Consulta Nazionale
Noi e il Dipartimento

Intervista al Presidente della Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile, Simone Andreotti

La modifica all'articolo 5 della legge 225 del'92, contenuta nel Milleproroghe, è passata: voi come Consulta Nazionale e il Capo Dipartimento Franco Gabrielli, tra gli altri, avevate espresso molto chiaramente la vostra contrarietà e preoccupazione in merito. Secondo lei la preoccupazione di altre istituzioni e associazioni non si è fatta sentire con forza sufficiente?
"Le preoccupazioni sono state lanciate con forza a tutti i livelli, purtroppo la scelta stessa di inserire l'emendamento nel Milleproroghe ha reso complesso l'ascoltare e rendere efficaci le perplessità emerse, nel senso che i tempi sono strettissimi. Lo abbiamo scritto nella nostra lettera: come Consulta è evidente che non siamo d'accordo non solo nel merito, ma anche nel metodo. In questo modo si schiaccia la discussione, perché non si parla di come migliorare la Protezione Civile, ma con un cavillo si inserisce una norma che le 'taglia le gambe'. E' stato un po' spregiudicato il modo in cui si è andata ad intaccare una legge importante come la 225. Dico purtroppo perché in emergenza ci si accorgerà di questa carenza e questo sarà un peso per tutti quelli che operano in emergenza, dai cittadini che vanno soccorsi ai soccorritori. A quel punto probabilmente si tornerà indietro. Certo dovere arrivare a questo è veramente assurdo, ma questa purtroppo è la situazione che viviamo".

Quindi lei reputa che solo in occasione della prossima emergenza ci si renderà conto dell'errore che è stato fatto?
"Purtroppo temo che il rischio sia questo. Spero però che la politica si renda conto prima e corra ai ripari".

Sono stati resi noti i dati del '5 per mille': gli Italiani hanno premiato il volontariato, dimostrando così la loro fiducia e la voglia di sostenerlo. Per voi una gratificazione non solo economica ma anche morale..
"Questi dati testimoniano quello che sul territorio già sappiamo, e cioè che da parte dei cittadini c'è una grande attenzione per il mondo del volontariato. Noi continuiamo ad aggregare nuovi volontari che vogliono dare un contributo in prima persona, oltre che economico. E' un fenomeno in crescita: questo dimostra che siamo una delle parti più 'sane' della società italiana e anche del sistema di Protezione Civile. E' un segnale che ci riconosce, che ci rende felici, che deve essere poi chiaramente ascoltato e letto anche dalle Istituzioni perché è evidente che siamo una parte sana che deve crescere, e grazie ai cittadini lo facciamo, con l'aggregazione, con il 5 % mille. Devo dire che in questi primi mesi l'attenzione da parte del Dipartimento c'è stata nelle parole, ma anche nei fatti. Da un punto di vista strettamente di Protezione Civile questa attenzione c'è e mi sembra che gli ingredienti per continuare a crescere ci siano. Ora deve essere allargata in generale a tutte le Istituzioni, e qui torniamo al Milleproroghe: è un segnale che dovrebbe leggere la politica".

Fin dal suo insediamento, il Capo Dipartimento ha dimostrato grande attenzione al mondo del volontariato. Anche il Presidente del Centro Nazionale per il Volontariato On. Zamberletti, durante il convegno conclusivo del 'Villaggio Solidale' a Lucca, ha definito il volontariato 'il più grande strumento della Protezione Civile'. Un messaggio importante..
"E' un messaggio che deve fare proprio la politica. Per quanto riguarda il Dipartimento direi di più. Gabrielli non si è limitato ad un proclama durante un convegno, che è una cosa facile, ma lo ha sostanziato in atti pratici. Dal punto di vista del Dipartimento siamo più che soddisfatti, lavoriamo insieme. E' la politica che deve leggere questo messaggio".

Ha parlato di atti concreti da parte di Gabrielli, quali in particolare?
"Stiamo lavorando insieme ad una serie di progetti: realizzare le Giornate Nazionali del Volontariato di Protezione Civile, un momento di impegno ma anche di visibilità, costruire gli Stati Generali del Volontariato, dove ci si confronti sul tema della rappresentanza del volontariato e dell'aggiornamento della norma. Il Dipartimento sta poi dedicando ampio spazio al nostro lavoro sul sito internet, sta ascoltando tutte le tematiche più tecniche e specifiche che proponiamo, sia le criticità che evidenziamo sia le proposte che andiamo a sviluppare per superarle. Già rafforzare attraverso mezzi ed attrezzature la capacità operativa delle associazioni nazionali è un primo risultato: si vede la volontà di collaborare. Anche il fatto che il Prefetto Gabrielli sia sempre presente durante le riunioni della Consulta dimostra una volontà precisa di dialogare con le associazioni sentendo i loro punti di vista e le loro necessità, per andare poi a superare le loro problematiche".

Il Capo Dipartimento Gabrielli, in un'intervista rilasciata al nostro giornale, parlando del regolamento per l'impiego del volontariato nell'attività in Protezione Civile, che risale al 2001, ha dichiarato: "10 anni dopo è il tempo di una riflessione comune su come è stato applicato" e si è detto intenzionato ad introdurre "una serie di semplificazioni sia nelle procedure di erogazioni dei rimborsi per gli interventi sia in quelle di concessioni dei contributi per il potenziamento della capacità operativa" con l'obiettivo di "rendere più scorrevole l'attività del volontariato". Lo scopo sarebbe quindi quello di rendere omogenea su tutto il territorio nazionale l'attività del volontariato. Come si può realizzare questo senza rischiare, come ha affermato l'On. Zamberletti, di renderlo troppo 'burocratico'?
"Questa è una delle sfide che stiamo portando avanti con il Prefetto Gabrielli. La norma, che è la base che regola la nostra attività, è sicuramente invecchiata e forse aveva dei problemi fin dalla nascita, quindi stiamo avviando un ragionamento insieme, attraverso dei gruppi di lavoro, sia sul come utilizzare al meglio questo strumento sia su come superarlo andando a costruire un nuovo regolamento che sia più attuale e che risponda al meglio alle esigenze del volontariato di Protezione Civile, compresa quella di un'omogeneità procedurale su tutto il territorio nazionale. Questo non significa burocratizzare, anzi cercare delle formule in cui ci siano delle linee guida e delle procedure unitarie che permettano a tutti di partecipare alle attività di Protezione Civile salvaguardando le differenze tra associazione ed associazione, che sono la vera caratteristica del volontariato. La nostra forza è proprio che siamo tanti, siamo diversi, ma abbiamo poi quel senso delle istituzioni che nelle emergenze ci consente di coordinarci e farci coordinare pur nella nostra diversità. Ovvero la nostra forza è che il volontariato è, allo stesso tempo, l'Associazione Nazionale Alpini, le Misericordie d'Italia, le Anpas, ma anche gli Scout e Legambiente. Approcci diversi e specializzazioni diverse, che coordinate nel modo giusto permettono di dare una risposta unitaria e completa alle esigenze che l'emergenza pone. Si tratta di andare a sostanziare questa attraverso una rivisitazione di quel regolamento che renda ancora più facile la pratica".

Da parte del mondo del volontariato è emersa la sensazione che ci sia una sorta di 'gap' tra la base e il vertice, quindi le istituzioni, una sorta di 'terra di mezzo' da colmare. Secondo lei con quali strumenti si può superare questo divario, se c'è, e come lo vede lei dal punto di vista di Presidente della Consulta Nazionale di Volonatariato?
"Questo per me è collegato al regolamento, visto che il regolamento è ormai del 2001 e non ha sciolto di fatto il tema della rappresentanza del volontariato e della sua interlocuzione con le istituzioni. La Consulta Nazionale è uno strumento che consente alle associazioni nazionali di riunirsi ed interloquire con il Dipartimento. Il tema della rappresentanza è uno di quelli che stiamo trattando, cercando di trovare una formula che permetta alla base di essere rappresentata in tavoli propositivi di discussione e confronto, per interfacciarsi con le Istituzioni, con il Dipartimento ma anche con le Regioni, che sono l'altro punto di riferimento fondamentale per il Volontariato".

Durante il 'Villaggio Solidale' di Lucca è emerso il concetto che i volontari, come lei stesso ha detto, siano prima di tutto dei cittadini e che la loro valenza di 'sentinelle del territorio' sia dovuta al loro legame con i territori stessi. In questo senso, cosa pensa di esperienze di Protezione Civile 'partecipata', come Procivibus, un sito in cui sono gli stessi cittadini ad inserire, tramite delle schede, dei dati che serviranno poi, per esempio a realizzare  Piani Comunali di Protezione civile. Strumenti di questo tipo sono utili alla Protezione Civile? Il cittadino può rendersi utile anche in questo modo?
"Io credo assolutamente di sì. Il volontariato di Protezione Civile è conosciuto dai cittadini per i suoi interventi in emergenza di qualità. In realtà svolge un'attività costante nel territorio anche di controllo, prevenzione, monitoraggio e segnalazione di eventuali pericoli, ma anche di pianificazione dell'emergenza. Avere strumenti che permettano ai volontari o ai cittadini di segnalare dati utili, con l'ausilio della tecnologia moderna, è una buona strada da percorrere. Bisogna chiaramente stare attenti, perché l'eccesso di segnalazioni può rendere illeggibile il dato, ma sperimentazioni di questo tipo credo che aiutino a calibrare meglio lo strumento".

Cosa auspica per il futuro e cosa servirebbe al volontariato di Protezione Civile?
"L'auspicio, ed è quello che stiamo facendo, è innanzitutto di farci conoscere di più non solo nei momenti di emergenza ed avere sempre più interlocuzione, non solo con il Dipartimento, ma anche con le Regioni e la politica, in modo tale che quando si vada a ragionare sul Sistema di Protezione Civile si senta di più la voce di una delle componenti che in merito a qualcosa da dire e qualcosa ne sa".


Julia Gelodi