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Coronavirus, obbligo del tampone per chi rientra dall'estero

Il Governo e le Regioni stanno attuando varie strategie per limitare l'espandersi dei nuovi focolai. Ma la soluzione non sembra semplice

Mentre si va verso la chiusura delle discoteche, e si paventa la possibilità di nuovi lockdown locali, nell'ultima settimana di monitoraggio sono stati riportati 925 focolai di Covid, di cui 225totalmente nuovi. Anche nell’attesa del finesettimana di ferragosto, il Governo e le Regioni stanno tentando di districarsi in questo ginepraio. Ma, per il momento, non sembra esserci una soluzione condivisa.

Arrivi dai Paesi a rischio
Chi entra in Italia da Croazia, Grecia, Malta o Spagna e che è stato lì nell'arco dei 14 giorni antecedenti (non solo per un soggiorno ma anche per un semplice transito), deve fare il test tampone per accertare o meno il contagio da Sars-Cov-2. È quanto contenuto nell'Ordinanza firmata dal ministero della Salute Roberto Speranza per le misure di contenimento del Covid-19. I passeggeri hanno l'obbligo di presentare al vettore (o comunque a chiunque sia deputato a fare i controlli sulle attestazioni), 72 ore prima dell'ingresso in Italia, i risultati di un test (molecolare o antigenico), effettuato attraverso un tampone e che deve risultare negativo.

Nel caso non ce ne fosse la possibilità, invece, scatta l'obbligo di effettuare il test rapido al momento dell'arrivo in aeroporto, nel porto o nell'area di confine.

Ma quello dei test rapidi è una questione che non accanna a risolversi velocemente. Anche perché non sembra semplice costruire un filtro realmente affidabile in questo tipo di controlli, soprattutto perché c'è il problema dell'attendibilità, che al momento per questi tamponi rapidi si aggira intorno al 60-70 per cento. Inoltre si segnalano molti casi di passeggeri che lasciano porti e aeroporti senza essere controllati, e di scali che non sono ancora attrezzati. Ad esempio ad Ancona, dove arrivano la maggior parte dei traghetti dalla Croazia e parte di quelli dalla Grecia, non è stato fatto neanche un tampone: impensabile logisticamente, spiega il presidente dell'autorità portuale Rodolfo Giampieri, eseguire i test senza provocare degli assembramenti. Ai passeggeri in entrata che non abbiano già effettuto un tampone e che non possano ricevere un test rapido all'arrivo in Italia, rimane dunque una sola procedura da seguire: tornare a casa e comunicare all'azienda sanitaria entro 48 ore il rientro in Italia per fare il tampone. In attesa del test è necessario sottoporsi a un isolamento fiduciario.

In tutti questi casi, nel caso in cui insorgano sintomi riconducibili al Covid-19 c'è l'obbligo di segnalarlo alle aziende sanitarie attraverso i numeri telefonici dedicati e di sottoporsi all'isolamento.


I focolai interni
Intanto salgono ancora i contagi per coronavirus e per la prima volta da settimane superano i 500 in 24 ore: sono 523 i nuovi casi registrati in un giorno, secondo i dati del ministero della Salute, mentre mercoledì erano stati 481 ieri. Complessivamente sono 252.235 le persone che hanno contratto il virus. In calo invece il numero delle vittime: 6 in più rispetto a mercoledì che portano il totale a 35.225, mentre mercoledì l'incremento era di 10.Tra le regioni solo la Valle d'Aosta non fa registrare nuovi casi mentre i maggiori incrementi si registrano in Veneto (+84), Lombardia (+74), Liguria (+63) e Sicilia (+42).

Un nuovo lockdown nazionale "è decisamente improbabile". Ma le chiusure locali "possono diventare inevitabili se la situazione sfugge di mano, se il controllo del territorio e degli infetti sfugge di mano". E il rischio esiste. Così il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, sottolineando che "400 casi al giorno non sono tanti né pochi. Dicono che il virus c'è ed è presente in tutto il Paese. Siamo ancora in una situazione governabile. Però è una situazione precaria e il passaggio, il salto quantitativo può essere molto veloce".

Nell'ultima settimana di monitoraggio sono stati riportati 925 focolai di Covid di cui 225 nuovi, entrambi in aumento per la seconda settimana consecutiva. Le Regioni con valore Rt maggiore di 1 sono 9. Lo indica il monitoraggio del Ministero della Salute e dell'Iss. "Il forte impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti si sta dimostrando efficace nel contenere la trasmissione locale del virus, come dimostrato da valori di Rt pari o inferiori a 1 nella maggior parte delle Regioni/PPAA. Si osservano, pertanto, negli ultimi 14 giorni stime medie pari o superiori ad 1 in nove Regioni dove si sono verificati nelle ultime 3 settimane recenti focolai ma senza comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali".

Le ordinanze delle regioni
Le Regioni iniziano ad attrezzarsi - e arrivano le ordinanze dei governatori. Tamponi obbligatori per chi rientra dalle mete individuate da Speranza per i calabresi da oggi fino al 7 settembre. L'ordinanza di Iole Santelli prevede anche "l'obbligo dell'uso delle mascherine o altre protezioni idonee, in tutti i luoghi chiusi e all'aperto accessibili al pubblico, nelle circostanze in cui la distanza interpersonale non possa essere rispettata, fermo restando in ogni caso il divieto di assembramento".

Tamponi obbligatori anche in Sardegna, Liguria, Campania, Piemonte e Veneto dove il governatore Zaia ha annunciato: “Stiamo predisponendo di attivarci nei punti di arrivo come porti e aeroporti con tamponi rapidi”. 

Nel Lazio "da oggi sono attivi tutti i drive-in per eseguire i test su chi rientra dalla Grecia, Croazia, Spagna e Malta. Chi rientra nel Lazio deve fare due cose: comunicarlo al numero verde 800.118.800 o attraverso la app Lazio Doctor Covid e recarsi al drive-in con tessera sanitaria e documento di viaggio. Se va con ricetta del medico velocizza le operazioni di tracciamento. I drive-in sono aperti tutti i giorni dalle 9 alle 18 ad eccezione della domenica (Il drive del San Giovanni è aperto anche la domenica). per ogni informazione contratta il numero verde 800.118.800 o segnala il tuo rientro attraverso l'app 'lazio doctor covid'". Lo comunica l'Unità di Crisi COVID-19 della Regione.

Per chi rientra in Emilia-Romagna da Croazia, Grecia, Malta e Spagna non ci sarà quarantena nel tempo di attesa per il tampone e nemmeno per l'attesa dell'esito. Confermato l'obbligo di informare le autorità sanitarie dell'arrivo da quei Paesi per essere sottoposti al test. Lo chiarisce Raffaele Donini, assessore regionale alla Salute, a proposito dell'ordinanza del ministro della Salute emanata ieri che regolamenta l'ingresso in Italia da parte di chi ha soggiornato in Paesi nei quali sta salendo l'indice dei contagi da Covid-19. "Sul tema relativo ai rientri da Croazia, Grecia, Malta e Spagna, questa mattina abbiamo fatto il punto con il Ministero della salute su alcuni aspetti dell'ordinanza emanata ieri - spiega in una nota Donini - Naturalmente condividiamo l'impianto del provvedimento, che avevamo discusso, e per certi aspetti anticipato, insieme ieri. Abbiamo convenuto con il Ministero che, per quanto ci riguarda, i test che verranno fatti all'arrivo dai Paesi citati nell'ordinanza del ministro sono da considerarsi come una indagine epidemiologica. Per questo, non si prevede l'isolamento fiduciario della persona né per quanto riguarda il periodo di attesa per essere sottoposto a tampone, né per quanto riguarda l'attesa di ricevere l'esito del test. Resta confermato l'obbligo di informare le autorità sanitarie dell'arrivo da quei Paesi, per essere poi sottoposti al test. Faccio ancora un appello all'osservanza di tutte le norme di prevenzione - sottolinea l'assessore - dal distanziamento, all'uso della mascherina, al lavaggio frequente delle mani".

Panic at the disco
Mentre le fonti governative continuano ad avvisare che tenere le discoteche e le sale da ballo aperte è considerato "un serio rischio”, Regioni e Governo non vanno ancora nella stessa direzione.

E, mentre il prefetto di Rimini dichiara che proprio le discoteche saranno le sorvegliate speciali di questo Ferragosto, i governatori iniziano a prendere provvedimenti. Solo la Calabria prende la decisione più drastica, coerente con l’allerta del Comitato tecnico scientifico. Arriva nel primo pomeriggio l’ordinanza di Jole Santelli, che non lascia spazio all’interpretazione: discoteche chiuse fino al 7 settembre. In Puglia, invece, sono state imposte le mascherine nei locali dove non può essere garantito il distanziamento: “Gli utenti di discoteche, sale da ballo e locali assimilati hanno l’obbligo di usare protezioni delle vie respiratorie sempre - ha disposto Michele Emiliano- anche all’aperto, laddove non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza di 2 metri sulla pista da ballo e di 1 metro nelle altre zone dei locali, afferendo il prescritto obbligo all’esclusiva responsabilità personale dei medesimi utenti”. In Toscana, ancora, Enrico Rossi chiede che sia garantito il distanziamento di 2 metri in pista da ballo e l’obbligo di contare gli ingressi. Mentre qualcuno fa per sé, molti governatori ieri hanno resistito alle proposte del governo di introdurre nuove regole, uguali per tutti. Oggi un nuovo incontro, risolto con un nulla di fatto. Un nuovo confronto è atteso oggi, quando mancheranno meno di 24 ore a Ferragosto.

red/gp

(Fonte: Ansa, AdnKronos, La Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, Huffington Post)