La foto dell'Ass. EC Maenza, la più votata nel mese di maggio al concorso #veroVolto

Contest fotografico #veroVolto: i ricordi dei volontari nelle immagini dell'alluvione di Sarno

"Eravamo preparati a spalare e a faticare ma la vera fatica era guardare negli occhi la disperazione della gente": parla Andrea Di Girolamo, presidente dell'Associazione di Protezione civile EC Maenza, la cui foto è la vincitrice per il mese di maggio del concorso fotografico #veroVolto

Ideato per  raccontare le ferite invisibili di chi ha vissuto le alluvioni, il contest fotografico #veroVolto ha il suo primo vincitore: si tratta della foto spedita dall'Associazione di protezione civile e tutela ambientale EC Maenza, provincia di Latina. E' una foto scattata a Sarno, in occasione della tragica alluvione che, tra il 5 ed il 6 maggio 1998, colpì Sarno, Siano e Bracigliano, nel salernitano, l'abitato di Quindici, in provincia di Avellino e San Felice a Cancello, nel casertano, costando la vita a 160 persone.
Su 31 immagini inviate al concorso, la foto vincente ha ricevuto, al 31 maggio, 56 voti, ma continua ad essere votata e ad oggi ha accumulato 78 voti. Il concorso si  concluderà il 31 ottobre e, dal 4 novembre, la foto più votata sarà il volto ufficiale della petizione #giocadanticipo per la mitigazione del rischio alluvionale e per l'istituzione della giornata della memoria per le vittime delle alluvioni.
Abbiamo chiesto ad Andrea Di Girolamo, attuale presidente dell'Associazione EC Maenza, di raccontarci la storia che sta dietro a quello scatto e il significato della partecipazione al contest.

Andrea, cosa vi ricorda quella foto?
"Era la prima volta che venivamo chiamati per intervenire su un'alluvione, eravamo intervenuti l'anno prima per il terremoto in Umbria, ma mai ancora su uno scenario di quel tipo. La nostra associazione era nata qualche anno prima, nel 1993. Siamo partiti il giorno dopo il disastro, il 6 maggio 1998. Eravamo in 5, quattro uomini e una ragazza. Poi c'erano altri gruppi provenienti da Latina e Frosinone, oltre a volontari da tutta Italia e soldati americani. Siamo stati due giorni a Sarno poi siamo stati spostati a Quindici per altri 7/8 giorni. Il nostro compito era quello di spalare il fango, affondare le pale nella melma, scavare e portar fuori, accumulare il fango nelle strade dove ruspe e bobcat avrebbero potuto caricarlo e portarlo via. Ma c'erano anche tante stradine strette, dove i mezzi non passavano, e allora i materiali rimossi andavano portati altrove, dove i mezzi potevano arrivare. Abbiamo scavato e spalato per giorni, armati di picconi e secchi, cercando di portar fuori dalle case quel misto di detriti, terra e fanghiglia che aveva invaso tutto. Tutt'attorno un disastro inimmaginabile, ogni cosa aveva assunto un colore grigio-nero, persino le persone, e l'odore pungente della melma pervadeva gli ambienti".

Eravate pronti per quel tipo di lavoro?
"Sì, eravamo abituati a lavorar di pala e piccone, perché eravamo quasi tutti operai di cantiere e non sentivamo la fatica: la vera fatica era guardare negli occhi la disperazione della gente, fare i conti con la morte, le vittime e il dolore di un'intera comunità. Sono passati tanti anni da allora, la nostra associazione è cresciuta, e siamo intervenuti in altre calamità, ma mai in una situazione simile a quella che vivemmo allora in Campania".

Cosa vi ha fatto decidere di partecipare al concorso #veroVolto?
"Qualche tempo fa il nostro Disaster manager ha letto sul vostro giornale del concorso fotografico #veroVolto: ci è parsa una bella iniziativa e ci sono tornati in mente quei giorni trascorsi a Sarno e Quindici. Abbiano inviato una foto, non certo con l'intento di vincere, ma perché avendo visto da vicino cosa significa vivere un'alluvione, abbiamo creduto importante condividere la nostra esperienza. La foto ritrae un momento del nostro lavoro a Quindici, nell'immagine si vedono due di noi".

Poi avete vinto...
"Sì, quando poi abbiamo scoperto che la nostra foto è stata la più votata del mese siamo rimasti stupiti e, non lo neghiamo, ci ha fatto piacere".

E oggi la vostra associazione di che cosa si occupa principalmente?
La nostra associazione  oggi conta 14 volontari, un bel numero per un paese di 3200 abitanti. Continuiamo ad essere essere attivi sul territorio, nei settori protezione civile (previsione, prevenzione, intervento), tutela e vigilanza ambientale e servizi sociali e culturali. Ci capita ancora di dovere intervenire su eventi alluvionali minori, qui da noi capita spesso che a seguito di forti piogge si allaghino scantinati e sottopassi. Anche quest'anno faremo un campo scuola con i ragazze e puntiamo molto anche sulla nostra formazione.

E quanto al nuovo codice di protezione civile?
"Il nostro di.ma. ha organizzato degli incontri per spiegarci le novità introdotte dal codice, cerchiamo sempre di tenerci aggiornati ad ampio raggio. Essere pronti e informati ci premette di svolgere al meglio il nostro servizio alla collettività".

patrizia calzolari
@pakal_1