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Coronavirus, per la prima volta non si registrano nuovi casi in Cina

Buone notizie dal paese dove si sono registrati i primi casi di coronavirus. Ora il pericolo di nuovi contagi viene da chi rientra in Cina da Europa e Stati Uniti

Per la prima volta da quando è iniziata la pandemia di coronavirus in Cina non sono stati registrati nuovi casi. Un punto di svolta importante nella lotta globale al contenimento del nuovo virus.
Durante una conferenza stampa giovedì 19 marzo, i rappresentanti della Commissione Nazionale della Salute hanno annunciato che si sono registrati solo 34 nuovi casi nelle precedenti 24 ore, tutti importati dall'esterno e 8 nuovi morti, tutti a Hubei, la provincia dove il virus è stato identificato la prima volta. Nessun caso invece è stato registrato nella giornata di mercoledì 18 marzo ad Hubei.

Questo sarà ricordato come un momento fondamentale che segna il successo della lotta allo sradicamento del virus da parte della Cina. Solo un mese fa, in gran parte del paese si dava la notizia di centinaia di nuovi casi ogni giorno, la Cina era diventata una delle aree a maggior rischio di infezione nel mondo.

Nelle settimane successive all'esplosione del virus, il governo aveva emanato misure draconiane e rigide restrizioni di viaggio che avevano colpito centinaia di migliaia di cittadini. In alcune città colpite i residenti non sono stati in grado di lasciare i loro appartamenti per più di un mese, mentre i trasporti tra i maggiori centri cittadini eran stati limitati o fermati. Misure che non trovavano precedenti nella storia del paese e che hanno avuto un prezzo esorbitante sia per i cittadini costretti a prolungare l'isolamento in casa che per l'economia del paese, che ha visto un ripido declino nelle scorse settimane.

Non appena il pericolo è sceso in Cina, l'infezione ha iniziato ad acellerare nei paesi e nei continenti che oggi stanno lottando con la rapida esplosione dei casi. Ad oggi il virus ha infettato più di 218mila persone in tutto il mondo, secondo i dati della Johns Hopkins University. Un numero pari al doppio del totale degli infetti di due settimane fa.

In risposta all'emergenza, paesi democratici come l'Italia, la Francia e le Filippine hanno messo in atto politiche simili a quelle cinesi, chiedendo ai propri cittadini di rimanere a casa e praticando la chiusura dei negozi di beni non essenziali. In risposta alla dimensione globale dell'epidemia sempre più fuori controllo, Pechino ha iniziato ad inviare soccorsi oltremare ai paesi più colpiti dalla pandemia. In questi giorni sono state inviate migliaia di mascherini n Francia e in Italia, che conta quasi tremila morti per il virus.

Allo stesso tempo, il governo cinese ha introdotto misure di quarantena per gli arrivi internazionali agli aerporti per evitare nuovi casi. Nella città semi-autonoma cinese di Hong Kong, dozzine di nuovi casi sono stati confermati nei giorni scorsi tra le persone tornate dall'Europa e dagli Stati Uniti, che hanno così creato una seconda ondata di contagi. Per questo il 19 marzo il governo ha deciso di introdurre un codice rosso per tutti i paesi stranieri, chiedendo che chiunque giunga dall'estero sia messo in quarantena. Tutto ciò accade nel momento in cui il governo cinese sta provando a rimettere in piedi la sua economia. I nuovi dati di lunedì 16 marzo evidenziavano infatti che l'economia del paese orientale ha subito un colpo violento dall'emergenza coronavirus, con le vendite al dettaglio cadute del 20,5% rispetto all'anno precedente (dati del National Bureau of Statistics). Nello stesso momento, anche la produzione industriale è crollata del 13% e gli investimenti patrimoniali sono crollati del 24,5%.

Red/cb
(Fonte: Cnn)