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Coronavirus, Borrelli: credibile che ci sia 1 malato certificato per 10 non censiti

In un'intervista rilasciata a Repubblica, il capo dipartimento della Protezione Civile ripercorre l'emergenza coronavirus e rivela che i contagiati in Italia potrebbero essere 10 volte di più di quelli riportati dai dati ufficiali (63.927 casi)

"I contagiati ufficiali a ieri sera erano 63 mila. Ma il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile". Ad affermarlo, in una intervista in apertura di prima pagina di Repubblica, il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Un dato che farebbe moltiplicare per 10 il numero dei contagiati certificati.

Ma per Borrelli al momento il problema più grave in questo momento è un altro: "si dovrebbero poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati e le mascherine ad ogni angolo, e invece stiamo faticando". E sollecita la partenza "prima possibile" di una produzione nazionale: su certi beni così importanti, dice, si deve cambiare traiettoria, fare scorte, reinsediare filiere sul territorio. Alla domanda se anche alla Protezione Civile siano state offerte mascherine a prezzi sestuplicati il numero uno del Dipartimento di protezione civile ammette: "Sì. Quando la richiesta è spropositata rifiuto l'ordine: non posso buttare - sottolinea - i soldi dello Stato".

L'intervista ripercorre anche i momenti iniziali dell'emergenza. "Il 31 gennaio questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza e bloccato i voli da e per la Cina, mi sembra che abbiamo compreso subito che questa epidemia era una cosa seria" afferma Angelo Borrelli, dopo aver spiegato che in un momento speciale come il presente la macchina che lui guida ha bisogno di rapidità: "Non siamo dei burocrati".


Alla domanda se sia pentito di non aver chiuso tutto subito, Borrelli risponde: "Come insegnano i protocolli di Protezione civile, l'intervento deve essere sempre proporzionato al rischio". "Il numero dei casi lombardi - spiega pure - è stato subito soverchiante, i medici si sono buttati nella cura e non hanno avuto più tempo di fare indagini. Fin dall'inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale". Ad esempio, dice Borrelli, "la comitiva del Lodigiano che il 23 febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull'isola. E i primi positivi a Palermo, con i 29 bergamaschi in vacanza in Sicilia. Con un virus così rapido, gli atteggiamenti sociali sono stati decisivi".

Red/cb
(Fonte: Ansa e il Post)