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Coronavirus, scoperta possibile causa dei sintomi gravi

Potrebbe trattarsi di un peptide umano, chiamato bradichina, che, una volta fuori controllo, è responsabile dei sintomi apparentemente sconnessi

Un peptide umano fuori controllo chiamato bradichinina potrebbe essere responsabile di alcuni dei sintomi, talvolta mortali, osservati nelle persone che hanno contratto il coronavirus. La buona notizia è che abbiamo già farmaci per controllare la bradichinina, che vengono già testati come trattamenti per le persone con Covid-19. A dedicare all'argomento un ampio servizio è stata la rivista New Scientist.

La bradichinina normalmente aiuta a regolare la pressione sanguigna e, in alcune persone, il coronavirus sembra spingere la produzione di bradichinina in "overdrive". Questo creerebbe una sorta di "tempesta di bradichinina" nel corpo che potrebbe portare a una serie di sintomi comuni nel Covid-19. Secondo uno studio condotto da Renuka Roche della Eastern Michigan University, questa tempesta potrebbe spiegare molti aspetti del Covid-19 che sembrano sconnessi, come i dolori muscolari, il fatto che le donne a volte abbiano un decorso più lieve degli uomini e che gli afroamericani abbiano maggiori probabilità di sviluppare complicazioni. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Faseb

A luglio, un team guidato da Daniel Jacobson dell'Oak Ridge National Laboratory, nel Tennessee, ha pubblicato uno studio su eLife in cui hanno estratto i dati di espressione genica in campioni di liquido polmonare di nove persone con Covid-19 in Cina e li ha confrontati con campioni di un gruppo di controllo che non aveva la malattia. Ebbene, hanno trovato una sovraespressione di geni responsabili della produzione di bradichinina, insieme a una sottoespressione di geni che producono enzimi per tenere sotto controllo i livelli di bradichinina. Poiché la bradichinina dilata i vasi sanguigni e li rende più permeabili, alti livelli di bradichinina potrebbero portare a perdite di liquidi in un ambiente ricco di vasi sanguigni come i polmoni. Può anche abbattere la barriera emato-encefalica, suggerendo un possibile percorso per alcuni dei misteriosi sintomi neurologici del coronavirus. Josef Penninger dell'Università della British Columbia in Canada afferma che l'ipotesi della bradichinina ha senso dato ciò che sappiamo sul modo in cui il coronavirus agisce nell'organismo. Il virus invade le cellule umane tramite i recettori ACE2, che, secondo Penninger, aiutano anche a tenere sotto controllo i livelli di bradichinina. Ma con il virus che riduce la disponibilità di questi recettori, i livelli di bradichinina potrebbero andare fuori controllo. Il team di Jacobson ha anche scoperto che c'è una sovraespressione dei geni nei polmoni dei pazienti con coronavirus che codificano per una sostanza chiamata acido ialuronico. Quando l'acido ialuronico si mescola con il liquido, come i fluidi che i vasi sanguigni possono riversare nei polmoni, diventa gelatinoso. Questo potrebbe spiegare il sintomo grave più noto del coronavirus e cioè le difficoltà respiratorie. 

Fortunatamente, i farmaci che aiutano a regolare l'acido ialuronico e la bradichinina esistono già prima del Covid-19. Nel 2011, la Food and Drug Administration statunitense ha approvato il farmaco antinfiammatorio icatibant per gli attacchi acuti della malattia genetica ereditaria chiamata angioedema, una condizione che coinvolge proprio tempeste di bradichinina. A luglio, un team guidato da Roger Bruggemann del Radboud University Medical Center nei Paesi Bassi ha condotto un test preliminare con icatibant su nove pazienti con coronavirus olandesi che erano in trattamento con ossigeno per difficoltà respiratorie. Il team ha riscontrato una riduzione della necessità di integrazione di ossigeno in otto di queste persone. I risultati sono stati pubblicata su JAMA Network Open. Sono attualmente in corso studi negli Stati Uniti e in Europa studi per testare un altro farmaco che blocca il segnale della bradichinina chiamato lanadelumab. "Speriamo, una volta completato, che il prossimo passo sarà uno studio multinazionale che coinvolge diverse centinaia di pazienti", afferma Bruggemann

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red/gp

(Fonte. Agi)