ph. Unicef

Corridoi umanitari, Italia "modello" europeo. Allarme Unicef contro gli abusi

Mentre il viceministro Mario Giro dichiara a L'Unità che i corridoi umanitari dell'Italia stanno "diventando un modello europeo" (presto saranno adottati anche dalla Francia), un rapporto dell'Unicef fotografa la "rotta dell'inferno" dei migranti abusati e vittime di violenze. Molti sono minori non accompagnati

I corridoi umanitari inaugurati dall'Italia un anno fa, che finora hanno accolto 750 persone distribuite in 70 comuni, stanno diventando "un modello europeo". A breve anche la Francia li metterà in applicazione.
"Si tratta di un modo legale e sicuro che, a mio avviso, andrebbe moltiplicato, così usciamo dalle polemiche" dichiara Mario Giro, viceministro degli esteri con delega alla cooperazione internazionale, in una intervista a L'Unità. "È un bilancio molto positivo, come ha dichiarato in Parlamento il ministro Minniti. Se lo applicassimo ovunque non avremmo sbarchi. Noi operiamo in attesa che il Parlamento europeo approvi lo strumento di investimento esterno che potrà raggiungere i 40 miliardi di euro: questo sarà il vero modo di 'aiutarli a casa loro'....".
Un'intervista che viene pubblicata proprio mentre l'Unicef lancia l'allarme. Col rapporto "Un viaggio mortale per i bambini", pubblicato oggi, l'organizzazione umanitaria è decisa a sensibilizzare sulla situazione dei minori non accompagnati che dall'Africa arrivano in Europa lungo la rotta del Mediterraneo centrale: abusati, vittime di violenze di ogni genere, sono la categoria più a rischio. Per questo la coordinatrice speciale per la crisi dei migranti e profughi in Europa, Afshan Khan, che a Bruxelles ha incontrato un gruppo ristretto di giornalisti, chiede "misure stringenti per proteggere i bambini migranti e un sistema di passaggi sicuri".
In particolare l'Unicef mette in guardia sulle condizioni nei centri di detenzione in Libia, 34 in tutto quelli identificati, 24 gestiti dal governo e 10 dalle milizie.
L'organizzazione spiega di avere accesso a meno della metà dei centri che dipendono dal Dipartimento di governo per la lotta alla migrazione illegale: in questi luoghi dove la violenza è all'ordine del giorno mancano cibo, abiti, coperte. E i migranti, compresi i minori, sono trattenuti a gruppi di 20 in celle di due metri quadri.
Ben peggiore è invece la situazione nei campi gestiti dalle milizie. A questi Unicef non ha accesso ma sulla base di relazioni di altre agenzie o missioni dell'Onu vengono definiti "buchi infernali", spesso luoghi di lavoro forzato, dove la tortura è una pratica comune.
Nella relazione si ricorda che dei 181.436 migranti e profughi arrivati in Italia nel 2016, 28.223 - ovvero il 16% circa - sono minori e 9 su 10 di questi sono arrivati sulle coste italiane non accompagnati. Inoltre, dei 4.579 migranti che nel 2016 si stima siano morti durante la traversata del Mediterraneo, si ritiene che 700 fossero minori.
E dei 256 mila migranti individuati dall'Unhcr in Libia a settembre 2016 (ma le stime dell'Oim moltiplicano il numero sia tre volte tanto) 28.031 sono donne (11%) e 23.102 (9%) minori; un terzo di questi si ritiene non siano accompagnati.

red/gt