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Coronavirus, l'Oms rivaluta l'uso delle mascherine

In Italia, secondo le linee guida dell'OMS, le mascherine non sono obbligatorie. Ma la situazione potrebbe cambiare a breve

Dall’inizio dell'epidemia, cioè da quando l’espansione del nuovo coronavirus non aveva ancora guadagnato il rango di pandemia, una delle linee guida essenziali è: le mascherine di protezione non sono obbligatorie per tutti. Tuttora, sia l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) che l’Italia continuano a consigliare di indossare le mascherine solo a chi ha i sintomi del Covid-19 o a chi deve assistere i malati di coronavirus.

A breve, però, le linee guida mondiali potrebbero cambiare del tutto: secondo gli studi più recenti, le mascherine di protezione potrebbero diventare essenziali per l’intera popolazione. Con le ultime scoperte, sembrerebbe che la diffusione del coronavirus nell'aria sia più sostenuta di quanto si ritenesse all'inizio. David Heymann, il responsabile del panel che si occupa dell'argomento presso l'OMS, ha infatti annunciato alla Bbc: "Stiamo studiando le nuove evidenze scientifiche e siamo pronti a cambiare le linee guida, se necessario". Ma quali sono queste nuove evidenze scientifiche?

In un articolo su Repubblica di oggi, 3 aprile 2020, Paolo d’Ancona, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità, spiega come “allo stato attuale delle conoscenze, sappiamo che il coronavirus si trasmette prevalentemente attraverso le goccioline nell'aria. Negli ospedali con molti pazienti sottoposti a ventilazione meccanica potrebbe disperdersi anche con aerosol”. Come spiega l’articolo stesso, la differenza fra goccioline e aerosol può sembrare accademica, e sta tutta nelle dimensioni delle sfere di saliva che trasportano il virus. Le goccioline viaggiano 1-2 metri dalla persona che le emette e cadono subito a terra; l'aerosol invece resta sospeso in aria e può raggiungere distanze maggiori. Vorrebbe dire che anche in stanze chiuse affollate e ascensori potrebbe accumularsi il virus, qualora molte persone infette vi rimanessero a lungo.  

Nel frattempo, prima che le nuove linee guida possano essere diramate, molti Paesi si stanno adeguando, pur senza un’organizzazione sistematica.

A cominciare dagli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump, il CDC (il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) e gli ufficiali della sanità pubblica inizialmente hanno detto che le misure di sicurezza, quali appunto l’uso di mascherine, non erano necessarie per le persone sane – e che anzi l’applicazione di tali misure poteva diventare controproducente. Tuttavia, dopo una prima fase di epidemia, negli USA l’emergenza coronavirus è scoppiata con tutta la sua violenza. Per la prima volta, si è arrivati a contare la cifra dei 1.000 morti in un solo giorno. E nel frattempo gli esperti della Casa Bianca hanno previsto che i morti totali potranno aggirarsi tra le 100.000 e le 240.000 unità, pur contando l’applicazione dell’isolamento. Per questo motivo, parlando in un briefing alla Casa Bianca, Debora Birx, membro della task force istituita da Trump per combattere il coronavirus, ha detto che il CDC comincerà nei prossimi giorni a raccomandare delle nuove linee guida sull’uso di mascherine e dispositivi di protezione. Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti al briefing stesso, ha detto soltanto “se gli americani vogliono mettere le mascherine, possono farlo”. I sindaci di New York e Los Angeles sono però stati più diretti, invitando i residenti a indossare mascherine. Il sindaco di New York Bill de Blasio, in particolare, ha citato degli studi che mostrano come il virus possa essere trasmesso da contagiati asintomatici. “Questo significa che, mettendoti una mascherina, stai proteggendo tutti gli altri”, ha detto de Blasio.

E in Italia?
In un’intervista a Repubblica di oggi, Maurizio Viecca, numero uno della Cardiologia del Sacco di Milano, uno degli ospedali in prima linea contro il Covid-19, e vice presidente lombardo dell'Anpo (l'associazione nazionale dei primari), è chiaro: “Considerando il grande numero di asintomatici, come si fa a dire con certezza che chi non ha sintomi non ha il Sar-CoV-2? Le mascherine devono essere portate da tutti: in Cina, a Singapore, in Corea è obbligatorio. Perché non farlo qui? Non si può dire che le mascherine non servano solo perché non si è in grado di acquistarle”. Per Viecca dunque l’uso delle mascherine è fondamentale, e la ragione della crisi sanitaria italiana sta nella “gestione complessiva nazionale assurda degli ospedali”, che ha portato all’espansione del contagio all’interno delle strutture sanitarie stesse, e che sarebbe potuta essere migliorata se non altro facendo il tampone a tutti gli operatori sanitari. “Anche se ormai è tardi”, specifica, perché “ormai i buoi sono scappati dalla stalla”. Questo allarme è lanciato da più direzioni: ormai è chiaro come il personale sanitario possa essere veicolo di contagio, ed è una situazione tanto più pericolosa se si pensa che può avvenire all’interno delle strutture dove si raccolgono i soggetti più fragili – La Stampa qualche giorno fa aveva titolato su una possibile “strage nelle case di riposo”.


“Ricordiamoci però che la mascherina non è una formula magica che ci salva dal contagio”, dice Marina Davoli, direttrice del Dipartimento di epidemiologia della regione Lazio, in un articolo della stessa edizione odierna di Repubblica. “La cosa più importante resta l'attenzione e l'igiene. “Le mascherine sono utili nei luoghi di lavoro dove non è garantita la distanza di un metro”, spiega ancora Paolo d’Ancona, epidemiologo dell’Iss.

In questo senso, la difficoltà più grave per l’attuazione di certe misure deriva dalla mancanza di materiali. Tra polemiche e momenti di disorganizzazione, il Governo italiano ha emanato una call for action per chiedere ad aziende, università, enti pubblici e privati di fornire un aiuto nell’ambito del rifornimento di dispositivi di protezione. L’Unione Europea ha invece istituito una scorta di attrezzature e materiali sanitari, una sorta di riserva strategica di materiali sanitari per sostenere i paesi membri nell’affrontare la pandemia di coronavirus. Misure, queste, che arrivano nel pieno della pandemia, e che seguono di molte settimane l’accorato appello che era stato lanciato dall’OMS: "Senza una catena sicura di rifornimenti, il rischio per gli operatori sanitari di tutto il mondo è reale. L'industria e i governi devono agire velocemente per incrementare i rifornimenti, eliminare le restrizioni nell'export e applicare misure per fermare la speculazione e l'accumulo. Non possiamo eliminare il COVID-19 senza prima proteggere gli operatori sanitari", aveva detto il direttore generele dell'OMS, il Dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, il 4 marzo 2020. Praticamente un mese fa, quando l’espansione del nuovo coronavirus non aveva ancora guadagnato il rango di pandemia.

red/gp