Veduta aerea del campus - fonte: Mit

Coronavirus, una app per tracciare la diffusione del virus. E la privacy?

Il tracciamento dei cittadini tramite app è orientato alla difficile ricerca dell’equilibrio tra la protezione dei dati e le necessità imposte dall’emergenza in corso. Un esempio dagli Usa

Tutti installano una app, chi dovesse risultare positivo al COVID-19 lo segnalerebbe tramite la app e chiunque fosse entrato in contatto con la persona infetta, riceverebbe una notifica sul proprio smartphone. Idea ottima ma con due delicate questioni di fondo: l’adozione da parte degli utenti e il rispetto della privacy. 

Un team di 43 persone, coordinato dal Massachusset Institute of Technology (MIT), che ha coinvolto sviluppatori di Google, Facebook e Uber, ha realizzato una app per tracciare la diffusione di COVID-19 chiamata Private Kit: Safe Paths, disponibile anche in Italia sugli store di Apple e Google

Il tema della privacy è il punto centrale che ha guidato lo sviluppo della app: il white paper pubblicato il 16 marzo 2020 e intitolato Apps going rogue: Maintaining Personal Privacy in an Epidemic descrive come è nata ed è stata sviluppata la app Private Kit: Safe Paths e quali saranno gli scenari futuri. 

Nel documento, i ricercatori rilevano che le modalità adottate in Cina hanno dimostrato l'utilità dell'uso della localizzazione GPS per identificare i contatti tra le persone sane e i pazienti positivi al COVID-19, ma le modalità di estrazione ed elaborazione dei dati degli utenti utilizzate in Cina non sono applicabili in Europa o negli Stati Uniti. 

Come funziona Private Kit: Safe Paths
La app raccoglie i dati di localizzazione degli utenti, mantenendo sullo smartphone un registro con indicazione dell'ora ogni cinque minuti che archivia le informazioni fino a 28 giorni. I dati rimangono sullo smartphone e sono criptati in modo che gli utenti non possano identificarti. Nel caso un utente dovesse risultare positivo al COVID-19, potrà scegliere di condividere i dati di localizzazione con tutti gli utenti e, in un successivo sviluppo, con le autorità sanitarie del proprio paese, facilitando la ricerca delle persone con le quali è venuta in contatto. 

L'efficacia del progetto è legata alla necessità di raggiungere un’ampia diffusione tra gli utenti e alla scelta di condividere la positività al COVID-19 da parte delle persone contagiate.

Un movimento in divenire

Safe Paths non è solamente una app, ma come citato nel form di adesione per volontari è anche un movimento senza scopo di lucro nato per sviluppare strumenti gratuiti e open-source per i funzionari della sanità pubblica, i pazienti infetti e le persone sane allo scopo di appiattire la curva, ridurre la paura e prevenire lo stato di sorveglianza.  

"L'idea è quella di fornire prima di tutto uno strumento per i funzionari della sanità pubblica e poi di consentire la condivisione criptata peer-to-peer della cronologia della posizione del paziente infetto, in modo che ognuno di noi possa vedere se in qualche momento degli ultimi 28 giorni le informazioni sulla posizione che rimangono sul nostro telefono mostrano una corrispondenza temporale: spaziale rilevante con un paziente infetto”.

Privacy in Italia e in Europa

La posizione del Garante della Privacy rispetto al tracciamento dei cittadini tramite app è orientato alla difficile ricerca dell’equilibrio tra la protezione dei dati dei cittadini e le necessità imposte dall’emergenza in corso. 

Antonello Soro, Presidente dell’Autorità garante per i dati personali, nel corso di  una serie di recenti interviste, ha ribadito il pericolo costituito da iniziative "fai-da-te” ispirate al modello cinese o sudcoreano, sottolineando l’importanza di adottare misure straordinarie ma proporzionate e temporanee, in linea con i principi democratici. 

Il Comitato Europeo per la protezione dei dati, in un comunicato stampa del 16 marzo 2020, ha citato la direttiva ePrivacy secondo la quale i dati resi anonimi possono già essere acquisti dalle autorità sanitarie pubbliche, al fine di studiare la concentrazione di dispositivi mobili in determinati luoghi, e che l’art. 15 della stessa direttiva consente agli Stati membri di introdurre misure misure necessarie, opportune e proporzionate all'interno di una società democratica per la salvaguardia della sicurezza nazionale e della sicurezza pubblica. 

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