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Coronavirus: a che punto siamo con il vaccino nel mondo?

Corsa al vaccino in tutto il mondo, mentre lo studio dell'università di Oxford lascia ben sperare

Dopo gli adulti, anche i bambini e gli anziani saranno arruolati nei test per il vaccino contro il Covid-19, che sta sviluppando l'università di Oxford in collaborazione con l'azienda italiana Irbm di Pomezia. I trial di fase 1, partiti ad aprile, avevano coinvolto 1000 adulti sotto i 55 anni. Ora verranno arruolate altre 10.200 persone nelle fasce d'età comprese tra i 56 e 69 anni, over 70enni e bambini tra i 5 e 12 anni, come riporta la Bbc.

Queste sperimentazioni serviranno a vedere gli effetti sul sistema immunitario del vaccino, che nelle scimmie sembra aver dato buoni risultati, dando protezione contro il Covid-19. Gli animali avevano infatti meno particelle del virus nei polmoni e nelle vie respiratorie, ma non è certo che gli stessi risultati si possano ottenere anche nell'essere umano. In ogni caso, rimane comunque una buona notizia - che si aggiunge a quella dei buoni risultati ottenuti dalla casa farmaceutica Moderna negli USA.


Corsa al vaccino
In tutto il mondo, sono nove i laboratori che hanno iniziato la sperimentazione sugli umani – e c’è da sperare che più di un progetto arrivi contemporaneamente in porto, altrimenti sarebbe difficile garantire a tutti la possibilità di accedere a un vaccino o a una cura. Nel frattempo l'Oms ha festeggiato la scorsa settimana la firma di un protocollo che definisce il vaccino un bene globale e che non tollera diritti di prelazione per interessi particolari. Nonostante questo, ogni potenza mondiale sta partecipando alla corsa per lo sviluppo di un vaccino – una corsa che, al vincitore, non darà soltanto la possibilità di risolvere l’epidemia entro i propri confini nazionali, ma anche, come scrive il Messaggero, “di ripartire a pieni giri sulla scena economica, e rosicchiare quote commerciali e finanziarie a scapito di chi è ancora fermo in attesa del vaccino”. I singoli Paesi hanno già iniziato a piazzare i loro soldi, scommettendolo sulle singole case farmaceutiche.

È sempre il Messaggero a fare il punto sulla situazione, spiegando come i più aggressivi in questa corsa siano gli Stati Uniti di Trump, che già lo scorso marzo avevano cercato senza successo di assicurarsi l'esclusiva sulla ricerca della tedesca Cure Vac. Una settimana fa sono tornati all'attacco con la francese Sanofi , il cui ceo Paul Hudson in un primo momento aveva riconosciuto il diritto di prelazione agli Stati Uniti, per poi dover ritrattare di fronte alle proteste di Macron. Ma Trump l'ha infine spuntata ieri, firmando un accordo con la AstraZeneca, la casa farmaceutica collegata proprio al vaccino che è in fase di studio a Oxford: 1,2 miliardi di dollari permetteranno al gigante inglese di approntare una struttura produttiva senza precedenti per confezionare un miliardo di dosi. Tutto questo, prima ancora che i test siano ultimati. Ma se il cavallo su cui puntare sarà stato quello giussto, le prime 300 milioni di dosi prenderanno la strada di Washington a ottobre, giusto in tempo per l'apertura dei seggi delle presidenziali.

E i 7,4 miliardi di dollari raccolti in tutto, tra i quali 140 milioni offerti dal governo italiano, saranno in parte pagati per accaparrare quote di vaccino, come ha già fatto anche l'esecutivo britannico, che ha consegnato alla AstraZeneca 65,5 milioni di sterline per prenotare 30 milioni di dosi, in consegna anch'esse a settembre. Sullo sfondo di questa contesa c'è infine la Cina, forse la più motivata ad accelerare i tempi della ricerca. Quattro delle 9 licenze di sperimentazione finora concesse sono entro i suoi confini, protette dalla massima segretezza. L'eventuale conquista del primato permetterebbe a Pechino di riscattare l'immagine di untore – un'immagine che è stata spesso dipinta dallo stesso Donald Trump, non senza polemiche interne – e di ripresentarsi agli occhi del mondo sotto una nuova luce.

Dalla Cina: possibile cura?
Intanto arriva notizia di uno studio cinese che potrebbe portare a una cura, senza necessità di arrivare al vaccino. Alcuni ricercatori cinesi hanno identificato con successo diversi anticorpi neutralizzanti altamente potenti contro il SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19, ottenuti dal plasma convalescente attraverso il sequenziamento monocellulare potenziato. Lo afferma un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell. Generati dal sistema immunitario umano, gli anticorpi neutralizzanti possono prevenire efficacemente l'infezione delle cellule da parte dei virus. Ma, anche in questo caso, ci vorrà molto tempo prima di riuscire ad arrivare a risposte chiare.

red/gp

(Altre fonti: Ansa)