Fonte Cmcc

COP27, come raccontare "la storia pił importante del secolo"?

Dai padiglioni della COP27, un dialogo su come fornire al pubblico informazioni che siano allo stesso tempo affidabili e coinvolgenti sulla crisi climatica 

Riflettere su come comunicare la crisi climatica in modo nuovo, con strumenti più efficaci. Un gruppo di giornalisti ed esperti di comunicazione provenienti da tutto il mondo si sono incontrati alla COP27 proprio per parlare di questo. L'occasione è stato l'evento “Deep into the Future Planet: Journalism, Media and Narratives of the Climate Crisis” di Cmcc, organizzato proprio nella sede della COP27 a Sharm el-Sheick, Venerdì scorso 11 novembre. 

Nuove proposte
Partendo dalle loro esperienze professionali, i relatori hanno sottolineato l’importanza di creare collaborazioni tra coloro che si occupano di divulgazione sul tema, e di formare giornalisti pronti a coprire le complessità della crisi climatica attraverso inchieste giornalistiche, giornalismo scientifico, podcast, riviste e iniziative editoriali digitali. Leo Hickman, direttore di Carbon Brief, sito web con sede nel Regno Unito che tratta i temi delle scienze del clima, delle politiche climatiche ed energetiche attraverso articoli e rappresentazioni grafiche basati sui dati, ha dato il via alla conversazione condividendo la storia di come una piccola iniziativa giornalistica sia ora divenuta un famoso progetto editoriale pluripremiato, registrando un’enorme crescita negli ultimi anni. 

Non banalizzare
“Dobbiamo allenare i lettori a capire che, dopo l’Accordo di Parigi, le COP sono molto complesse. Non sono sempre un successo o un fallimento. Non dobbiamo banalizzare la nostra narrazione” ha affermato Emanuele Bompan, direttore di Renewable Matter, riflettendo sui mezzi più efficaci per trasferire al pubblico le informazioni che emergono dai negoziati sul clima. “Se non costruiamo la giusta narrazione, se non creiamo le giuste competenze tra i giornalisti per rappresentare la complessità dei cambiamenti climatici, potremmo assistere al fallimento dell’Accordo di Parigi” ha insistito.

Il dietro le quinte
Addentrandosi nel dietro le quinte dei negoziati sul clima, Elisabetta Tola, giornalista di Radio3 Rai e autrice del podcast “Foresight. Deep into the Future Planet“, nell’ultima puntata ha dato un esempio di come il pubblico possa essere coinvolto dalle voci di scienziati, delegati e giornalisti che svelano la complessità di come un accordo sul clima prende forma nel corso delle Conferenze UNFCCC.

Cercare le soluzioni
Rehab Abdalmohsen, giornalista scientifica indipendente egiziana e reporter sul tema dell’acqua, è tra le voci di un altro episodio del podcast. “Sono una giornalista scientifica”, ha affermato durante l’evento. “All’inizio mi occupavo solo di scienza, in modo molto piatto. A poco a poco ho capito che questo non è sufficiente”. Quando dal pubblico è nato un dibattito su come sia possibile costruire una narrazione positiva, che offra soluzioni senza banalizzare un tema così complesso e scoraggiante, l’autrice ha proposto la sua strategia: “Chiedo agli scienziati di dirmi quali sono le soluzioni. E’ questa la narrazione positiva: è guidata dalla scienza, non dalle opinioni del giornalista”.

Il network
“L’ambiente e i cambiamenti climatici potrebbero essere la storia più importante di questo secolo”, ha commentato James Fahn, Direttore esecutivo dell’Earth Journalism Network, una rete di oltre 14.000 giornalisti di tutto il mondo il cui obiettivo è sostenere una migliore copertura delle questioni ambientali e dei cambiamenti climatici. “Le cause e gli impatti non rappresentano la totalità della storia: la questione riguarda l’adattamento, il cambiamento delle nostre economie e delle società nel loro complesso. Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, possiamo raccontare questo argomento da molti punti di vista”.

I privati
Una di queste prospettive è quella del settore privato. “La sfida consiste nel far sì che le aziende abbraccino l’obiettivo di essere leader in materia di sostenibilità”, ha affermato Ione Anderson. Giornalista di formazione, dopo una carriera diplomatica internazionale ed esperienze al confine tra scienza e politica ha fondato Grape ESG, una società che lavora in partnership con investitori e aziende per sviluppare strategie di sostenibilità, incorporando i fattori ESG nelle strategie operative e nelle decisioni di investimento. “Le aziende devono fare una profonda analisi nel loro lavoro, per essere veramente coinvolte. Il primo passo per il settore privato non è la comunicazione, ma la strategia”.

Il premio
L’evento ha rappresentato anche l’occasione per il CMCC di lanciare la seconda edizione del premio internazionale Climate Change Communication Award “Rebecca Ballestra”, dedicato a iniziative e progetti innovativi in grado di trasmettere messaggi coinvolgenti e di innovare la comunicazione dei cambiamenti climatici attraverso varie forme d’arte, teatro, video making, musica, fotografia, giornalismo, giochi, educazione, data visualization e l’uso di canali e strumenti digitali.

Red/cb
(Fonte: Cmcc)