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Coronavirus, nell'ultima settimana +104% di contagi

Secondo Repubblica, si registra un aumento di casi così alto che non si vedeva da marzo

Secondo i dati elaborati da Repubblica, nell'ultima settimana sono stati registratati il doppio dei contagi da coronavirus. Le avvisaglie ci sono state tra il 6 e il 7 ottobre, quando la diffusione del virus in Italia ha subito un'impennata, con il passaggio da 2.677 a 3.678 casi. Questo incremento non è stato momentaneo. Nella settimana tra il 7 e il 13 ottobre, infatti, è stato rivelato un incremento da record, che è arrivato al 104% di nuovi casi. In particolare, si è passati da 17.254 a 35.208 nuovi infettati, cioè da una media di 2.464 a 5.030 al giorno. Per capire quanto sia alto il numero raggiunto in questa fase, bisogna pensare che questo limite è stato superato solo due volte nelle ultime due settimane di marzo, vale a dire nella fase più calda dell'epidemia.

Il significato dei numeri
I dati degli ultimi sette giorni raccontano anche di un nuovo record di tamponi, che hanno superato la quota di 800mila per la prima volta. È alto anche il numero delle persone contagiate rispetto ai test fatti. In un colpo solo, sottolinea Repubblica, quella percentuale è passata da 2,41% a 4,30%. Crescono anche decessi e ricoveri ma rimangono molto distanti dai livelli della prima ondata della pandemia, quando, con un numero simile di nuovi contagi, gli ospedali di alcune regioni erano pieni fino all'inverosimile. Questi sono solo crudi dati, ma da cosa scaturiscono? Tra i motivi  di queste percentuali c'è anche l'età media più bassa delle persone attualmente colpite. In media i più giovani subiscono meno danni dal Covid-19, riscontrando sintomi meno gravi. In questo senso è importante anche il fatto che l'infezione non è più concentrata solo in alcune aree, come prima, ma è più omogenea a livello nazionale.

Aumenti in tutte le Regioni
Quasi tutte le Regioni vedono i numeri crescere a conferma del fatto che la diffusione del coronavirus in Italia non è più delimitata in alcune areee. Solo la Basilicata e la provincia di Trento vedono una diminuzione dei casi, in controdentenza con l'andamento nazionali. Per le altre Regioni, la Lombardia sale a 6.134 (+188,6%); la Campania a 4.664 casi (+72,4%);il Veneto a 3.273 (+87,7%), battendo il record delle settimane di marzo e aprile; la Toscana a 3.133 (+149,2%), battendo il record Regionale; il Piemonte a 2.971 (+122%); il Lazio a 2.832 (+37,7%); l'Emilia-Romagna a 2.098 (+100%); la Sicilia a 1.919 (+81,3%); la Liguria a 1.756 (+104,1%); la Puglia a 1.426 (+94,3%); la Sardegna a 915 (+72,4%); l'Umbria a 851 (+144,9%); l'Abruzzo a 666 (+158,7%); il Friuli a 648 (+100%); le Marche a 512 (+91,7%); la Provincia di Bolzano a 464 (+196%); la Calabria a 279 (+95,2%); la Valle d'Aosta a 178 (+322,5%); il Molise a 112 (+232%).

Molti tamponi, ma dovrebbero essere di più
È costante la crescita dei tamponi, tanto che l'aumento rispetto alla settimana precedente è di oltre 100mila test: le Regioni hanno eseguito in tutto 818.611 test in una settimana, contro i 715mila della settimana precedente (numero che era già stato un record). Il dato fondamentale è che la percentuale di positivi rispetto agli analizzati cresce. In alcune Regioni, con un numero relativamente più basso di tamponi, la percentuale di positivi rispetto alla media nazionale è notevolmente più alto. La Campania tra il 7 e il 13 ottobre ha effettuato 60mila  tamponi con una percentuale di positivi del 7,73%, contro la media nazionale del 4,30%. La differenza delle cifre, secondo Repubblica, rivelerebbe la più "sostenuta circolazione del virus" rispetto ad altre Regioni. Anche la Liguria pur avendo più che raddoppiatio casi, ha eseguito soltanto 24mila tamponi, trovando pure in questo caso un'alta percentuale di positivi, il 7,1%. La Sardegna è ferma a 14mila tamponi, con il 6,4% di positivi, mentre il Piemonte, raggiunge i 52mila tamponi con 5,67% di positivi. Il numero più alto di tamponi lo raggiunge la Lombardia, che arriva a 138mila (4,42% di positivi, in linea con la media nazionale), seguita dal Lazio (96mila e 2,95% di positivi) che scavalca il Veneto (83mila per 3,94%).

Crescono i decessi e i ricoveri
Anche se con tassi non ancora preoccupanti e comunque molto inferiori a quelli dei contagi, aumentano anche i decessi. Nell'ultima settimana sono stati 216, contro i 155 della precedente (+39,3%). Ci vorrà tempo per capire se l'onda lunga dei casi, che si spera tra l'altro di abbassare grazie ai nuovi provvedimenti dell'ultimo Dpcm, inciderà sulle morti per Covid, facendole crescre. Di certo nelle settimane precedenti gli aumenti erano un po' più bassi. In tre settimane sono più che raddoppiati (erano infatti 105), come rivelano i dati raccolti da Giorgio Presicce, analista della Regione Toscana che utilizza i numeri comunicati quotidianamente dalla Protezione civile.

Ieri i ricoverati in terapia intensiva sono saliti a 514. Sono 195 in più rispetto alla settimana prima e quindi l'incremento è stato alto, +61,3%. Rispetto a un mese fa, cioè il 13 settembre quando le persone curate nelle rianimazioni erano 187, si è avuto un aumento del 175%.

Riguardo al numero di tutti i ricoveri per Covid, quindi non solo quelli delle persone più gravi, il dato è salito a 5.590 contro 3.944 cioè sono 1.646, il 41% in più. L'aumento dell'occupazione delle terapie intensive è quindi stato più accentuato.

La differenza tra ottobre e marzo
Dal momento che aumentano notevolmente i nuovi casi, aumenta anche il numero dei positivi in tutto. Ieri erano 87.193, contro i 60.134 di sette giorni fa. In soli sette giorni c'è stato dunque un aumento del 45%. Fortunatamente, una grandissima parte dei positivi è asintomatica e non ha bisogno del ricovero ospedaliero. Dunque, molti passano la convalescenza a casa, le terapie intensive non sono sopraffatte e non si è arrivati alla situazione critica che abbiamo conosciuto pochi mesi fa: sta qui la grandissima differenza tra i numeri di marzo e quelli di questo periodo.

red/gp

(Fonte: La Repubblica)