Fonte johns Hopkins Coronavirus research centre

Coronavirus nel mondo. Usa al primo posto per contagi

In Europa è emergenza Spagna, la Russia blocca tutte le attività non necessarie e la Cina torna a chiudere frontiere e voli dall'estero

In tutto il pianeta il nuovo coronavirus è arrivato a colpire 500 mila persone. Al primo posto per casi nel mondo, superando Italia e Cina, da giovedì 26 marzo, con 82.404 contagiati, ci sono gli Stati Uniti. Negli States in queste ore soprattutto New York e New Orleans ed altri centri stanno affrontando un'ondata di ricoveri e si sta delineando la mancanza di materiale sanitario, di staff e di letti. Con gli ospedali a corto di ventilatori e maschere protettive e ostacolati da una limitata capacità di test diagnostici, il bilancio delle vittime con coronavirus è salito oltre 1.200 persone. “Qualsiasi scenario realistico sovrasterà le capacità del sistema sanitario – ha dichiarato il governatore di New York Andrew Cuomo durante una conferenza dove ha descritto che il deficit di ventilatori (le macchine che supportano la respirazione delle persone in caso non riescano a respirare autonomamente) come “astronomico”. “Non è che sono custoditi in un magazzino – ha aggiunto Cuomo – non ci sono nuovi stock disponibili”.

Per questo un ospedale della città di New York, il New York-Presbyterian/Columbia University Medical Center di Manhattan, ha iniziato a sperimentare l'utilizzo di un ventilatore per due pazienti. Mentre New York è stato l'epicentro del coronavirus negli Stati Uniti questa settimana, la prossima grande ondata di infezioni è attesa in Lousiana, dove le domande per i ventilatori sono già raddoppiate. A New Orleans, la città più grande dello stato, si pensa che la festa del Martedì Grasso alla fine dello scorso mese abbia alimentato l'epidemia.

Il governatore della Lousiana, John Bel Edwards ha detto che New Orleans potrebbe non aver più ventilatori entro il 2 aprile e che potenzialmente potrebbe terminare i posti letto in ospedale dal 7 aprile “se non abbassiamo la curva dell'infezione presto”. “Non sono congetture, non si tratta di teorie inconsistenti – ha affermato Edwards in conferenza – Questo è quello che sta per succedere”. Circa l'80% dei pazienti delle terapie intensive ora stanno respirando tramite respiratori rispetto alla normale percentuale del 30-40%, ha rivelato Warner Thomas, capo del sistema sanitario Ochsner, il gruppo ospedaliero dello stato. La scarsità di mascherine, guanti, camici e visori per dottori e infermieri - e i racconti del personale sanitario che afferma di utilizzare la stessa mascherina per giorni, facendone alcune a mano o addirittura utilizzando i sacchetti della spazzatura per coprirsi -è emerso come un problema nazionale. “Le nostre infermiere in tutto il paese non hanno i dispositivi di protezione individuale che sono necessari per prendersi cura dei pazienti con coronavirus o qualsiasi altro paziente”, ha dichiarato al canale MSNBC, Bonnie Castillo, capo del più grande sindacato nazionale di infermieri.

Nel vicino Brasile, nonostante le notizie che arrivano dagli Stati Uniti il presidente Jair Bolsonaro invece continua a parlare di semplice “influenza”. Bolsonaro si è dichiarato contrario alle restrizioni varate dai governatori di vari Stati del paese per controllare l'epidemia di coronavirus, sostenendo che si tratta di un “isterismo” e di una politica della “terra bruciata” alimentata anche dai media, e che è necessario “tornare alla normalità”, in un discorso trasmesso martedì sera a reti unificate. “Il virus è arrivato, lo stiamo affrontando e fra poco passerà”.

Passando alla situazione nell'antico continente, qui è la situazione spagnola a preoccupare dove il numero di contagiati ha toccato quota 56.188, mentre i deceduti sono 655. Il governo spagnolo ha difeso la sua risposta alla pandemia da coronavirus dato che il numero dei morti nel paese è sceso lievemente per la prima volta nella settimana, insistendo nell'affermare che tutte le sue azioni sono sempre state strettamente indirizzate dai consigli scientifici. Il ministro degli esteri spagnolo, Arancha González Laya, ha riconosciuto che alcune cose avrebbero potuto essere fatte in modo diverso ma ha detto che l'emergenza nazionale e il lockdown imposto il 14 marzo scorso hanno già iniziato a mostrare i primi risultati. “E' una crisi senza precedenti per gravità e dimensioni – ha affermato al The Guardian – Abbiamo visto altre pandemie nel passato, come l'Ebola, ad esempio, ma si trattava di un'epidemia molto più localizzata. Abbiamo visto la Sars ma l'impatto a livello globale fu molto più basso, e l'Ebola era concentrata in paesi che avevano un sistema sanitario debole”. “Ora parliamo di una pandemia che sta colpendo duro i paesi più preparati nel mondo”. González Laya ha detto che i governi di tutto il mondo stanno affrontando il problema della crisi dei loro sistemi, ma la Spagna ha sempre basato la sua risposta “non sul panico, non sui sentimenti, ma sulla scienza”.
Alla domanda se non sia stato un enorme errore lasciare che migliaia di persone abbiano partecipato alla marcia per la giornata internazionale delle donne dell'8 marzo, il ministro ha detto che la situazione è diventata chiara solo il giorno successivo. “ Era il 9 marzo, il giorno dopo, quando gli scienziati ci hanno avvisato che la situazione stava peggiorando e che ci dovevamo muovere in un altro livello di allerta, cosa che abbiamo fatto”. Gonzàlez Laya ha anche sottolineato che i vari paesi europei hanno optato per risposte molto diverse alla crisi. “Il giorno in cui abbiamo dichiarato lo stato d'allarme, avevamo 120 morti e ci sono ancora oggi paesi attorno a noi che non lo hanno ancora fatto”. “ Inghilterra, Olanda e Svezia hanno deciso di prendere misure che sono molto diverse da quelle spagnole. Hanno deciso di favorire la teoria dell'immunità di gregge”.


L'Italia resta ancora il paese più colpito con oltr 8 mila morti. Ma il numero di contagiati è sceso leggermente per 4 giorni di seguito prima di giovedì 26 marzo, quando il dato è di nuovo aumentato.

“Sul fronte della lotta al virus, in Europa i segnali sono incoraggianti”, ha dichiarato, però, il direttore europeo dell'Oms Hans Kluge. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ritiene indfatti che in Europa ci siano dei “segnali incoraggianti” sul fronte della lotta al coronavirus. “Anche se la situazione rimane molto seria, stiamo iniziando a notare dei segnali incoraggianti”, ha dichiarato Hans Kluge, il direttore della sezione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel corso di una conferenza stampa trasmessa online da Copenaghen. “In Italia, il Paese europeo in cui si è verificata la quantità maggiore di contagi, il numero dei casi si è leggermente ridotto, anche se è troppo presto per dire che la pandemia ha raggiunto il suo apice”, ha aggiunto Kluge.

Intanto in altri paesi si affrontano anche i problemi legati alle seconde ondate del virus. Ad Hong Kong e in Giappone ad esempio ci sono timori di nuove ondate e il governatore di Tokyo, Yuriko Koike, ha chiesto ai cittadini di restar a casa ad ogni costo e di evitare una nuova esplosione di infezioni. Anche in Cina, che è stata colpita per prima dal virus e ora sembra sulla via della ripresa, ha annunciato che da questo weekend chiuderà i confini nazionali e una stretta negli aeroporti ai voli internazionali che potranno far rotta in Cina una volta a settimana.

Anche la Russia ha annunciato giovedì 26 marzo la chiusura di tutti i ristoranti, bar, parchi e negozi di beni non essenziali, dopo che il dato dei contagi è salito a 840 persone e tre persone sono morte secondo i dati ufficiali. Putin ha cancellato il voto costituzionale che gli avrebbe permesso di rimanere al Cremlino fino al 2036. Ed ha chiesto a tutti i cittadini di restare in casa anche in occasione della festa nazionale che cadrà la prossima settimana. Il governo russo ha anche chiuso il traffico aereo internazionale e permesso solo i voli per rimpatriare i cittadini Russi, ed ha ordinato ai militari di costruire 16 centri medici specializzati per il coronavirus.

Red/cb
(Fonte: Reuters, The Guardian, SkyTg24)