009 secondo Gabrielli ''il Dipartimento ha messo a disposizione una conoscenza scientifica'' ma che ''si carica di significati ulteriori rispetto ai flussi informativi dei centri di competenza''. La Commissione ''doveva fornire un contributo se fosse possibile prevedere questa scossa, se il territorio aquilano presentava rischi sismici''. E il Capo Dipartimento, dati alla mano, ha riferito che da novembre 2010 ad oggi in Italia sono state registrate 17.901 scosse di terremoto e da quando Gabrielli ha rilevato Bertolaso alla guida del Dipartimento, a fine 2010 allo scorso 31 marzo scorso, le scosse all'Aquila sono state circa 250''.


RED/JG