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Coronavirus, test rapidi dal medico di base o da pediatra

La nuova misura è contenuta nel “Decreto ristori” ed è stata ritenuta dal governo "urgente" e "necessaria" per superare il problema delle lunghe attese per effettuare il tampone per il coronavirus

Da oggi, mercoledì 28 ottobre, il test rapido per rilevare il coronavirus si potrà fare dal medico di base o dal pediatra. Il governo lo ha deciso ieri, martedì 27 ottobre, inserendo la misura nel “Decreto ristori” e un finanziamento per realizzarla di 30 milioni di euro .

Nel testo del provvedimento si legge che la situazione emergenziale “che si prospetta per il periodo autunno-invernale, caratterizzato da una trasmissibilità sostenuta e diffusa del coronavirus, rendono quanto mai necessario assicurare che la risposta dell’assistenza territoriale sia realizzata in tutte le sue potenzialità, anche attraverso l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta”. Una misura che nel provvedimento viene definita “urgente”, un modo “per allentare la pressione sui Dipartimenti di prevenzione delle ASL e per ridurre i tempi di attesa dei numerosi assistiti che attendono di poter eseguire un tampone in quanto identificati quali “contatti stretti” di casi confermati di coronavirus”. Il costo dei tamponi rapidi effettuati dai medici di famiglia sarà a carico dello Stato e non del paziente. Inizialmente si parlava di un costo di 18 euro per il paziente, ma questa ipotesi è stata poi smentita: il costo sarà assunto dallo Stato.

Qualche problema è sorto nel momento della firma dell'accordo tra i sindacati. L’accordo tra le rappresentanze sindacali e la Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati) sviluppato sulla base dell’Atto di indirizzo della Conferenza Stato-Regioni, infatti, è stato firmato solo dalla Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) – che resta la più rappresentativa – e non dalle altre sigle. Snami, Intesa sindacale e Smi (Sindacato medico italiano) contestano la “mancata garanzia della sicurezza di cittadini e operatori” e l’obbligatorietà per i medici di eseguire i tamponi. La loro richiesta era di far sì che i medici potessero aderire alla nuova misura su base volontaria.

Il provvedimento, come detto, è uno dei numerosi contenuti nel “Decreto ristori”, composto da 32 articoli che comprende oltre al fondo per i test antigenici dai medici di base anche misure per la didattica a distanza, rimborsi per gli spettacoli dal vivo ai fondi per il sostegno delle associazioni e società sportive dilettantistiche. Previste poi altre 6 settimane di Cassa integrazione covid e il blocco licenziamenti fino al 31 gennaio. Nel decreto è poi previsto anche lo stop ai pignoramenti immobiliari fino a fine anno, la sospensione a novembre dei contributi per i lavoratori delle aziende interessate dal Dpcm e due nuove mensilità di Reddito di emergenza. Confermata l'abolizione del versamento della seconda rata dell'Imu, in scadenza entro il 16 dicembre 2020, ed è prorogato al 30 novembre 2020 il termine per la presentazione del modello 770.


Red/cb
(Fonte: Agi, Il Fatto Quotidiano)