Coronavirus, il punto sull'utilizzo dei test sugli anticorpi

Le Regioni procedono in ordine sparso, ma per il ministero i kit per ora non sono sicuri e affidabili: si lavora per validarli al più presto e utilizzarli in tutta Italia. Per gli esperti i test saranno utili per mappare il contagio, ma non sostituiranno i tamponi

Test sierologici sì, test sierologici no? La confusione sul tema è grande. Le Regioni procedono in ordine sparso sulla scelta di adottare i test sugli anticorpi, cioè gli esami che dovrebbero rivelare se un individuo sano, senza sintomi, è stato contagiato dal coronavirus e ha sviluppato gli anticorpi che lo difenderanno dall'infezione. Il condizionale è d'obbligo, visto che il Ministero della Salute e il Comitato tecnico-scientifico continuano a ripetere che "i kit non sono sicuri e affidabili e possono dare risposte erronee". Dicastero e comitato, comunque, hanno annunciato che sono al lavoro per validare quanto prima i test sierologici e consentirne poi una solida applicazione sul territorio nazionale nella sua interezza. Però ormai la corsa agli screening è scattata e almeno 36 laboratori pubblici sono stati incaricati delle analisi. Mentre Lombardia, Calabria e Lazio hanno deciso di attendere la certezza di un test valido, screening di massa sono partiti o sono in procinto di essere avviati in Toscana, Puglia, Emilia-Romagna, Marche, Campania, Sardegna, Veneto e Liguria.

Non è un'alternativa
In un'intervista al Messaggero, però, Maurizio Sanguinetti, direttore del dipartimento di Scienze di Laboratorio e infettivologiche della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e presidente della Società europea di Microbiologia e Malattie infettive (Escmid), spiega che gli esami sugli anticorpi sono sicuramente importanti, ma non sostituiscono il tampone. Infatti, spiega l'esperto: "Il test anticorpale ci dice con grande precisione se la persona è venuta a contatto con il virus, nel caso fosse positivo. Ma questo non vuol dire che in quel momento si ha il virus. D'altro canto, se il test è negativo, non si ha la certezza che la persona non sia venuta a contatto con il virus, perché potrebbe essere nel periodo cosiddetto finestra, cioè nel tempo che intercorre tra l'infezione e lo sviluppo degli anticorpi che per il coronavirus va da una a due settimane". Quindi, per scovare il virus è necessaria la controprova del tampone.

Mappare l'epidemia
In un'intervista a Repubblica, Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, spiega l'importanza di uno screening del genere per mappare il contagio, fornendo maggiori informazioni su di esso: "Uno studio sieroepidemiologico largamente esteso alla popolazione in Italia potrebbe darci le differenze di sieroprevalenza a seconda di territori, fasce di età e di professione e farci comprendere in maniera più precisa le caratteristiche epidemiologiche, nonché fornire fondamentali informazioni per chiarire la diffusione dell'infezione, comprendendo anche asintomatici che siano comunque venuti in contatto con il virus sviluppando una risposta di anticorpi. Si può ipotizzare che il tasso di sieroprevalenza sia molto diverso tra le Regioni: ci si possono aspettare tassi maggiori in quelle che sono state più interessate dall'epidemia".

Gli anticorpi ci proteggono?
Anche secondo Sanguinetti lo screening con i test rapidi può essere utile "per una valutazione globale di quante persone sono venute a contatto col virus". L'esperto però precisa che "per poi eventualmente correlare questa positività o negatività alla possibilità di riprendere l'attività lavorativa" deve essere dimostrato il potere neutralizzante degli anticorpi. "Se si osserva che l'anticorpo blocca il virus e ne impedisce il legame alle cellule - aggiunge - si ha la prova che quegli anticorpi sono neutralizzanti". Nel caso degli anticorpi da Covid-19, però "questo ora non lo sappiamo, ci sono delle esperienze, lo sospettiamo. E ce lo auguriamo, perché se non si sviluppano anticorpi proteggenti siamo nei guai". Dunque, in base alle attuali conoscenze, un semplice test anticorpale non basta per sostenere che si è davvero protetti dal virus, conclude Sanguinetti.

red/mn

(fonte: Repubblica, Corriere, Messaggero)