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Coronavirus, Oms spera in un vaccino nei primi mesi del 2021

Negli Usa si sperimenta un micro-cerotto studiato dai ricercatori dell'università di Pittsburgh, che potrebbe esser pronto in autunno o al massimo a inizio 2021. L'Oms sta vagliando altri vaccini sperimentali e conferma il possibile uso nel 2021

Acccellera il processo che potrebbe portare ad un vaccino contro il coronavirus. Negli Usa si è già arrivati alla sperimentazione sugli animali di un particolare cerotto che potremmo auto-somministrarci per difenderci dal virus. Anche l'Oms ha parlato dei tempi di distribuzione del primo vaccino. Il Professor Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità e componente del Comitato tecnico scientifico sull'emergenza coronavirus ha dichiarato al Messaggero che ci sono parecchi vaccini candidati all'uso e che spera che il vaccino possa arrivare nei primi tre mesi del 2021.

Andando in ordine. I ricercatori dell'Università di Pittsburgh hanno annunciato il superamento della fase di test su animali del primo vaccino anti Covid-19. Tra i ricercatori capofila c'è l'italiano Andrea Gambotto, professore associato di chirurgia della facoltà di medicina dell'ateneo della Pennsylvania. Il professore Gambotto, in un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore, racconta che il suo gruppo di studio ha lavorato in passato con l'epidemia di Sars nel 2003 e di Mers nel 2014, due virus molto connessi al coronavirus, e afferma di “saper esattamente come combattere questo virus”. Secondo Gambotto l'approccio è simile a quello che viene applicato per i vaccini antinfluenzali o per l'epatite. Un metodo “antico” che viene combinato con tecnologie ricombinanti. Ovvero la proteina Spike, quella che attiva gli anticorpi nell'organismo, viene ricostruita in laboratorio.

L'altra innovazione del così detto PittCoVacc (Pittsburgh Coronavirus Vaccine) sta nell'uso di un cerotto delle dimensioni di un polpastrello con 400 aghi microscopici che entrano nello strato superficiale della pelle somministrando frammenti della proteina spike per via cutanea. Aghi che spiega Gambotto: “essendo fatti di zucchero e frammenti di proteina dopo un paio di minuti si dissolvono completamente nell'epidermide”.

Un sistema che permette diversi vantaggi: in primis una risposta immunitaria superiore, perchè la pelle è la prima barriera del nostro sistema di difesa contro virus e batteri. E quindi la reazione “è molto più attiva e potente” spiega il ricercatore. Inoltre consente di risparmiare la quantità di vaccino da inoculare. Una qualità importantissima quando si parla di un vaccino pandemico che deve essere distribuito su larga scala (miliardi di dosi). Infine, prosegue Gambotto, il cerotto è un sistema termostabile: non perde cioè il suo potere a temperatura ambiente e può essere trasportato facilmente senza rispettare la catena del freddo. Ovviamente tra i vantaggi del nuovo vaccino c'è anche la facilità di somministrazione.

Per poterlo utilizzare manca il via libera dalla Fda (Food and drug administration) come farmaco sperimentale, i tempi quindi potrebbero allungarsi sino al 2021, ma secondo il Professor Gambotto potrebbe non essere necessario aspettare tanto: “Se in fase 1 raggiungiamo un livello anticorpale neutralizzante, l'obiettivo sarebbe settembre, ottobre”.

Red/cb
(Fonte: Il Sole 24 Ore, Il Messaggero)