Coronavirus, come ripartirà la scuola a settembre?

Mentre per l'Università si punterà sulla flessibilità, per la scuola si calcola che servirà assumere tra gli 80.000 e 120.000 docenti in più per garantire lo svolgimento delle lezioni

Per l'ultimo giorno di scuola, pur con la didattica a distanza nella gran parte ddelle regioni italiane, i sindacati delle scuola hanno indetto uno sciopero di tutto il personale. Flash mob, manifestazioni e iniziative sono previsti in tutta Italia, dalle 11 alle 13 anche davanti al ministero dell'Istruzione a Roma.

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda lamentano il fatto che si facciano proclami sulla centralità dell'istruzione che poi - sostengono - non vengono seguiti da stanziamenti congrui, la mancata stabilizzazione dei precari "che da anni contribuiscono in maniera fondamentale al funzionamento della scuola italiana", classi pollaio destinate a rimanere tali anche alla ripresa della scuola a settembre. I lavoratori che parteciperanno ai presidi - si legge in tutte le locandine - devono arrivare muniti di mascherine e mantenere il distanziamento previsto dalle norme.

Nel frattempo dal 17 giugno, 480 mila studenti affrontano l’esame di Stato in condizioni particolari dovute all’emergenza coronavirus. Previsto, per quest’anno, il solo colloquio orale, che può valere fino a 40 punti. Si svolgerà in presenza e durerà massimo un’ora. Ciascun candidato discuterà, in apertura, un elaborato sulle discipline di indirizzo, trattando un argomento concordato. Gli studenti saranno tutti ammessi all'esame, salvo casi particolari.

E a settembre?
Secondo Repubblica , che raccoglie i dati stilati dai sindacati, in assenza di indicazioni precise da parte del ministero dell’Istruzione, per ripartire servirà investire almeno tre miliardi nella scuola, per assumere tra gli 80 e i 120mila docenti e 28mila bidelli in più, solo per ripartire e per garantire il distanziamento e lo svolgimento delle lezioni in piccoli gruppi, senza tagliare ore di didattica.

Università
No al plexiglass, sì alla presenza degli studenti. Così le università italiane puntano a ripartire a settembre. "Sono convinto che tutte le università italiane saranno in presenza e stiamo lavorando in questa direzione, però con la capacità di fare anche un’offerta a distanza in maniera tale da non lasciare nessuno studente indietro. Ci vuole flessibilità", dice a Sky TG24 il ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi

È ipotizzabile l'utilizzo di pannelli in plexiglass nelle aule universitarie? “Non credo e non ci stiamo proprio pensando – ha risposto Mandredi-. Stiamo lavorando su una maggiore disponibilità di aule, su una maggiore rotazione degli studenti e su un allungamento dell’orario. Questo è possibile farlo nelle università che hanno una didattica molto più flessibile rispetto alla scuola. Sarà un sistema basato su una diversa organizzazione".

Nei mesi più critici "c'è stato un grosso impegno per fare in modo che subito tutta la didattica fosse portate a distanza, nel giro di una settimana più del 95% degli insegnamenti sono stati erogati a distanza. In una situazione di emergenza i risultati li considero molto positivi perché, dai dati che abbiamo, sia in numero degli esami che il numero dei laureati non è cambiato rispetto allo scorso anno", ha aggiunto.

"Si è dovuto sacrificare qualcosa, come le materie progettuali o sperimentali che hanno dovuto rinunciare alle attività in presenza, però complessivamente l’Università non si è fermata e il giudizio degli studenti è un giudizio sostanzialmente positivo, sebbene ci sia stato qualche problema legato al digital divide", ha detto ancora.

"L’esame di Stato per l’accesso alle professioni è previsto dalla Costituzione, quindi non è un esame che si può abolire. Il percorso che stiamo facendo, iniziato con medicina, è di trasformare le lauree in lauree abilitanti, in modo che l’esame di laurea sia contemporaneamente anche un esame di Stato per l’accesso alla professione", ha evidenziato replicando ad un'altra domanda. "Questo significa che la parte di tirocinio verrà fatta durante il percorso di studi e che poi l’esame di laurea avrà anche la partecipazione dei rappresentanti degli Ordini professionali. È mia intenzione allargare il numero di lauree abilitanti e presenterò a breve un progetto di legge. Mi auguro che già dal prossimo anno i percorsi universitari di alcune professioni, come odontoiatria, farmacia e veterinaria, possano essere abilitanti".

red/gp

(Fonte: Ansa, AdnKronos, La Repubblica)