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Coronavirus, le anticipazioni sulla fase 2 dalla task force di Colao

Dopo la riunione tra governo e task force si iniziano a individuare i contorni dell'imminente fase 2. Conte avverte: “misure di allentamento sociale ma nessuno stravolgimento”

Dal 4 maggio torneranno al lavoro 2,8 milioni di italiani, ai quali si aggiungono tutti coloro che già lavorano da casa in smart working. Questa le anticipazioni che arrivano dalla riunione del governo con Vittorio Colao, i commissari all'emergenza e gli esperti del comitato tecnico scientifico che si è tenuta mercoledì 22 aprile. Oggi, 23 aprile, il premier Giuseppe Conte proseguirà l'analisi delle proposte per la fase 2 con le parti sociali.

A tornare al lavoro da lunedì 4 maggio saranno tutte le aziende del manifatturiero, delle costruzioni e di una parte significativa dei servizi. Ad essere coinvolti saranno 3,8 milioni di lavoratori. Quelli che torneranno fisicamente al loro posto di lavoro saranno però circa 2,8 milioni secondo la previsione contenuta nella relazione del capo della Task force Vittorio Colao, infatti bisogna escludere chi rimarrà in smart working da casa e chi “per condizioni di età o mediche sarebbe meglio non coinvolgere in prima battuta”. Ipotesi, quella del non coinvolgimento dei lavoratori dai 60 in su, che il premier Giuseppe Conte ha però immediatamente bocciato.

Conte non ha neanche escluso che alcune aziende di rilevanza nazionale possano anticipare il rientro a lunedì 27 aprile. Ovviamente si tratta di quelle aziende che sono già in possesso dei protocolli di sicurezza irrobustiti rispetto a quello base sottoscritto dai sindacati il 14 marzo, come hanno già fatto alcuni marchi a partire da Ferrari e Brembo. Realtà che hanno messo a disposizione dispositivi di protezione per tutti i lavoratori (mascherine, guanti, igienizzanti ecc.) ma anche un maggior distanziamento tra gli addetti, rimodulato gli spazi e anche i turni di lavoro.

Tenuto conto del fatto che da lunedì 4 maggio, secondo le anticipazioni della task force di Colao, si metteranno in moto 2,7 milioni di persone, il punto focale diventa il trasporto pubblico. L'obiettivo è evitare che si creino assembramenti e per questo secondo Colao quei 2,8 milioni di lavoratori coinvolti dal 4 maggio meno del 15% dovrebbe ricorrere al trasporto pubblico: queste imprese non sono tipicamente urbane, avrebbe spiegato il manager.

Per quanto riguarda i settori che potranno riaprire la lista dei settori è stata scelta sulla base delle mappe Inail e comprende le attività a basso o medio rischio e quindi tutte le attività manifatturiere, le costruzioni, le imprese che operano nell'estrazione dei minerali, nel settore immobiliare,dei noleggi e servizi di supporto alle imprese, il commercio all'ingrosso e non è da escludere che possano essere coinvolti anche i negozi al dettaglio fino alla ristorazione e ai servizi di alloggio (hotel).

Il premier Conte di fronte alla task force ha voluto lanciare il messaggio che ci saranno altre misure di allentamento sociale ma non avverrà “nessuno stravolgimento”. I cittadini potranno spostarsi all'interno del comune liberamente senza autocertificazione e (forse) verrà data la possibilità di raggiungere le seconde case se all'interno della stessa Regione. Tutte misure, ha anticipato Conte, che verranno comunque rese note entro la settimana e si concretizzeranno in un nuovo Dpcm.
«Siamo tutti consapevoli che questo lockdown non possiamo portarlo per un lasso di tempo che rischia davvero di mettere in discussione il tessuto economico e sociale del Paese», ha detto il premier garantendo però che tutto avverrà in «condizioni di massima sicurezza».

Le condizioni di sicurezza indicate da Colao sono sostanzialmente 3: curva dei contagi stabile o in miglioramento, una rete ospedaliera adeguata per reagire allo scoppio di nuovi focolai, disponibilità di mascherine e degli altri dispositivi che per questo primo step sono sufficienti. L'idea è quella di monitorare i tre ambiti ogni settimana e qualora emergesse un nuovo focolaio o se il parametro dei contagi superasse R0 ( ovvero ogni positivo contagia una persona) oppure se in una zona venissero a mancare i dispositivi di protezione individuale allora, come affermato da Conte: “scatterebbe l'allarme rosso e si imporrebbero immediatamente nuove misure di lockdown mirate”.

Determinante in questa ipotesi di Fase 2 sarà anche il rispetto dei protocolli di sicurezza messi a punto dalle parti sociali (dal termoscanner alla sanificazione degli ambienti, alla dotazione dei dispositivi di sicurezza a partire da guanti e mascherine). Ma anche da quelli che devono assicurare le Regioni chiamate a loro volta a garantire ad esempio una adeguata presenza di Covid hospital, che saranno peraltro stabilizzati nel prossimo decreto Aprile, di trasporti pubblici e piani mobilità che evitino assembramenti.

La direzione sottolineata più volte dalla task force di Colao è quella di una fase di prudenza in cui si potrà tornare a chiusure locali in caso di nuova diffusione del virus, non di un ritorno alla normalità dal 4 maggio come qualcuno lasciava intendere. Le nuove linee guida dovrebbero essere presentate nel weekend del 25-26 aprile e terranno conto delle “peculiarità territoriali”, secondo quanto affermato da Conte stesso. Per questo si ipotizza che il Dpcm sulla Fase 2 avrà una serie di prescrizioni generali ma alcuni divieti come quello di non poter passeggiare o di non lasciare il comune di residenza, potrebbero essere cancellati in quelle zone dove la linea del contagio si è drasticamente ridotta. Così come in alcune zone a rischio le riaperture saranno regolare in base al criterio dei contagi e a seconda della situazione del singolo territorio. 

Red/cb
(Fonte: Il Sole 24 ore)